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Piazza Montanara ; storia ed aneddoti

Piazza Montanara: ricordi ed aneddoti

Nell’ambito delle demolizioni per la realizzazione della Via del Mare  , un discorso a se lo meritano quelle effettuate in Piazza Montanara, particolarmente invasive e destrutturanti. 

La Piazza era un luogo storico di forte connotazione sociale e religiosa; un incrocio di bassa manovalanza ma anche di artisti internazionali che , nel visitare la città non potevano esimersi dal fare tappa qui, al pari di quello che oggi sarebbe Piazza Navona o Campo de fiori.

Piazza Montanara prossima alle demolizioni ( Si possono leggere cartelli che annunciano spostamenti di attività in loco) , In fondo a destra la fontana del Della Porta
Contestualmente a piazza Montanara verra’ demolito anche tutto quanto in Campidoglio, facendo sparire vie come Bufala, Marforio e la stessa Via della Consolazione diverrà vico Jugario, ma merita un post a parte questo argomento

…A Roma c’era una piccola piazza molto pittoresca, di cui non rimane ormai nessuna traccia: Piazza Montanara, piena di storie ed aneddoti . Si trovava a ridosso delle strutture del teatro Marcello, tra le attuali via Montanara e vicolo del teatro Marcello, si estendeva fin la chiesa di San Nicola in carcere , separata solo da un piccolo isolato, collegata da una fitta rete di viuzze all’attuale piazza della bocca della verità.

Scene di vita attorno la fontana a Piazza Montanara da una xilografia di A.Closs
Le demolizioni in corso nella piazza. anni 30

La piazza

Era una piazzetta pittoresca, di quelle amate ed un po osteggiate da Goethe e Stendhal, vi transitava gente dalle campagne dell’agro romano; Fattori, i Capoccia, i Bifolchi, i Massari, i Caporali…tutta la gerarchia insomma dei mondi bucolici alle porte di Roma.  

La roma popolana, la vita di piazza, tutto traspare dettagliatamente in questa incisione del Vasi

Una variopinta umanità fatta di donne vestite con il busto, il grembiule rosso e la camicetta a righe, e di uomini dagli abiti goffi ,ma immancabilmente con cappello. Non mancava a questa raffigurazione pittoresca i guitti, i braccianti in cerca di lavoro stagionale che spesso si accampavano nottetempo negli anfratti per essere in loco al mattino presto, pronti ad essere ingaggiati, cantando pala e piccone in spalla.

Guitti e manovalanza in attesa del caporale che li convochi per lavori estemporanei addossati alla fontana 1899

La voce popolare romana, con quel senso di superiorità che l’ha sempre contraddistinta verso il mondo intero, li definiva “burini” senza perifrasi. Si credeva anche che il termine Montanara fosse affibbiato alla piazza proprio a causa della sua popolazione scesa da monti in cerca di fortuna in città.

In realtà Montanara è il nome della famiglia quattrocentesca che per prima cominciò le edificazioni in loco, ceppo poi estinto o migrato altrove in città e fuori da essa.

Piazza Montanara tardo ottocento

Col brulicare di simile frequentazione, non potevano mancare fiorenti e piccoli commerci in piazza: drogheria, merceria, vendita di stoffe e cappelli, ferramenta e spaccio alcolico, suddivisi tra gli archi del teatro Marcello e le botteghe dei palazzi adiacenti.

Esercitavano invece in strada i cerusici, i cavadenti e gli scrivani. Famoso su tutti il “barbiere della meluccia”, così chiamato perché usava mettere una mela in bocca ai clienti ( sempre la stessa….) , per tendere le guance durante la rasatura, l’ultimo cliente aveva diritto a mangiarsela….( chissà mai se la lavasse tra un cliente e l’altro).

Botteghe al Teatro Marcello, scene di piazza tra bottegai e rotaie di un tram che fu
Piazza Montanara, un concentrato di Roma per arti e mestieri ivi presenti.
Francobollo dedicato al Belli in occasione del suo bicentenario 1991
Piazza Montanara ed il dedalo di vicoli riportati sin nelle più antiche mappe

Al Poeta Gioacchino Belli va il merito di averci lasciato ricordi nitidi ed indelebili della vita in piazza e di sue figure archetipali, come lo scrivano che esercitava in piazza,  chiamando e declamando le sue capacità e velocità di scrittura, ma anche e sopratutto, al riguardo della “Santaccia”, una prostituta famosa quanto famigerata, ma meritano un capitolo a parte che svisceriamo volentieri più avanti. La piazza sorgeva nei pressi del foro Olitorio  e proprio a questa eredità topografica Piazza Montanara, fin dal Medio Evo, dovette la sua vocazione commerciale e di luogo di scambi per la classi popolari.

Come appare oggi la Piazza dal cortile di via Montanara sede di un Museo Capitolino

Infatti, se Piazza Navona poteva essere considerata il salotto buono di Roma, Piazza Montanara al contrario era la piazza per eccellenza della Roma plebea. Era sede di botteghe, ricavate fin dentro gli archi del Teatro Di Marcello, che offrivano merci povere come stracci, scarpe usate, funi e cordami, reti e sacchi di tela, piccoli utensili agricoli e quant’altro potesse servire ai commerci e alle attività dei popolani

Piazza Montanara fine 800, la cantina Giovanni Ralli

Le demolizioni del ventennio

Demolizioni in piazza viste dal teatro Marcello, a sinistra il colle capitolino e le case addossate alla rupe tarpea
I lavori in corso d’opera nella medesima zona qualche anno dopo; della piazza e le case addossate al colle non vi è più traccia..in fondo si vede il palazzo con angolo curvo che era in via della Bufala anch’essa scomparsa per la liberazione del Campidoglio
Lavori al teatro Marcello fotografati dalla collina del campidoglio gia sgombrata dalle case alla Rupe Tarpea

Questo piccolo mondo antico, sopravvissuto a Papi e Savoia fino il secolo scorso, fu completamente distrutto tra il 1926 ed il 1934, per le demolizioni di quella che fu chiamata “la via del Mare” ( oggi via del Teatro Marcello). Un riordino di assetto viario che coinvolse l’intero colle capitolino, la rupe Tarpea e le case ad essa addossate nella antica via Tor de Specchi. Tutta la zona inclusa quella del Foro Boario ,subì modifiche tanto radicali che a tutt’oggi è difficilissimo ridisegnarne i contorni di un tempo. Ve ne mostriamo una manciata di immagini durante le demolizioni che, meglio di altre, ne descrivono il rammarico per le suggestioni perdute; in questa piazza si arrivava da ponte Fabricio e risalendo per via della Consolazione, tagliando i Fori, si procedeva attraverso il borgo Alessandrino (demolito anch’esso per la costruzione di viale dell’Impero) ,su per Monti, verso l’Esquilino.        Rotte pedonali e non,  perdute per sempre, una continuità che ha cambiato i flussi turistici e cittadini da allora e per sempre.

L’area sacra del Teatro Marcello come oggi ci appare.

Se non altro gli scavi servirono a riportare alla luce e ricollocare resti di templi coperti dalle piene tiberine; Sul podio del tempio poggiano oggi le tre magnifiche colonne corinzie , rialzate dopo lo scavo, alte complessivamente poco più di 14 metri, con scanalature più grandi e più piccole alternate e sormontate dall’architrave con un fregio ad intreccio di rami d’ulivo e bucrani . Il frontone era decorato con una scena di “Amazzonomachia” (“lotta dei Greci e delle Amazzoni”) con statue di marmo pario, forse provenienti da un tempio greco di Eretria, databili al V secolo a.C.: nove di queste statue, tra le quali compaiono “Atena”, “Ercole”, “Teseo” ed “Amazzoni a cavallo”, sono conservate nella sede della Centrale Montemartini su via Ostiense.

La splendida palazzina del seicento ritratta in molte delle rare foto di Piazza Montanara
La splendida palazzina del seicento ritratta in molte delle rare foto di Piazza Montanara

 

 

Demolizioni che avanzano nella ex piazza Montanara, a sinistra il teatro Marcello
Le demolizioni in piazza viste dal colle capitolino
Dopo le demolizioni si procede alla costruzione del viale, unica magra consolazione e contributo delle medesime, fu il ritrovamento e ricollocamento delle colonne del tempio di Bellona e Apollo Sosiano
L’odierna via del Teatro Marcello prende forma tra le demolizioni a san Nicola in carcere e la futura via Petroselli
Via Tor de Specchi non esiste più, ma di queste demolizioni e quelle al foro Boario e liberazione del Campidoglio parleremo in altro post
Siamo tra l’attuale museo della memoria ed il Teatro, in fondo Piazza Montanara si schiude oltre il palazzetto del 600, una Roma che poteva rimanere sacrificata in nome di Sua Maestà il Piccone
Foro Boario prima delle demolizioni per via Petroselli, sin noti la torretta del 900 accanto òla casa di Cola di Rienzo, demolita per l’edificazione dell’anagrafe

La fontana itinerante

Di tutta questa piazza , sopravvive oggi solo la Fontana opera del Della Porta, smontata durante le demolizioni e posta nel Giardino degli Aranci (1932) e dopo un anno nei magazzini del museo di Roma, ricollocata dove oggi fa bella mostra di se, in Piazzetta di San Simeone ai Corononari (1975).

Perfettamente contestualizzata nella piazza, la fontana racconta solo ai turisti più smaliziati ed ai Romani che si permettono il lusso di volerne sapere di più, sulla millenaria città che hanno la fortuna di calpestare, tante storie da raccontare e tramandare.
La fontana al Giardino degli Aranci, luogo di per se colmo di visioni suggestive, era decisamente sottostimata e defilata sulla sinistra, fu una sana decisione quella di trapiantarla nuovamente in un luogo a lei più consono
Una delle ultime immagini della fontana in una piazza che fino alla fine ha visto pochissime auto, ma che lo sferragliare di tram tra gli angusti vicoli, non aveva inficiato la sua propensione popolare e frenetica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia di questa fontana migrante,  che per mezzo secolo si è sposata assieme ad altri reperti itineranti, loro stessi frutto di demolizioni o riassetti urbani; la fontana del Della Porta, concepita nel 1490 per piazza montanara da Innocenzo VIII, rimase in piazza Montanara, con vari abbellimenti e modifiche, fino alla sua “deportazione”, avvenuta appunto nelle sopracitate demolizioni.

Essa  andò ad abbellire il già affascinante parco degli Aranci, a piazza pietro d’Illiria in buona compagnia ad  altre “migrazioni storiche”, quali : il Mascherone dello stesso Della Porta, concepito come fregio di abbellimento in Campo Vaccino; ornava il vascone Romano in granito, che fa oggi bella mostra di se accanto i Dioscuri in piazza Monte Cavallo al Quirinale. Dopo anni di oblio nei scantinati dei musei capitolini torno alla luce in cima al Porto Leonino in piazza della rovere, dispensando acqua Lancisiana fin gli anni 30 circa, poi , dopo ulteriori anni al buio dei magazzini,  venne ricollocata all’Aventino assieme un Vasca Romana, probabilmente proveniente dalla rotonda del pantheon.

A chiudere la compilation di reperti migranti in zona, accanto ad essa venne ricollocato  il portale di Villa Balestra, smontato negli stessi anni per una lottizzazione edilizia massiva ai Parioli.

Il fregio del Dell Porta nella sua originale collocazione ai lati delle rampe del Porto Leonino ante muraglioni, da cui fu spostato poco sulla destra per la costruzione del ponte del Soldino o dei Fiorentini

Il capitolo dei fregi, fontane e statue migranti è altrettanto vasto e troverà maggior spazio e foto in post  dedicato alle tante cose che in Roma sono state spostate una o più volte dalla loro collocazione originaria…ma non manchiamo di argomentare quelli citati con foto rare dai nostri archivi.

Piazza Pietro D’Illiria inverno 1956 con la Neve, tutti i fregi itineranti qui apposti, fanno bella mostra di se nelle mura del Giardino degli Aranci
Il portale di Villa Balestra nel luogo originale in rare foto d’epoca
Il portale di Villa Balestra nel luogo originale in rare foto d’epoca

 

 

 

 

 

 

 

 La Santaccia

Vogliamo vederla così come doveva apparire in paese, prima di scegliere “la vita” in piazza Montanara

Santaccia, mitica figura di prostituta popolare, personaggio reale di cui il popolino romano conservava ancora memoria ai tempi del Belli, doveva essere, appunto, una di queste ex-giovani immigrate dal circondario (era di Corneto, come si chiamò fino al secolo scorso Tarquinia) che non avevano mai fatto fortuna.

Condannata, o perché poco bella o troppo rustica, a frequentare piazza Montanara, la piazza più colorita e animata di Roma, tra le pendici del Campidoglio e i resti del Teatro Marcello, Santaccia era – scrive il Vigolo – “un’infima Taide, che esercitava il suo commercio en plein air, sulla piazza presso il teatro di Marcello”. Ma era diventata così abile con i suoi clienti che il Belli la definisce una che sa “dare il resto”, cioè sa trattare, sa dire il fatto suo a chiunque.
Altro che piazza, era un vero théatre de vie, piazza Montanara, così chiamata per una nobile famiglia Montanari. Ogni mattina si trasformava in un brulicante e maleodorante ritrovo di braccianti agricoli, giardinieri, operai a giornata, servette contadine, venditori ambulanti, cavalli, ortaggi, carri di merci, carretti a mano, legumi secchi, formaggi, balle di fieno, letame, scrivani, artigiani, curiosi, preti, nullafacenti, giocatori di “tre carte”, truffatori, e bellimbusti rugantini “in cerca di rogna”. Le guardie dei Capo-rioni dovevano starsene ben lontane, se tenevano al quieto vivere.

Ma in piazza Montanara, con i poveri prestatori “d’opera”, come li chiama il fotografo e pittore E. Roesler Franz, la povera anche se esperta Santaccia non poteva certo sperare di arricchirsi. Aveva perciò inventato un singolare e perfino acrobatico metodo industriale, una letterale “catena di montaggio” ,passateci il doppio senso , per poter fornire a quattro clienti assieme, ad un prezzo pro-capite molto basso, quelle prestazioni che se concesse ad un cliente solo per volta sarebbero state troppo care e quindi fuori mercato.

Carll Bloch , Osteria Romana 1860

Vista la povertà dei suoi frequentatori, piazza Montanara era dunque un mercato economicissimo, frequentato anche dai romani degli altri rioni che qui convenivano per risparmiare. Tra le tante osterie, per esempio, la locanda “der Bujaccaro” offriva per un baiocco un minestrone fumante che rinvigoriva. E un baiocco appena vi sarebbe costata anche la Santaccia, se vi foste adattati a condividerla per dividere le spese con altri tre rozzi sconosciuti, sicuramente non olezzanti di menta e rosmarino, dietro un muro, una colonna romana, o nella penombra aleatoria d’un sottoscala o cortile. Si può affermare sia l’antesignana del sex sharing, come oggi verrebbe chiamata la cosa per edulcorarla da termini ben più grevi usati all’epoca come G.G Belli la descrive minuziosamente in questo sonetto…

SANTACCIA DE PIAZZA MONTANARA

“Santaccia era una dama de Corneto
da toccà ppe rrispetto co li guanti;
e ppiú cche ffussi de castagno o abbeto,
lei sapeva dà rresto a ttutti cuanti.
Pijjava li bburini ppiú screpanti
a cquattr’a cquattro cor un zu’ segreto:
lei stava in piede; e cquelli, uno davanti
fasceva er fatto suo, uno dereto.
Tratanto lei, pe ccontentà er villano,
a ccorno pístola e a ccorno vangelo
ne sbrigava antri dua, uno pe mmano.
E ppe ffà a ttutti poi commido er prezzo,
dava e ssoffietto, e mmanichino, e ppelo
uno pell’antro a un bajocchetto er pezzo. “
12 dicembre 1832

Vi aiutiamo qualora serva, ad una più aulica versione:

Santaccia di piazza Montanara. Santaccia era una donna di Corneto [ora Taquinia, ma anche nel doppio senso popolaresco di paese di chi “mette le corna” e di prostitute] da trattare per rispetto con i guanti, e più ancora che fosse di castagno o abete [legni molto resistenti] sapeva trattare chiunque. Prendeva i villani più spacconi a quattro a quattro, con un suo segreto: lei stava in piedi, e quelli, uno davanti faceva il fatto suo, uno dietro. Nel frattempo, per accontentare il villano, a cornu epistulae e a cornu evangeli [il lato dell’Epistola e il lato del Vangelo, i due lati dell’altare della Messa dove legge il sacerdote officiante: come dire destra e sinistra] ne sbrigava altri due, uno per mano. E per fare a tutti un prezzo basso dava didietro, mani e pelo, uno per l’altro, a un baiocchetto al pezzo.

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2 Comments

  1. maria antonietta

    A Piazza Montanara e” vissuto e morto San Gaspare del Bufalo e tutto parla di lui .Nella Chiesa di San Nicola in Carcere, istitui”la congregazione del Preziosissimo sangue di Cristo.Visse al teatro Marcello , in una stanzetta all”ultimo piano.Palazzo Savelli Orsini,San Gaspare del Bufalo, fu il piu grande santo, instancabile, e nego” a Napoleone il giuramento infame. Lui lo fece rinchiudere a Piacenza, che lui ribattezzo dispiacenza.La storia e” molto lunga e laboriosa, ma a Roma pochi ne conosciamo l”esistenza, un vero peccato-Comunque grazie per l”articolo, e” bellissimo.Grazie.

  2. LUCIANO SALVATORI

    NONNO ERA DEL VELABRO , E NE PARLAVA SEMPRE COME LUOGO DE ROMANI VERI, ME RICOEDO DI UN SCOGLI LINGUA CHE DICEVA AD UN ABITANTE DI PANICO , NON MOLTO ELEGANTE MA CHIARAMENTE INCONTRASTO ALL’APPARTENENZA DEL SIDDETTO AL QUARTIERE SUO. ; PE PANICO E PE MONTE GIORDANO , SE PISCENO IN BOCCA E SE CACHENO IN MANO.. E’ LETTERALE SCUSATE IL DETTO MA COSI’ RECITAVA ER SONETTO..!!

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