La Retorica Urbanistica

Il piccone demolitore per la realizzazione della via del mare, non si fermo a via tor de Specchi, ma coinvolse sul tracciato numerose opere cosiddette “minori”.

demolizioni tor de specchi

Un raro documento ritrae le case alla Consolazione scampate per poco tempo alle demolizioni, verranno estirpate anche esse per la liberazione del campidoglio

Per comprendere meglio come allora venivano vissute queste “opere di regime” e come venivano enfatizzate, riportiamo (scritto in blu)…uno stralcio di un articolo del 1930 di Arturo Bianchi sulla erigenda Via del Mare.

Leggerlo vi farà capire come il regime usasse le icone dell’Impero, per abusare del termine “Romano”, come accezione patriottica . Chi venendo da  fuori aveva fatto la marcia su Roma, in realtà la odiava, descrivendola come città pigra e sonnolenta, inadeguata ad essere la capitale e dove la storia era un impedimento al progresso .

La nuova Roma ipotizzata dal duce nella sua retorica antistorica ed antiurbanistica, in nome di tali principi , si spazzavano via intere ere di arti ed architettura. Questo per lasciare un vuoto simbolico tra i fasti del passato e del presente. Tutto per esaltare questi ultimi e giustificare il massacro di testimonianze medievali e rinascimentali, oltre che autentiche deportazioni di popolazione nata e vissuta in centro, in polverose periferie nel nulla, assieme baraccati e rejetti, occultati ad arte dalla borghesia del centro, o per meglio dire ,di quel che fortunosamente ne rimase …

Resti preromani di civiltà arcaiche alla Consolazione

L’articolo del 1930

“…Anche qui si trattava di dare alla zona Ostiense ed alla autostrada che conduce al lido di Roma un adeguato allacciamento col centro cittadino. la linea di penetrazione più logica era quella costituita dalla Via Marmorata, Lungotevere Aventino, via Bocca dell Verità,via tor de Specchi. Effettivamente tale linea già esisteva, ma in quali condizioni! E’ ancora di ieri il ricordo di una Via tor de Specchi angusta e soffocata da enormi casoni, stretta tanto che in taluni punti era impossibile a due veicoli incrociarsi.

..E la stessa via Marmorata, pur sorgendo ai margini di un quartiere moderno, era in stato di assoluto abbandono, con siepi campestri, muri cadenti e capanne annidatesi tra i canneti presso il viale Aventino. LA sistemazione delle suddette zone ebbe inizio nel 1927 con l’abbattimento delle casupole addossate al Teatro Marcello; nel 1928 caddero le prime case a via Tor de Specchi; nel 1929 le demolizioni continuarono alacremente in tale strada. Nel 1930 la Piazza dell Bocca della Verità venne liberata dalle casupole fatiscenti che la soffocavano; nel 1931 via Tor de Specchi fu completamente e definitivamente sistemata e nell’anno X (1932…) anche le case di Piazza Montanara venero rase al suolo, completando l’isolamento della basilica di S. Nicola in Carcere e la sistemazione del Teatro di Marcello. Quest’ultimo negli ultimi due anni era stato sottoposto ad un minuzioso e laboriosissimo lavoro di restauro.  

Inoltre veniva allargata a 28 metri la larghezza di Via Marmorata liberandola da ogni bruttura e sistemandola con pavimentazione permanente. Un ultimo diaframma deve essere ancora tolto per il completamento dell’opera: un tratto di via della Bocca della Verità che, secondo il piano regolatore dovrà essere allargata a mt. 30, ricostruendovi al posto delle misere case che oggi si estendono fino a via di S.Giovanni Decollato, degli edifici rispondenti alle rinnovate esigenze della località. L’opera da compiere è pressoché trascurabile rispetto l’opera compiuta ed è quindi prevedibile che tra breve volger di tempo la superba “Via del Mare” tra il Foro Italico e Porta S.Paolo sarà un fatto compiuto…

E già gran parte dei Monumenti della Roma Imperiale si ergono liberati dalle immonde casupole che li soffocavano, già le grandi vie dei Monti, del Mare, determinano le zone di espansione della Città e se ancora notevole è la fatica per realizzare tale concezione, attraverso il presente la Roma del futuri già si profila inequivocabilmente in un quadro di insuperata bellezza.Anche le demolizioni compiute per la sistemazione della Via del Mare, raggiungono una entità notevolissima e la popolazione che viveva ammassata in locali fatiscenti ed antigienici, è stata portata nei nuovi quartieri (leggi Borgate….) che, per iniziativa del Governatorato e dell’Istituto Case Popolari, sono sorti nella periferia (nel nulla assoluto n.d.r.). Quartieri pieni di sole e di aria (solo di quelli..) dove la vita si svolge più serena e dove si afferma il valore spirituale della casa, non come luogo di ricovero ma come nido di pace e serenità…

Non opera di distruzione quindi ma di ben inteso rinnovamento edilizio che si affianca al piano regolatore (ed agli interessi dei palazzinari d’allora..n.d.r.) per la trasformazione della città nostra come il duce ha voluto. ….. Tale opera sintetizza mirbilmente quella superba concezione della Roma Fascista che S.E. il capo del governo ebbe a sintetizzare in campidoglio il 31 Dicembre del 1925: << I Monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella doverosa solitudine, quindi la terza Roma si dilaterà sopra altri colli, lungo le rive del fiume sacro sino le rive del Tirreno>><<Tra cinquant’ anni”, ordina il capo del fascismo, “Roma dovrà apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo. Vasta, ordinata, potente come fu ai tempi del primo impero d’ Augusto. Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora la intralcia. Farete dei varchi intorno al teatro di Marcello, al Campidoglio, al Pantheon; tutto ciò che vi crebbe intorno nei secoli della decadenza deve scomparire. Entro cinque anni, da Piazza Colonna per un grande varco deve essere visibile la mole del Pantheon. I monumenti millenari della nostra civiltà devono giganteggiare nella necessaria solitudine>>”.

Demolizioni al Teatro Marcello in quella che fu Piazza Montanara

Considerazioni sull’articolo

…Beh che dire, lasciamo a voi sarcasmi e giudizi, ma questo era “l’intortamento” con il quale si giustificarono tutte le demolizioni del ventennio ed ognuna aveva una sua motivazioni ed enfasi peculiare…ma questa e quella della liberazione dei Fori, mutarono per sempre un percorso cittadino, goduto da Stendhal, Goethe e tant’altri, compresi i comuni Romani, che erano usi attraversare Trastevere al Ponte Palatino e attraversando il Foro Boario giungere attraverso la Consolazione all’Alesandrino e di qui salire a Monti in una continuità pittoresca di Romanità e polvere dei secoli. Casupole che erano in realtà pezzi di Medioevo e Rinascimento in un mix di salite e discese dove si aprivano ampie piazze…Se le riuscissimo oggi ,ad immaginarle restaurate al pari dei medesimi edifici che troviamo nei rioni per fortuna sopravvissuti, potremmo regalare a turisti e romani una passeggiata ineguagliabile…sopravvissuta a Barbari e Barberini, ma non al “piccone risanatore di Mussolini…

I ritrovamenti a Tor de Specchi

Ritrovamenti significativi durante le demolizioni a tor de Specchi

Come detto in precedenza  c’era in progetto una galleria sotto il Campidoglio che sarebbe partita sotto le scale dell’Ara Coeli, una volta demolite le case ad essa addossate, ma durante le demolizioni vennero alla luce alcune insule; ossia  una casa d’affitto romana, la forma di abitazione più comune nella Roma imperiale.

Demolite le case addossate alla scala emergono resti dell’insula

L’edificio venne risparmiato dai lavori di demolizione che interessarono negli anni ’30 tutte le pendici del colle capitolino, durante i quali fu rimossa la settecentesca chiesa di S. Rita (poi ricostruita tra il Teatro di Marcello e piazza Campitelli) che aveva inglobato l’abitazione romana.

Scavi all’insula alle pendici dell’Ara Coeli
Anche sotto la Rupe Tarpea, sotto superfetazioni medioevali, sono riemersi numerosi resti dell’impero

Riemersero anche il campanile romanico e un arcosolido decorato con un affresco trecentesco, ancora oggi visibili, appartenenti alla chiesa di S. Biagio de mercato che durante il ‘600 era stata trasformata nella chiesa di S. Rita.

Visibile anche dall’esterno, ma si estende per decine di metri nel sottosuolo , l’insula a tor de Specchi è visitabile in alcune occasioni particolari con prenotazione telefonica obbligatoria tel. 060608

L’edificio era costituito da almeno cinque piani, ancora oggi conservati. Al piano terreno sono visibili le tabernae; il piano superiore, il mezzanino, era destinato ad abitazione del gestore della taberna.Al di sopra si conservano altri piani, collegati da una scala interna di epoca medioevale.
 L’edificio, costruito in opera laterizia nel II secolo d.C., si addossa ad un muro in opera reticolata probabilmente appartenente ad un’opera di sistemazione del colle capitolino nel I secolo d.C.

Ritrovamenti a tor de specchi documentati da un dipinto, mentre l’iconografia al riguardo risulta esclusa dalle repertazioni.

San Savello ed i resti del “Ghettarello”

Un paesino nel centro di Roma. la zona di San Savello, che ai suoi margini aveva il ghettarello

Roma fino a tre secoli fa aveva due ghetti. Non soltanto quello che ancora esiste, istituito nel 1555 dalla bolla Cum nimis absurdum di Paolo IV quarant’anni dopo il più antico al mondo, nato a Venezia: nella Capitale ce n’era anche un secondo. Nei documenti dell’epoca era chiamato Ghettarello o Macelletto e il suo portone “dev’essere aperto e chiuso secondo gli orari del ghetto” com’è scritto nelle preziose carte custodite nei faldoni dell’archivio storico della Comunità ebraica.

Osteria del Callararo, cioè di chi batteva metalli per fare callari, cioè pentoloni, mestiere tra quelli riservati ai giudei dl vicino Ghetto.

L’intera collezione fu riordinata nel 1929, e da allora alcuni scatoloni con la scritta “miscellanea” erano stati dimenticati, e sono stati riaperti e studiati solo recentemente. Così è emersa la storia del Ghettarello: sorgeva sul Monte Savello, secondo le mappe del Cinquecento, accanto alla chiesa di San Gregorio alla Pietà che ancora oggi, all’ombra del Tempio maggiore, promette all’ingresso l’indulgenza plenaria ai vivi e ai morti. Il Ghettarello fu fortemente inviso ai Papi dal 1620 e fu fatto oggetto di numerose tasse e vessazioni per tentarne la chiusura,  che avvenne a fine 700, già falcidiato dalle demolizioni per il lungotevere, gli ulterioriscavi per le demolizioni della via del mare, ne riportarono ulteriormente alla luce particolari interessanti, ma rimase nell’incuria fino alla fine del ventesimo secolo .

Questa era la vecchia via di monte Savello, i palazzi a sinistra sono stati tutti demoliti. Adestra lo stesso ma fino al cancello di palazzo Orsini, dopo il carretto.
via di san Savello prima delle demolizioni
Via di San Savello prima delle demolizoni
Sgomberi a san Savello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi del Ghettarello restano le rovine, negli scavi iniziati a Monte Savello nel 1999 e presto abbandonati per mancanza di fondi. Si vedono chiaramente un forno, i resti di una colonna di epoca romana, gli abbeveratoi delle stalle. La storia del secondo ghetto romano è emersa da poco, i resti fisici  oltre gli scavi  rimangono coperti dal lungotevere e dal capolinea del 63.

Demolizioni al Campidoglio

Via della Consolazione prima delle demolizioni
Via di Monte Tarpeo, dalla Consolazione a Monte Caprino, scalinate e case prima delle demolizioni
Mappa catastale del 1920 con le particelle abitative del colle.
Collezione Gatteschi, 1910, case a Monte Caprino
Mappa delle demolizioni.

Come già detto, la Via del Mare non costò solo le demolizioni a Via Tor de Specchi, ma riassetti dal Vittoriano a Porta S. Paolo, ai tempi fu considerato indispensabile, benché ben fuori percorso, anche spianare ogni edificazione sul monte Caprino, quella che fu definita la “liberazione del Campidoglio”. Un intero tessuto di clivi ed abitati sul colle venne impietosamente raso al suolo perché c’era in realtà un progetto di ricostruzione ad uso uffici che per fortuna non venne attuato. Quello che però era un piccolo quartiere ben collegato da Via della Consolazione al colle e attraverso i fori si spingeva all’Alessandrino , dunque dall’arco dei Pantani saliva a Monti, ormai estinto per sempre. Via Monte Tarpeo, Via della Bufala,via Mote Caprino e tante abitazioni non fatiscenti e malsane come venivano indicate per giustificarne demolizione, ma assolutamente identiche ad altre del centro storico. Gli abitanti erano professionisti ed artigiani, gente di uffici e negozianti , gli espropri avvennero con diritto di urgenza, intestandosi le case il governatorato ed accogliendo le richieste di rimborso entro 60 giorni, il tempo per lasciarle vuote erano soli 15 giorni.

Alle spalle della colonna di Foca ai fori, tutto il tessuto edilizio demolito sul colle Capitolino
Un discorso a parte merita la demolizione di Palazzo Caffarelli, inseguita cercando testimonianze archeologiche nel suo sottosuolo ed anche tesori ipotizzati forse, al solo scopo di convincerne la demolizione, ma furono solo sogni che spazzarono via un Palazzo storico.
Palazzo Caffarelli alle Tre Pile, prima delle demolizioni degli anni 20

Riassetto al Foro Boario

Culla della civiltà il foro Boario;(la prima volta, che s’incontra menzione di questa piazza, destinata, come mostra il suo nome a mercato di buoi, è l’anno di Roma 496). La storia di questo posto è la storia del mondo, noi vi regaliamo una galleria fotografica che ne documenta le mutazioni da metà 800 ai lavori per la Via del Mare. Questo riassetto viario, muterà ulteriormente antiche rotte per merci e pellegrini che qui transitavano, dirette sulla sponda opposta del Tevere.

Cartolina Colorata di fine 800

 

Via Petroselli non c’è ancora e molti edifici in alto a destra saranno demoliti per lasciar posto ad un viale più largo a filo di palazzo Crescenzi, ma i giardini e le modifiche di fronte Cosmedin sono gia state eseguite.
Assetto del foro Boario 1905
Tra la costruzione dei muraglioni per gli argini del Tevere e la realizzazione della Via del Mare, la zona del foro Boario ha visto molti assetti intermedi, in questa foto i giardini hanno preso il posto di addossamenti preesistenti ma dietro l’area della futura via Petroselli è ancora in piedi, tra edificazioni del tardo 800 e resti medioevali preesistenti ai Pierleoni
una rara lastra colorata del 1862 scattata Cosmedin, ci regala l’antica città bagnata dal fiume, in questo luogo culla della civiltà prima ancora che della città, il primo assetto viario fu concepito con quattro strade principali , due ogni sponda del fiume, congiunte da quel che un tempo era ponte Rotto

Sulle orme della Salara

Fa un certo effetto vedere segnata sulle piante di Roma, ancor dopo il ’70, la parola Saline. Una zona recintata e affacciata sul fiume. Proprio quella cui dava accesso il portone visibile a sinistra. Il toponimo Salara quelle saline si rifaceva. “Danno nome alla via” scriveva il Rufini, “li magazzini del sale per uso di Roma, stabiliti nelle vicinanze della piazza della Bocca della Verità”.

L’antica taverna dipinta anche dal Roesler Franz negli anni 20 era un Materassaio.
Il Tevere a destra, l’Aventino a sinistra e l’antica Salara che si snodava fino alla Marmorata.

Questa immediata rispondenza che un tempo esisteva tra realtà della città e nomenclatura stradale, aveva consegnato alla toponomastica anche un’altra Salara. Via della Salara Vecchia che correva tra le vie in Miranda e Bonella, a ridosso del Foro Romano. Non stupitevi  che è rimasta ancor’oggi,  una targa a contrassegnare l’insenatura di Via dei Fori imperiali che costeggia il Foro proprio verso l’entrata. Non lontano cioè dal tracciato di un tempo. Rammentava in particolare la strada seguita dai carri, colmi di sale, che salivano a scaricare il loro peso nel Tabularium, allora deposito ufficiale di questo prodotto, monopolio governativo anche in quei tempi. Finchè gli effetti corrosivi del salnitro, riscontrati su quelle auguste rovine, non convinsero Urbano VIII a trasferire il deposito sotto l’Aventino, in una nuova Salara. La nostra.

I magazzini del Sale.

Nell’Inventario dei monumenti di Roma, pubblicato a inizio secolo, si ritrova, minutamente descritta nei suoi elementi compositivi, quell’entrata più o meno monumentale ai magazzini del sale. Innanzi tutto la Porta, rinascimentale “in marmo con epigrafe: OMNIUM RERUM VICISSITUDO EST e Stemma abraso”. Il portone che la inquadra è moderno ma accoglie nel vano dell’arco una “Lapide con epigrafe latina a memoria del restauro del prospetto, guasto per ingiuria dei sali e dei tempi”, e lo stemma di papa Pio VII al quale si affiancano quelli del cardinale Lante e della Reverenda Camera Apostolica.

Il tracciato della Via del Mare a suon di demolizioni, si era dunque già aperto sino la Bocca della Verità, con un riassetto dell’intera zona tra l’area sacra di S.Omobono e l’Arco di Giano. L’area antistante la chiesa ebbe numerosi interventi, la chiesa stessa subi nel 900 un restauro ,portando il suo aspetto primario stile  romanico, abbandonando una facciata marmorea moderatamente barocca. I templi vennero restaurati e liberati da sterpaglie e superfetazioni ad essi addossate, Venne spostato il fontanile abbeveratoio cento metri più in avanti in quello che da via antica Salara divenne Lungotevere Aventino, l’ultimo tratto di muragliamento che mancava tra Testaccio e la Cloaca Massima.

L’assetto della Salara e del foro Boario, prima degli argini, vista dall’Aventino.1878
Vista dall’Aventino su Ponte Palatino con i lungotevere durante le demolizioni del 1930
Il lungotevere Aventino è già una realtà da tempo in questa foto, a destra del Tram si vede il fontanile riposizionato nei giardini che dividono il lungotevere da quello che era in origine la Via del Mare.

Anche quest’ultimo tratto sulle pendici dell’Aventino, non fu meno stravolto dei precedenti, benché fosse meno edificato conteneva magazzini e botteghe, archi e passetti che si snodavano tra affacci rurali sul fume, sulla sponda opposta al San Michele.  L’allargamento imposto per raggiungere la Marmorata, estirpò totalmente quei paesaggi rimasti inalterati alle pendici dell’Aventino e che possiamo mostrarvi soltanto noi che ne abbiamo fatto ricerca minuziosa.

Immagini pittoresche dell’antica Salara.
Immagini pittoresche dell’antica Salara.
L’area della Consolazione dal colle Capitolino in un tessuto stretto e compatto sino a S,MAria in C osmedin, oltre la quale si vedono i capannoni della antica Salara ed in alto l’Aventino
Un borgo dimenticato da demolizioni e progresso, quello che era la Salara alle pendici del Aventino, ma l’apertura di Ponte Sublicio  ne intensificherà il traffico e questo ultimo tratto di Tevere senza ancora argini verrà demolito e muragliato per farne il tratto finale assieme la Marmorata delle Via del Mare
Capannoni e rive nude all’antica Salara viste dalla sponda di Ripa
Un assetto bucolico fatto di osterie ,magazzini di sale e Marmorari

Via Marmorata

Arco di San Gregorio alla Marmorata
Arco di S.Gregorio alla Marmorata verso la Salara
L’arco e la Marmorata erano ancora cosi malgrado ci fosse a destra Testaccio, sino gli anni 20
L’arco oggigiorno , divenuto praticamente l’insegna e simbolo di un noto ristorante
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