Via Tor de Specchi , demolizioni del ventennio

Le demolizioni del Ventennio

1918 , cento anni fa e cento metri sopra il Vittoriano, qui le demolizioni c’erano state per la sua sola edificazione ; furono anche demoliti palazzo Torlonia-Bolognetti e smontato e rimontato palazzetto Venezia, per dare visione al monumento dal Corso…ma tutto attorno case e casupole lambivano la maestosità del gigante bianco.

…Fu un progetto denominato:”La via del Mare”; quel che oggi si chiama Via del Teatro Marcello e  ciò che vediamo, calpestiamo e percorriamo oggi con l’auto, è il risultato di pesanti demolizioni che ne hanno per sempre cambiato aspetto. Questo progetto urbanistico era  deputato ad unire Piazza Venezia con l’Ostiense, partendo da Via Tor de Specchi. Per realizzarla furono sgombrate circa 2600 persone e 1300 appartamenti e negozi, in una delle più imponenti demolizioni del ventennio.

Nel descriverla ed affrontarla sotto il piano urbanistico ed iconografico, non mancheremo di contestualizzare il periodo storico in cui avvennero e le relative conseguente sulle condizioni sociali di chi prima viveva e lavorava nei luoghi trasformati dal “piccone risanatore”. Particolare ricerca abbiamo dedicato alle migrazioni forzate dei residenti, in gran parte “deportati”, in quel fenomeno che si diffondeva in  parallelo alle grandi opere viarie del ventennio; ossia le borgate.

Nel immaginario collettivo della popolazione romana, esiste inoltre un vero e proprio “mito di fondazione”. Una categoria etnografica, che vede negli sventramenti la causa originaria e principale, cui ricondurre tutti i mutamenti avvenuti tra le due guerre, nella redistribuzione territoriale delle categorie sociali. Molti abitanti dei quartieri periferici sorti negli anni Venti e Trenta, nel rivendicare con orgoglio la propria “romanità”, sottolineano come la nascita del proprio quartiere sia da collegarsi al espulsione forzata dei ceti popolari dal centro storico. 

I primi edifici a cadere saranno quelli sotto l’Ara Coeli, compresa la casa di Michelangelo alle Tre Pile

Il “piccone demolitore – risanatore”, icona delle demolizioni del ventennio, trasfigurò molte zone che a Roma erano sopravvissute per secoli. Zone in cui al pari di altri edifici del centro, c’erano interessanti stratificazioni storiche e sociali, come un po lo è Roma entro le mura sino il 1870.

Ma la retorica urbanistica fascista, etichettava come simboli del degrado e fatiscenti, case che oggi varrebbero (ristrutturate al pari di quelle dei rioni adiacenti), fiori di milioni di Euro.

l tema era sempre il solito; “i monumenti devono giganteggiare nella doverosa solitudine, lontano dai simboli della decadenza”,  così venivano “apostrofati” palazzi del 600 e del 400, superfetazioni medioevali , chiese e chiesette e quant’altro ostacolava la realizzazione di quinte monumentali ed arterie di ampio scorrimento.

Il fenomeno delle demolizioni nasce 30 anni prima con quelle per l’edificazione del Vittoriano, ma gia dalla metà degli anni 20 si proseguirà lo scempio della zona a destra e sinistra del medesimo, mutando per sempre l’aspetto di questa area rimasta tale per secoli.
Via Tor de Specchi salendo verso l’Ara Coeli; al centro in alto, poco visibile, il Vittoriano con le impalcature per montare le Quadrighe. Siamo dunque nel 1926-27 e così appariva la via: Piccole piazze e strettoie, ma quello che venne definito tessuto fatiscente urbanistico sono le case e le chiese a destra: in tutto e per tutto simili a quelle di Pantheon, Campo de fiori e Piazza Navona

A ben vedere, alcune concetti  profetizzavano un traffico automobilistico lungi dal venire, dimostrando se non altro una lungimiranza che in qualche maniera, avrebbe giustificato almeno in parte, il sacrificio storico ed urbanistico perpetrato a tale fine.

Mentre ponteggi e cartelli denotano imminenti demolizioni, sferragli uno degli ultimi tram tra i vicoli che spariranno per sempre.

Ma  le demolizioni coincidono anche con un drastico ed imperativo stop al trasporto pubblico su ferro; una rete tranviaria ai tempi invidiabile , che si snodava sin nei vicoli più angusti del centro.

I lavori a tor de specchi appena finiti, a sinistra il cippo viario che reca la scritta Via del Mare, cui nessuno fa più caso.
Tor de specchi in una illustrazione del 900

Certo Roma non aveva le Metro che fiorivano già da decenni nelle altre capitali europee, ma il suo sottosuolo non era paragonabile  a quest’ultime e le talpe odierne non esistevano ancora.

Fu così che mentre i grandi sventramenti erano  in atto ed alcuni già terminati, dopo il 31 Dicembre del 1929 venne smantellata gran parte della rete tranviaria esistente, a favore del trasporto pubblico e non, su gomma.

Esso nasce praticamente da questa forzatura storica nella capitale, di cui forse, la novella Fiat fu grande e interessata consigliera.

La Chiesa di S.Rita ai piedi dell’Ara Coeli, finiti i lavori fu rimontata ( si fa per dire…) accanto il Teatro Marcello.
La situazione ai piedi dell’Ara Coeli com’era in origine.
La prima ipotesi prevedeva la ricostruzione della Chiesa di S.Rita dei Poverelli, addossata alla scala dell’AraCoeli liberata dagli edifici addossati, ma fu scartata per ordine di tempo e costi.
Si demolisce “chirurgicamente” col piccone la chiesa di S.Rita dei Poverelli sotto l’Ara Coeli
La chiesa appena ricostruita a fianco il bar di piazza Tor de Specchi
Ultimi residui di Piazza Montanare verranno demoliti per far spazio alla ricostruzione di S. Rita

Il piccone demolitore

Tor de Specchi è l’ennesimo esempio una Roma in fase di essere disgregata nelle sue radici più profonde. Quella Roma  che fino al tardo 800 nei “Gran Tour”, era cantata da poeti e ritratta da pittori,  dopo l’unità Italiana con i  Savoia e la loro megalomania architettonica di ispirazione Asburgica,  volle essere piegata ai nuovi Re. Si forzò una visione in cui  la capitale doveva ispirarsi  a città come : Torino, Vienna o Parigi. Eppure lo stesso Haussman, architetto che stravolse l’urbanistica della capitale Francese, assunto dai Re come consulente, affermò: “tutto qui va lasciato come era”.

Malgrado ciò, dopo appena 10 anni dall’Unità d’Italia, arrivarono i muraglioni ed i nuovi ponti, il Vittoriano  ed i “boulevard” monumentali come Via Cavour, Via Nazionale, Corso Vittorio Emanuele II e la nostra Viale Trastevere (ai tempi viale del Re). Quest’ultime  recisero a fine 800 senza alcun riguardo, un reticolo di vie , vicoli e rioni, fino a mutarne per sempre i contorni e la conformazione.

Ben presto alle opere dei Re seguirono quelle non meno invasive del Regime. Introducendo nel 1956 un’edizione delle Passeggiate romane di Stendhal, classico della letteratura di viaggio fiorita intorno all’epopea del Grand Tour, Alberto Moravia faceva proprio l’assunto, secondo il quale la realtà sociale della città di Roma sarebbe rimasta immobile per circa due secoli.  Una Roma fumosa ed a tratti maleodorante ma cristallizzata nell’immagine pittoresca che avevano tramandato i viaggiatori colti del Sette-Ottocento.

La trasformazione monumentale di alcune aree del centro storico, fortemente voluta dal regime fascista e realizzata a tappe negli anni Venti e Trenta, avrebbe perciò costituito un improvviso momento di rottura, sconvolgendo il tradizionale assetto abitativo degli antichi rioni. 

Le case addossate alla scala dell’Ara Coeli, sopravvissute al Vittoriano e sacrificate per la via del Mare

Nella formulazione di tale lettura , assunse un ruolo importante la tradizione del fortunato filone sulla “Roma sparita” che riproponeva – e ripropone tuttora con grandi successi editoriali – lo stereotipo di una città perennemente provinciale e arretrata. Un centro città caratterizzato dalla presenza quasi esclusiva dei ceti popolari, con tutto il corredo degli elementi necessari a creare un paesaggio pittoresco dal fascino antico.

Il rimpianto estetizzante per l’unicità degli ambienti spariti ha influenzato, in modo decisivo, anche la letteratura critica sugli sventramenti sviluppatasi nel secondo dopoguerra. L’immagine della realtà sociale nei luoghi demoliti che ha finito per prevalere è, nella sostanza, conforme a quella diffusa dal regime fascista che propagandava, tra gli effetti positivi dell’opera sventratoria, il benefico e necessario risanamento di aree insalubri e degradate. 

Demolizioni delle case addossate alla Rupe Tarpea
Case, cortili, ballatoi e clivi e scalinate, tutto a ridosso della Rupe e terrazza Caffarelli, un piccolo borgo unico nel suo genere, spianato senza riguardo
Mussolini in visita ai lavori con tutto lo stato maggiore: Via Tor de Specchi è già un ricordo sparito.
Lavori svolti alacremente e con poco riguardo di salvaguardia storica, tutto il medioevo ed il rinascimento poteva essere sacrificato, solo le tracce dell’Impero avevano un peso nella retorica urbanistica del ventennio.
Dalla terrazza a palazzo Caffarelli uno sguardo verso il teatro Marcello con le case in demolizione a Tor de Specchi

La Roma descritta da D’Annunzio ne Il Piacere (1895), era ancora la Roma di Stendhal, al tempo stesso vasta e angusta, con una società fatta di stranieri e di nobili. Una plebe ancora legata alle tradizioni e una borghesia ristretta di mercanti e intermediari, il cosiddetto generone. La Roma degli anni intorno al 1920 era ancora in gran parte quella di D’Annunzio, con pochi cambiamenti.  La Roma di Stendhal è, dunque, durata fino quasi ai giorni nostri. Il primo vero colpo glielo diede il fascismo con gli sventramenti e gli isolamenti retorici dei monumenti classici e con la costruzione di interi nuovi quartieri per impiegati dello Stato e di cosiddette borgate per la povera gente

La Rupe Tarpea prima delle demolizioni
Demolizioni al Teatro Marcello e colle del Campidoglio
Demolizioni a via di Monte San Savello
Demolizioni alla Rupe Tarpea

E’ bene ricordare per dovere di cronaca, che anche le successive demolizioni e sventramenti, imputati alla megalomania del duce, furano in realtà già ampiamente progettati ed approvati dal piano regolatore sabaudo. Il duce  se ne prese meriti e critiche, onori ed oneri, ma anche senza le sue ossessioni i piani sarebbero stati attuati.  Lo stesso Vittoriano, che  molti ancora credono sia una opera di Mussolini , benché ai tempi fosse poco più che adolescente.

Per il monumento eretto in tributo a Vittorio Emanuele II, fu raso al suolo un intero borgo medioevale alle pendici del Campidoglio. Eppure ancora dopo la sua inaugurazione del 1911, pur nel suo biancore sfavillante di Botticino, così stridente con il contesto in cui era stato edificato, l’insieme era sicuramente più imponente di come lo vediamo oggi, Addossato quasi “chirurgicamente” a case e casupole del borgo Alessandrino a sinistra e l’Ara Coeli a destra, (di cui però venne sacrificato lo splendido chiostro quattrocentesco).

Galleria Fotografica 1

Una rara immagine della Rupe Tarpea prima delle demolizioni
S.Andrea in Vincis, a Tor de specchi, durante le demolizioni.
Chiesetta di S.Orsola e Caterina, anche lei sotto i colpi del “Piccone Risanatore”
Notare il fascino di case addossate alla Rupe ed aggettanti sulla via fatta di piazzette e chiese, malgrado il tutto sia gia’ in demolizione.
Tetti, cupolette, panni stesi, tra le mura della rupe.
Ricordi spariti a tor de Specchi
Rupe Tarpea prima elle demolizioni

Il piccone demolitore del ventennio però non si fece parlare dietro; i due lati del Vittoriano, come appena detto, stretti tra casupole e vecchio tessuto urbano, ne furono i primi banchi di prova . Spianò sia il borgo Alessandrino per  la via dell’Impero e via Tor de Specchi, per quella che venne definita “La via del Mare”sul lato destro del Vittoriano, il sacrificio non fu da meno.

La via del Mare era una apologia che proiettava una visione del Vittoriano come spartitraffico tra monti (a sinistra) e mari (a destra). Un allargamento per congiungere quel che al tempo si chiamava Foro Italico alla via Ostiense e dunque al mare, in quel piccolo vicolo (Via Tor de Specchi) , che collegava dunque la cordonata dell’Ara Coeli a Piazza Montanara.

Di li le demolizioni proseguirono al Foro Boario e  completando l’abbattimento delle case sulla rupe tarpea, con l’isolamento del Campidoglio. Demolizioni quindi anche a via della Consolazione e successive  tra via della Bufala e la Bocca della Verità, per  spazzare via la vecchia Salara e; farne lungotevere Aventino. A chiudere l’allaccio con la bramata Ostiense, un completo riassetto e ripavimentazione della Marmorata fino a Porta San Paolo.

Galleria Fotografica 2

S.NIcola in Carcere durante le demolizioni visto da un balcone di Tor de Specchi
Demolizioni all’Arco di Giano
Demolizioni tra il Teatro Marcello e Via dell Bufala 
Tra sguardi curiosi ed increduli, ma anche la rabbia inascoltata di molti, si demolisce tutto sulla Rupe Tarpea 1927
Demolizioni a Piazza Montanara
Via della Bufala
Via della Bufala

Chi viveva in quei luoghi?

Senza entrare nei meandri burocratici che precorsero  demolizioni e l’assegnazione di nuove case per gli sfrattati è interessante conoscere la natura degli abitanti di quella fetta di Roma sparita. L’Ufficio di Assistenza Sociale redasse dei veri e propri censimenti negli stabili da demolire, assumendo anche la responsabilità di decidere quali famiglie avessero diritto all’assegnazione di una casa dell’ICP e quali invece, dovessero procedere per proprio conto a trovarsi una nuova sistemazione.

I censimenti contengono perciò una notevole quantità di dati utili a ricostruire uno spaccato della realtà sociale presente nelle aree colpite dagli interventi: età e professioni degli abitanti, stati di famiglia, in alcuni casi anche i redditi percepiti ed  in altri,  il prezzo dei fitti pagati. Il numero dei vani per ogni abitazione, delle famiglie in subaffitto e di quelle in regola o meno con l’iscrizione anagrafica. Le attività lavorative costituiscono l’indice più immediato per individuare la collocazione degli abitanti nella scala sociale.

Nei censimenti compaiono le occupazioni più disparate, variamente presenti in tutte le strade dell’area presa in esame, dove negli stessi immobili erano domiciliati rappresentanti delle varie categorie. Ad esempio, negli edifici in piazza Foro Traiano 21, 30 e 34 abitavano membri di tutte le classi sociali, dagli ultimi esponenti di mestieri in via di sparizione come stagnari e abbacchiari fino a professionisti come avvocati e notai, passando per impiegati, negozianti, pensionati, donne di casa, giornalisti e ufficiali dell’esercito. In via Alessandrina 111-113 vivevano un ragioniere, una sarta, un capitano, un meccanico e un cameriere, mentre in via di Campo 
Carleo 6 era possibile trovare nello stesso stabile un calzolaio, un ingegnere, un avvocato, un impiegato e una casalinga. 

È anche possibile farsi un’idea delle condizioni di vita delle famiglie, niente affatto classificabili secondo il consueto schema interpretativo che le vuole tutte riconducibili a un livello di estrema miseria, bensì altamente variabili a seconda della combinazione dei diversi fattori. Se è vero che i ceti popolari erano presenti in misura massiccia nell’area campione, è anche da sottolineare l’esistenza di una vasta gamma di situazioni che vanno dai casi di famiglie con più di un membro fruitore di un reddito fisso a casi di intere e numerose famiglie mantenute da pensionati o lavoratori occasionali. 

Dai dati demografici emerge una prevalenza del modello abitativo della “famiglia allargata”, in cui più nuclei familiari legati da rapporti di parentela convivevano sotto lo stesso tetto in appartamenti di pochi vani, ma non mancano esempi di moderne famiglie borghesi mononucleari. Spesso la coabitazione non era neppure tra parenti, come dimostra l’alto tasso di famiglie che trovavano nella pratica del subaffitto, l’unico modo per fronteggiare il continuo aumento dei canoni di locazione. 

Il sovraffollamento delle abitazioni era un problema cronico che affliggeva la città fin dalla sua proclamazione a capitale del Regno e che ricorreva periodicamente nella pubblicistica istituzionale. Nell’assegnazione di case popolari alle famiglie sfrattate si cercò quindi di evitare che si riproponessero situazioni di coabitazione, considerate sconvenienti per motivi di igiene ma anche e soprattutto per una questione di “pubblica moralità”. 

Per le demolizioni in via Tor de’ Specchi del luglio 1928 l’icp mise a disposizione 400 vani in località Villa Narducci, mentre ne venivano destinati 180 in piazza d’Armi, agli sfrattati per il primo allargamento previsto in via Alessandrina, 220  e 80  a Pontelungo per la liberazione del Teatro di Marcello. Per il trimestre febbraio-aprile dell’anno successivo l’Ufficio di Assistenza Sociale sottolineava come, dei 280 alloggi messi a disposizione del Governatorato, molti fossero di carattere economico e quindi, per il prezzo del fitto e per le caratteristiche di costruzione, andassero assegnati a famiglie con una certa capacità finanziaria.

In particolare dunque alle famiglie borghesi residenti negli stabili del centro soggetti a demolizione. Il suggerimento doveva essere stato messo in pratica se, nel maggio dello stesso anno, dei 131 alloggi rimasti disponibili, solo 9 erano di tipo economico contro i 122 di tipo popolare. Illuminanti sono le collocazioni geografiche: le case economiche, la cui ampiezza variava tra i 4 e i 7 vani, erano situate a Montesacro (via Gargano), in via delle Sette Chiese, in piazza d’Armi, al Flaminio e in località Villa Certosa sulla via Casilina.  Le case popolari, di ampiezza compresa tra i 2 e i 5 vani, si trovavano a Ostiense, Testaccio, Garbatella, Portuense, Sant’Ippolito, Montesacro, San Saba, Porta Latina, Ponte Milvio, via Vitellia, via degli Orti d’Alibert a Trastevere.

Come si può notare, si tratta di zone a prevalente carattere popolare, ma ben diverse, per qualità abitative e dotazione di servizi, dalle cosiddette “borgate ufficiali” come San Basilio, Gordiani o Primavalle, la cui costruzione iniziava in quegli anni soprattutto allo scopo di tenere sotto controllo l’imbarazzante fenomeno dei “villaggi abissini”.

 

La zona sotto l’Ara Colei prima delle Demolizioni , anche questa area tra Piazza di S.Venanzio e Tor de Specchi verrà contestualmente rasa al suolo.
Sbancamenti tra Vittoriano ed Ara Coeli

E, ancor di ieri è il ricordo di una Piazza Montanara, centro di ritrovo dei contadini in cerca di lavoro e di vetturini che avevano le loro rimesse sotto gli archi del Teatro  di Marcello. E sempre appena ieri il ricorda di una Piazza Bocca della Verità, dove, accanto i resti gloriosi di due antichi templi ed ai bei campanili romanici di due chiese medioevali, c’erano depositi di legnami, di sacchi e di ferri vecchi, un baraccone asilo dei mendicanti ed un pastificio (Pantanella….) . Il tutto formava per la roma di allora,  un insieme di abbandono e miseria, degno forse di essere riprodotto in una incisione di Piranesi o in un acquarello del Roesler Franz, ma assolutamente indegno della capitale dell’Italia fascista..

…LA scoperta di resti paleo cristiani e l’onerosità fece accantonare il progetto della galleria
..C’era un progetto per fare una galleria da sotto la scalinata dell’Ara Coeli che portasse sino alla fine di Via di S, Gregorio al Circo Massimo
Durante i lavori di demolizione riemergono testimonianze Romane che impediscono l’esecuzione del traforo sotto il Campidoglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poche settimane di lavoro separano queste due foto…
Prima delle demolizioni l’inizio di Tor de Specchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Galleria fotografica II

Dalle case sotto il Vittoriano accanto la fontana dell’Ara Coeli a Via tor de Specchi, da Piazza Montanara a San Nicola i Carcere, da via della Consolazione alla casa di Cola di Rienzo ed il complesso dei Pierleoni, sino ad arrivare tra l’arco di Giano ed il tempio di Ercole Vincitore. Forse meno di un chilometro che oggi percorriamo velocemente in auto (traffico permettendo), eppure un tempo un tessuto urbano fatto di genti e mestieri, di rotte da e per i Castelli, da Monti a Trastevere e dal mare alla Città, completamente trasfigurato, svuotato dei suoi antichi significati e contesti e che grazie a queste rare foto possiamo immaginare in parte.

palazzi addossati all’Ara Coeli prima delle demolizoni
Demolizioni a Piazza di S.Venanzio per l’allargamento richiesto dalla Via del Mare
Cento anni fa , dove oggi c’è il capolinea del Tram 8, Carri a vino ed una targa invita le (poche ) auto a passo d’uomo. Sulla destra La palazzina al’angolo del complesso tra S.Venanzio e Ara Coeli, tutto sarà demolito per la Via del Mare
Al centro della foto il piccolo borgo di case a S. Venanzio , sopravvissuto al Vittoriano, tra le Botteghe Oscure e l’Ara Coeli, verrà demolito per l’allargamento della carreggiata.
Demolizioni al Teatro Marcello
Demolizioni alla Rupa Tarpea e Piazza Montanara
demolizioni al Teatro Marcello tra Piazza Montanara e Tor de Specchi
Demolizioni al Teatro Marcello
Demolizioni in via Tor de’ Specchi(Via del Teatro di Marcello). .Roma. Vittoriano. Chiesa Santa Maria Ara Coeli a Roma, 18.10.1929

Demolizioni alla Consolazione

Via della Consolazione e la chiesa di S.Omobono come era in origine, oggi il tutto appare decontestualizzato, anche perchè durante gli scavi vennero rinvenuti resti che impedirono successive edificazoni

Demolizioni a S.Maria in Vincis
Via della Consolazione oggi Vico Jugario prima delle demolizioni per l’isolamento del Campidoglio contestuali alla realizzazione della Via del Mare
Piazza della Consolazione con i clivi verso il colle Capitolino; tutto fu raso al suolo, senza nessun motivo pratico attinente alla via del Mare
Vico Jugario corrisponde, insieme alla via della Consolazione, all’antico “vicus Jugarius” (dove abitò anche Ovidio) che congiungeva il Foro Romano al Foro Olitorio, subito fuori la “porta Carmentalis“. Incerta l’origine del nome: probabilmente deriva dalla presenza di un altare di “Iuno Iuga”, ossia “Giunone” che univa in matrimonio (“iungere”) oppure dalle botteghe di costruttori di gioghi (“iuga”) per i buoi in relazione al vicino Foro Boario. La via, correndo sotto le estreme pendici del Campidoglio, era la continuazione, in questo tratto, dell’antichissima “via Salaria” che congiungeva la Sabina alla valle del Tevere. La più importante scoperta archeologica di testimonianze della Roma arcaica avvenne nel 1937 durante i lavori di scavo per la sistemazione della zona circostante la chiesa di S.Omobono e perciò definita “Area Sacra di S.Omobono” . Gli scavi riportarono alla luce un importantissimo santuario arcaico che fu immediatamente identificato con quello duplice di “Fortuna et Mater Matuta”, la fondazione del quale era fatta risalire, dalle fonti letterarie, al re Servio Tullio. È il più antico esempio di tempio di tipo tuscanico in ambiente romano, databile alla prima metà del VI secolo a.C. In seguito alla cacciata dei Tarquini (i re etruschi) da Roma, vennero distrutti i templi dinastici di questi, tra i quali anche il suddetto tempio.
La Via del Mare costò anche l’abbatimento del tessuto edilizio tra il foro Boario e S. Giovanni decollato, oggi Via Petroselli, tra la Casa di Cola di Rienzo ed il “ghetarello” di S. Savello
Demolizioni e riassetto dove già in passato ne avvennero per il lungotevere tra la casa di Cola di Rienzo , la casa detta degli Armeni ed il Tempio di Portuno
Demolizioni al complesso dei Pierleoni in vicolo del Ricovero
La medievale Casa dei Crescenzi, detta “casa di Cola di Rienzo”, o anche “casa di Pilato” … La strada a sinistra Via di Porta Leone, a destra Via della Fontanella, poi denominata Via del Ricovero (Santa Galla)
Via del Ricovero in una rara foto di fine 800
Via del Ricovero ,  qui dove oggi scorre allegramente Via Petroselli c’era il complesso dei Pierleoni ,prima che gli sventramenti avvenuti tra il 1926 ed il 1938 per il cosiddetto “raschiamento del Campidoglio”, ovvero per l’isolamento del Teatro di Marcello e l’apertura della via del Mare, facessero “tabula rasa” di tutto il quartiere medioevale. Sparirono via della Bufola, l’arco dei Saponari, vicolo della Campana, Monte Caprino, via Tor de’ Specchi, le chiesette medioevali S.Maria in Vincis (rifatta nel Seicento), S.Andrea de Vincis (rifatta nel Settecento) e S.Nicola de’ Funari con begli stucchi settecenteschi.  
La chiesa di S.Galla durante le demolizioni, al suo posto oggi c’è l’Anagrafe.
Scorcio aereo tra foro Boario ed il colle Capitolino in quella che diverrà la via del Mare oggi Via Patrolselli. A Sinistra edificazioni del 900 compresa una finta torretta merlata, anche queste verranno demolite per la costruzione dell’Anagrafe, in altro tutta la zona dell’area sacra di S. Omobono ala Consolazione…tutto sparito per la liberazione del Campidoglio.
Gli edifici abbattuti di fronte l’Arco di Giano.
La casa dei Crescenzi in una pregevole foto di primi 900con addossata la torre merlata appena edificata, durerà meno di 20 anni
A sx, il tempio di Portunus, nel passato identificato col tempio della Fortuna virile; a dx, il tempio circolare, già detto tempio di Vesta. Sullo sfondo, l’edificio tardo-ottocentesco che ospitava il pastificio Pantanella, ristrutturato nel 1930 per farne la sede del Museo di Roma e dell’Impero romano , oggi con altra destinazione
Le demolizioni non risparmiano l’area della Bocca della Verità, che verrà completamente trasfigurata al pari della antica Salara, oggi lungotevere Aventno, che portava alla Marmorata.
S.Maria in Cosmedin, come era prima della Via del Mare, con la facciata Barocca ed il reticolo di case e magazzini, luogo di incontro per chi veniva dalla Marmorata, dall’Appia Antica ed attraversando Ponte Palatino (un tempo Ponte Rotto…), da Trastevere.
Sbuffa la ciminiera della Pantanella, Pastificio storico Romano in un ambiente che prima delle demolizioni era fortemente bucolico e rimasto fedele malgrado le demolizioni per i lungotevere.
Tra la Consolazione e la Bocca della Verità si inizia a demolire, qui oggi scorre l’autostrada di via Petroselli di fronte L’anagrafe

Continua in seconda parte… 

 
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: