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La Dolcevita; verità e bugie

Verità e Falsi Miti

… “Dolcevita”, viene spontaneo associarlo al film di Fellini, ai Paparazzi, al bagno nella fontana di Trevi della Ekberg, a tutti quegli stereotipi sedimentati negli anni, che lo collocano in una Via Veneto piena di locali e  nei caffè, pieni di gente a tutte le ore, ma quanto c’è di vero nella pellicola e nei luoghi comuni dell’immaginario collettivo?

Anche noi , come chiunque non abbia avuto la fortuna di viverli di persona, ci siamo affidati a leggende metropolitane, cinematografia e luoghi comuni, catalogandola come un periodo di decadenza ed ostentazione, di eccessi e glamour…nulla di più sbagliato.

Iniziamo dal Titolo; parafrasando l’indovinello che  pone dubbi sulle origini tra uovo e gallina, potremmo svelarvi che questo termine non nasce come metafora di bella vita spensierata e dissoluta, ma più semplicemente fu invenzione di Fellini, che lo scelse mutuando il nome del maglione a collo alto che indossava Mastroianni, appunto una Dolcevita. 

…Prima di allora le belle serate della Roma di allora, erano solo tali, nessuno aveva mai codificato quel momento magico  post ricostruzione e prima del boom, con un nome; così come l’altro neologismo “paparazzi”,  deriva dal cognome di un personaggio del film nel ruolo di “fotoreporter sempre a caccia di foto sensazionali, per giornali di cronaca rosa e scandalistici”.

Fellini

Fellini, di cui sono ben note pigrizia e propensione a menzogne, era si un visionario , ma nel senso che molte cose non le conosceva affatto, gli venivano riportate da chi c’era e le “Immaginava” a suo modo, condendole con l’ipocrisia della Volpe che non arriva all’Uva, della frustrazione di chi vive di ricordi e di racconti e da una sorta di auto- emarginazione,  da quel mondo in cui riponeva prepotente ambizione.

Due esempi della proverbiale pigrizia e ed eccentricità di Fellini: la ricostruzione di un pezzo di via Veneto negli studi e sotto addirittura mezzo EUR
Più avanti nelle gallerie fotografiche , vi mostriamo altri scatti delle famose “Ricostruzioni ” di Felliniana scuola..questo era l’EUR scala 1:4

Un vojeur un pò invidioso insomma, che amava amplificare gli altrui difetti per far emergere i propri pregi o, se vogliamo, un bambino timido che racconta come noiosa quella festa divertente cui non era stato nemmeno invitato…

Questa prefazione dissacrante ad un mostro sacro come Fellini, non ce ne vogliano i suoi devoti, ma è frutto di tante e tante storie lette e raccontate da chi lo ha conosciuto e frequentato bene.

Serve solamente a far capire come questo suo film “Cult”, nasca da una forzata distorsione (quella si visionaria), di situazioni ed aneddoti tramandati e , come vedrete, di uno in particolare dove malignamente … ci mise lo zampino.

Il Film

Il film in sintesi, descrive un affresco soggettivo e composito di una società borghese opulenta e frenetica, visto attraverso gli occhi del giornalista di cronaca rosa Marcello (Mastroianni): personaggio guida (e alter ego del regista).

Attraversando Roma in “un percorso erratico, tra l’accecante luce solare del mattino e l’artificiale carosello di luci elettriche della notte, in un corto circuito di giorni che si susseguono senza orologio e senza rapporti di causalità. 

Seguendo il suo itinerario Fellini legge nelle cronache mondane di via Veneto e dintorni i segni di una Città (più che del Paese Italia)  che sta cambiando: un popolo prevalentemente notturno dove è assente, ormai perduto,  ogni centro di gravità.

una sorta di noioso e decadente moto perpetuo, una coazione a ripetere riti collettivi e dinamiche private a cui fa sfondo, implacabile,  un incolmabile vuoto esistenziale.

I luoghi del mito

Tra i luoghi dove si sofferma l’iconografia della Dolcevita, Via veneto fa la parte del leone. In realtà la buona borghesia, gli attori e quelli che oggi chiamiamo VIP, frequentavano i caffè ed i locali della via, già negli anni 30-40.

Amanda Lear 1954, canta in un Night di Via Veneto

Ma sarà dopo la fine del conflitto che a questa fauna si mischieranno anche arrembanti maestranze provenienti  dai ceti inferiori che ambivano alla scalata sociale ma che comunque, per simpatia o meriti, si erano perfettamente integrati nelle serate goliardiche tra celebrità e nobili.

Non solo Vip a via Veneto, ma gente comune, negli anni del boom come turisti in cerca di glamour, prima a fianco di celebrità

Gli anni della ricostruzione e della Hollywood sul Tevere, portò molte celebrità a calcare i marciapiedi ed i locali della via, ma non solo quelli.

De Sica gira a Trastevere “La Ciociara”, saranno i set a far conoscere i ristoranti del rione ai grandi attori

Sovente le serate si spostavano da Via Veneto in direzione di ristoranti più defilati, specie in quella Trastevere di allora, mischiandosi ai tavoli con gente comune senza troppi flash di fotografi e soprattutto, senza la minima barriera tra ceti, religione e razze.

Momenti di tenerezza, la dolcevita era anche una buona fede diffusa, il bene ed il male soppesato quando trasgedito..un altro mondo destinato a durare poco
Il ristorante La Cisterna a Trastevere era uno dei più "gettonati" ai tempi della Dolcevita, per la riservatezza delle sue sale, ma la stessa Trastevere non permetteva ai paparazzi tanta libertà di azione...molti di loro spesso tornavano a casa senza apparecchiatura..

La Cinematografia di contorno

In fondo il grande De Sica, aveva già mostrato tutto questo “generone” gia nel 1937 con “Il Sig. Max” e dopo 20 anni, con il più dissacrante sequel:”Il Conte Max”,dove si esaltava però, la difficoltà di sentirsi al pari di ceti e mondi, cui si ambiva senza troppe capacità, se non quella tutta romana, di essere sognatori mendaci ed avventurieri truffaldini.

Nel 1957, anno del Conte Max, quella che viene definita “Dolcevita”, a Roma era già iniziata per la società benestante, ma al contrario di come appare nel film, la contaminazione tra i ceti sociali ed i rapporti interpersonali, erano schietti e spontanei; il divertimento dava spesso un colpo di spugna a divari un tempo incolmabili.

Altre pellicole hanno testimoniato questa propensione, una su tutti: “La notte Brava”; un film del 1959 diretto da Mauro Bolognini, su sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini dove vengono messi in scena per la prima volta i suoi famosi “ragazzi di vita”.

 

De Sica ne "Il Sig.Max
Sordi e De Sica ne "Il conte Max"
Tomas Milian ne "La Notte Brava a Via Veneto"

L'ispirazione...

Fellini maturò l’idea di questo film a seguito di numerosi spunti finiti sui rotocalchi , grazie ai fotoreporter di allora (Uno su tutti il mitico Tazio Secchiaroli), ma ne ebbe anche dal suo inseparabile assistente, lui si uomo delle notti romane infinite. 

Da questo collaboratore e da una scommessa, nacque la famosa scena del bagno nella fontana de Trevi, come leggerete in seguito.

La sceneggiatura che mai fu pubblicata , in quanto ampiamente disattesa per un verso ed in gran parte riscritta di getto ogni giorno sul set, fu coadiuvata dai grandi Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano. 

Il produttore  in origine era De Laurentis, (che già aveva anticipato 70 milioni…), passò dopo un litigio, proprio a seguito della sceneggiatura caotica ed incomprensibile, alla coppia Amato – Rizzoli, che come primo atto, si fecero carico di rifondere il dovuto al loro collega De Laurentis.

Fellini ed il suo inseparabile assistente con la Ekberg, in pieno inverno si prova la scena della fontana con le calosce sotto il vestito..

Ma quello che fu probabilmente l’episodio “Scatenante” che diede la vera vita a sceneggiatura e nascita del film, fu il famoso “Spogliarello al Rugantino di Trastevere”.

Cartolina del ristorante Rugantino degli anni 50
Una targa , messa non si sa da chi, doverosamente ricorda quella notte al rugantino, dove tutto ebbe inizio

Il Rugantino

Quella notte a Trastevere

Il 5 Novembre del 1958, in quei locali a piazza Sonnino, c’erano le “Grotte di Trastevere” ossia il Rugantino (quello vero, non quello  coi bangla vestiti da guitti che vedete oggi alla Lungaretta).

Non fatevi ingannare da fiaschi appesi fuori e da antiche vestigia al suo interno, di quel che un tempo fu lo storico e celebre vero Rugantino,  oggi rimane solo un inganno per turisti che ancora vivono di stereotipi Italia spaghetti e mandolini…davvero duri a morire.

Li invece dove oggi c’è una banca ( ed ancor prima un Mc Donald…sacrilegio..), una targa ricorda il locale e la celebre notte che per tutti, segnò l’inizio della Dolcevita..

Ma quella storica sera, malgrado la stampa scandalistica prima e Fellini dopo col suo film, ci abbiano “azzuppato” per decenni… era semplicemente una festa privata ad inviti, come tante altre ne aveva viste, se non fosse stato per quello spogliarello galeotto.

Periodici e quotidiani si cibarono per anni di quella notte
Il Rugantino fotografato dopo la lunga serata (anche per i camerieri che faticarono non poco a rimettere tutto a posto

La Contessa Olghina e...La "vera storia di quella notte"

A questo punto, per svelare lo “Zampino fraudolento” del buon Fellini e l’intera storia , divenuta prima leggenda e nei decenni mito, è giusto riportare integralmente il testo, tratto dall’acuto blog personale della Contessina Olghina.

http://olgopinions.blog.kataweb.it

…Stanca di antiche illazioni e distorsioni dell’accaduto, decide di affidarlo al web,  di raccontarlo nuovamente, una volta per tutte, per rimettere così a posto tutte le caselle …nel modo giusto.

Personalmente chi vi scrive ci finì per caso nella ricerca di vecchie foto Trasteverine (facile immaginarlo) ed aprire quel blog e leggerlo, è stato come scendere le scale del Rugantino ed…esserci davvero in quella sera, con quella gente in quegli anni belli e quella Roma che a breve….sarebbe finita per sempre, sostituita da quella del Beat, del Piper , dei “Capelloni” e dei musicarelli. 

Cosa centra il Piper: beh questa è una foto emblematica del festeggiamento per i suoi 4 anni, leggerete dopo come l'avvento della Beat Generation decretò la fine di night e dolcevita,ma la vera chicca è la torta ; la famosa torta "nanà" creata da Valzani per cavalcare l'onda di popolarita della ballerina turca

L' Articolo...

Tratto integralmente da http://olgopinions.blog.kataweb.it/2010/07/13/rugantino-la-verita

Eleonora Rossi Drago al Rugantino

1. NON vi fu scandalo di sorta la notte del Rugantino, ossia quel 5 novembre del 1958. Lo scandalo è stato e rimane un gigantesco pallone gonfiato e ideato dai mezzi di stampa.

2. La Polizia NON fece irruzione nel locale interrompendo uno spogliarello.

3. La magistratura NON diede via ad indagini e processo a seguito di quel preciso evento, bensì 10 giorni più tardi, a seguito del clamore della stampa per chiarire la verità su quanto veniva asserito dai giornalisti ed uscendone poi a mani praticamente vuote.

Eleonora rossi Drago John Alarimo ed altri invitati
Eleonora rossi Drago John Alarimo ed altri invitati

Ecco i fatti:

1. Si trattò di una cena PRIVATA organizzata da Peter Howard Vanderbilt per il mio compleanno, il quale aveva requisito (pagandolo) l’intero locale insieme alla “Rome New Orleans jazz band” di Carletto Loffredo.

Feci personalmente gli inviti insieme a Guidarino Guidi, assistente di Federico Fellini, il quale stava girando  (sceneggiando, era un anno prima n.d.r.)“La Dolce vita”.

2. Invitai personalmente il Commissario del Commissariato di Polizia di Trastevere (quartiere che ospitava molta malavita), chiedendogli come favore di porre alcuni poliziotti in borghese vicino al guardaroba, al fine di evitare furti di pellicce.

Aiche Nana, la ballerina Turca , in preda più a una competizione con la Ekberg che ai fumi di alcol, inizia il suo spettacolo proprio a ridosso di tavoli e partecipanti a quella che era una normale festa di compleanno

3. I fotografi NON erano invitati, bensì infiltrati al seguito di Anita Ekberg, probabilmente per pubblicizzare il film di Fellini (avevo invitato Fellini e la moglie, che non vennero e mandarono al posto loro la Ekberg, NON invitata da me…), e nascosero le macchine fotografiche nei loro cappotti.

4. La turca Aichè Nanà e il suo compagno, signor Pastore, NON erano invitati bensì IMBUCATI; molto probabilmente su istigazione di qualche non invitato o di qualche burlone, forse addirittura pagati per portare scompiglio e scandalo. (da chi? n.d.r.)

La foto simbolo di quella notte...
Flaiano, Fellini e la Ekberg
Anita Ekberg ed il fotografo Angelo Frontoni

5. Fu la Ekberg ad iniziare una specie di spogliarello, causando l’improvvisa invasione dei fotografi, i quali avevano recuperato le loro macchine fotografiche. Ma immediatamente apparve la turca che le fece concorrenza, spogliandosi davvero.

Olghina con i Carabinieri fuori dal locale (la caserma era di fronte ai tempi)

6. Il Commissario di Polizia che era in piedi accanto a me disse subito che, essendo fotografi e spogliarellista elementi esterni, NON previsti o facenti parte della organizzazione, rendevano la serata pubblica, per cui andavano mandati via e lo show interrotto.

Risposi che ci pensasse lui e che ritirasse subito i rullini dei fotografi. Lui eseguì. Spedì un cameriere a coprire le nudità della Nanà, pregandola al contempo di andarsene e si mise all’ingresso per ritirare i rullini, dopodichè tornò accanto a me con sorriso soddisfatto: “Ho sequestrato tutte le foto.

Il Commissariato era di fronte al Rugantino ai tempi, coabitava col cinema Esperia 

L’incidente è chiuso, mi dispiace per lo scompiglio, restiamo nel privato”.

Linda Christian with Lello Bersani, Antonio Gerini and Mario Ruspoli

La serata così continuò con danze e amenità assolutamente decenti fino alle ore 7:00 del mattino. Vi sono foto eseguite per strada a quell’ora all’uscita dal locale che possono testimoniare tale dettaglio.

7. Il Commissario non si era accorto che alcuni fotografi gli avevano consegnato dei rullini nuovi nascondendo quelli adoperati. Tra questi astuti signori figurava Tazio Secchiaroli che ne ha poi fatto il suo ‘cavallo di battaglia’.

Tazio Secchiaroli al Rugantino

8. Lo scandalo, di dimensioni internazionali, scoppiò poche ore dopo le 7:00 del mattino, quando i quotidiani titolavano quelle foto “L’orgia dell’aristocrazia romana” a caratteri cubitali, con articoli inesatti e dettagli inventati.

Inutile smentire, inutile qualsiasi azione per frenare tale esplosione che nel giro di 48 ore dilagò dagli USA al Giappone e dall’Australia al Canada; inutili anche le mie precisazioni, perché i tanti che cercavano pubblicità vi intinsero le loro penne dandosi lustro al negativo – ma sempre lustro era – con interviste e balle gonfiate oltremisura.

Altre pubblicazioni uscite subito dopo la notte al rugantino

9. La decisione della magistratura di aprire un’inchiesta sull’avvenimento 10 giorni più tardi NON fu una conseguenza diretta della serata, ma un riscontro/verifica riguardante foto e articoli.

Anita Ekberg is with Gaea Pallavicini, Elsa Martinelli and Stanley Franks

10. Il giudice incaricato ebbe molte difficoltà, perché si evidenziava il fatto che stava operando fuori dai binari, fuori dai tempi, fuori dalla realtà. Concluse con un foglio di via per la Nanà, multando i signori che si erano tolti le giacche per offrirle un tappeto, invitando Peter Howard a lasciare la città e rifiutandosi categoricamente di ascoltare la sottoscritta, in quanto avrei dichiarato che il Commissario di Polizia era accanto a me quale invitato durante un ricevimento privato (e il Commissario poteva solo confermare quanto dicevo…).

Preciso che mi recai tre volte al Palazzo di Giustizia per parlare col giudice e deporre.

Non mi volle ricevere. In seguito quel giudice fu tolto di mezzo e spedito in una provincia in Sardegna (allora trattatavasi di una specie di punizione).

Copertine e pagine centrali..le foto girarono tutte sui vari periodici accompagnate da testi fantasiosi e scandalistici

11. Qualora si fosse fatta luce sui fatti reali, l’intera faccenda avrebbe avuto risvolti ben diversi, se non addirittura al contrario.

Si sarebbero dovuti imputare i fotografi che avevano invaso una privacy (se un fotografo entra in casa mia e mi fotografa mentre mi sto facendo il bagno, è lui che va perseguito, non io…).

Carla del Poggio

Si sarebbe dovuto condannare il Pastore e la Nanà per la stessa ragione e si sarebbe dovuto condannare i giornali per calunnia e falso; la stessa parola “orgia” costituiva calunnia.

Io però non avevo il denaro sufficiente per aprire un contenzioso, il che è stato molto utile ai colleghi e direttori di testate varie.

Aiche Nanà i minuti precedenti al “Fattaccio”

A questo punto tengo anche a dire che ho spesso dichiarato e gridato su settimanali, quotidiani e radio (Bisiach) quanto sopra senza ottenere il minimo rilievo (ovviamente a protezione delle stesse testate che erano incorse in errore).

…Meno una sola volta alcuni anni fa, allorchè precisai quanto sopra con l’Espresso, uno dei primi settimanali che aveva dato credito allo scandalo come era stato evidenziato all’epoca (grazie anche al fatto che Secchiaroli lavorava per il gruppo Espresso Repubblica), e l’Espresso ha dato giusto rilievo alla mia lettera pubblicandola sotto forma di articolo.

Non solo, ma nella mia lettera dicevo che tra i miei ospiti al Rugantino figuravano parenti stretti dell’editore Carlo Caracciolo (editore de l’Espresso) come Meralda Caracciolo e Nicola Caracciolo – fratello di Carlo – i quali potevano, volendo, confermare quanto sostenevo.

Il settimanale non ha cancellato il dettaglio. Ringrazio ancora l’Espresso per la correttezza.

Il mitico spogliarello “Color”

Tuttavia il pallone continua, annualmente, a volare via media con tutte le bugie a sostegno; soprattutto dando alla faccenda del Rugantino un posto storico.

Cito anche il signor Bruno Vespa, che ha dato spazio alla Nanà nel suo Porta a Porta, la quale ha tratto linfa vitale da quelle menzogne a suo tempo e continua a farlo; Vespa oltretutto ha anche pesato in modo offensivo con la sottoscritta, consentendo ad un’impiegata della RAI di telefonarmi chiedendomi se potevo fornire il numero telefonico della Nanà, ossia di una tizia che mi ha rovinato la vita per un lungo periodo e che non ho mai conosciuto né ho idea di chi sia.

Ghepardi e Attrici all'Ara Coeli
Quando le attrici giravano per via Veneto con i Ghepardi

Aneddoti ed altri articoli

..A corollario dell’articolo aggiungiamo anche degli altri, che descrivono ancor meglio quelle serate e quei tempi, spiegando davvero quella che per noi comuni mortali è soltanto un film…

<<L’unico che ha tratto vantaggio da quello tsunami pubblicitario è stato Federico Fellini (potete leggere qui un mio recente articolo su Federico).>>

Le prove della scena nella fontana, anche qui era gennaio e la Ekberg indossa sotto l vestito degli stivaloni

Eletto il nuovo Papa, l’attenzione dei lettori dei giornali, in quell’avanzante autunno di 51 anni fa, era di nuovo attratta da argomenti e personaggi certamente più futili ma abbastanza divertenti.

Agli albori del boom economico degli anni Sessanta la massa non aveva ancora dimenticato le tristezze del dopoguerra per cui le imprese di dive, principesse, miliardarie, scatenavano l’entusiasmo dei fan.

Ma anche il panorama artistico iniziava a colorire le serate romane, come la bella Novella Parigini

Novella Parigini a via Margutta

Esile, minuta ma graziosa, una specie di Venere tascabile, Novella Parigini monopolizzava con la propria vaghezza la curiosità;

s’era creata una notorietà oltre il casalingo confine di Via Margutta e di Via del Babuino, epicentro dell’ancora freschissimo scandalo Montesi; nel 1954 era andata addirittura a perlustrare gli Stati Uniti in una stravagante ricerca del nudo maschile perfetto.

Le serviva un modello da ritrarre, sosteneva, ma la gente l’immaginava intenta a misurare, girare e rigirare atletici fisici nudi.
L’incontrai in Piazza di Spagna la sera del 5 novembre 1958, verso le nove.

Faceva già fresco, si cominciava a gradire il caldo.
“Andiamo alla festa di Olghina – mi disse – stasera ci sono tutti».

Italian journalist and writer Olghina di Robilant smoking at the beach during the 19th Venice International Film Festival. Venice, August 1958 (Photo by Mario De Biasi\Mondadori Portfolio via Getty Images)

Di aristocratica famiglia, Olghina di Robilant stava allargando rapidamente la cerchia delle proprie amicizie.

Non più e non soltanto blasonati rampolli nostrani ma anche i nuovi, rampanti protagonisti dell’emergente cafè society romana e internazionale.

Giovani inglesi, francesi, americani, spesso per niente nobili ma certamente più danarosi.

Era il caso di Peter Howard, dorato pargolo erede della favolosa fortuna dei Vanderbilt.

Una simpatia, un amore fra i due? Certo è che quel 5 novembre, giorno del 25° compleanno della contessina romana, Peter volle offrirle una favolosa festa in Trastevere.

Il locale prescelto… un anonimo ristorante a pian terreno; il Rugantino, contrassegnato dai numeri civici 38, 39 e 40 di Piazza Sidney Sonnino.

Locale con pretese storico-folcloristico-turistiche ad uso esclusivo di stranieri; un secondo ambiente, nel piano interrato, ospitava occasionalmente il ballo.

La festa fu un successo.
Tutta la Roma notturna, cinematografica, aristocratica, mondana era invitata  convennero i più celebrati nomi del momento.

Anita Ekberg a piazza Mattei 1954, come da tradizione riceve un bacio sotto le tartarughe, una iniziazione che rende Romani al 100%

Nata a Malmoe in Svezia il 29 settembre 1931, la Ekberg, il cui nome completo era Kerstin Anita Marianne, a vent’anni era stata eletta Miss Svezia ed era venuta in Italia la prima volta nel 1956 per sostituire Arlene Dahl nel film Guerra e pace di King Vidor.

Nel maggio di quello stesso anno si era sposata, nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio a Firenze, con l’attore Anthony Steel, impegnato in quei giorni nel film Posto di controllo girato in parte in Italia, sul Lago di Como e a Firenze.

Li unì in matrimonio l’assessore Menotti Riccioli il quale, a causa dell’affluenza dei fotografi, mise a disposizione una sala più grande di quella solitamente riservata ai matrimoni.

L’assessore regalò un mazzo di fiori alla sposa e una copia rilegata dei «Doveri dell’uomo» allo sposo.

JANUARY 01: Anita Ekberg And Her First Husband Anthony Steel (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

Nato a Londra, Steel aveva 36 anni ed era divorziato; la Ekberg, che aveva 24 anni, indossava un abito bianco ispirato ai modelli dell’antica Grecia, che lasciava una spalla completamente nuda e che per questo suscitò varie polemiche.

La cerimonia era stata rinviata varie volte per il ritardato arrivo di alcuni documenti. Dopo le nozze, si svolse un rinfresco in un albergo sul Lungarno, quindi gli sposi partirono per Londra.

La Ekberg quando era Hostess

Affascinato dalla bellezza dell’attrice, Gaetano Afeltra la definì, in uno dei suoi lapidari titoli sul Corriere d’Informazione: «La sposa di maggio».

In quello stesso periodo, precisamente il 21 aprile, si era sposata negli Stati Uniti, con il giornalista del “New York Times” Clifton Daniel jr, Margaret Truman, figlia dell’ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman, cantante e attrice.

Ekberg e Fellini negli studi dove fu ricostruito l'EUR in scala 1/4
Ekberg e Fellini negli studi dove fu ricostruito l’EUR in scala 1/4

Giunta in viaggio di nozze a Roma, la coppia era stata invitata a un pranzo dagli agenti cinematografici Kaufman e Lerner.

Appreso che vi avrebbe partecipato anche Anita Ekberg, Margaret Truman disse: «Non mi va a genio l’idea di cenare con Miss Ekberg. Sono stati fatti troppi racconti scandalosi su di lei».

Lerner allora le aveva garantito che l’attrice era molto simpatica e che c’era in lei «un aspetto semplice e pudico» che la gente non conosceva.

Margaret aveva accettato.


Anita, raccontarono poi i due agenti, «bellissima, vestita sobriamente tutta di nero, sedeva con una compostezza da educanda».

La Ekberg nell’EUR DI POLISTIROLO E CARTAPESTA

All’epoca della festa al “Rugantino” la Ekberg aveva già attirato l’attenzione di Federico Fellini, intento a studiare costumi e usi romani per un grande film che non aveva ancora bene in mente.

Era stata protagonista anche di altro episodio al quale pure si vuole far risalire la nascita ufficiale della dolce vita intesa come «sagra della paparazzata».

Reduce da una notte trascorsa in locali notturni, all’alba di un giorno della primavera del 1958, dinanzi ai fotografi, era stata schiaffeggiata lungo tutto il percorso da Via Veneto alla Scalinata di Trinità dei Monti dal gelosissimo marito Anthony Steel.

Quella sera del 5 novembre 1958 Anita piombò al “Rugantino” con nordica foga, travolgendo il pur non copioso ritegno delle calde dive nostrane: ad un certo punto si tolse le scarpe e si mise a ballare a piedi nudi.

Fu la miccia che incendiò gli animi.

Anita al Rugantino, balla prima con le scarpe (a destra ) e subito dopo senza (sx)
Novella Parigini, a bagno nella Barcaccia nelle notti Romane di fine 50

Costituzionalmente più elegante e compassata, Linda Christian, vedova già di Tyrone Power, invano cercò di imitarla.

Elsa Martinelli era ancora tenuta a freno dal marito conte Franco Mancinelli Scotti; la Parigini era arrivata al “Rugantino” in compagnia del principe Andrea Hercolani con il quale abbondantemente animava il baccanale.

Linda Christian e Tyron Power a Roma
Anita Ekberg is with Giovannella Zannoni, Aïché Nana and Lorenzo Ricciardi at the restaurant ‘Rugantino’ during a dinner party, Rome 1958

Partecipavano alla festa i principi Giovanni Aldobrandini, Mario Ruspoli, Pierfrancesco Borghese, Nicola Caracciolo, Nicolò e Luciana Pignatelli.

ed ancora: il direttore del cinegiornale “La Settimana Incom” Sandro Pallavicini con la moglie Gea, le attrici Eleonora Rossi Drago e Carla del Poggio, la cantante Laura Betti, l’attore Gérard Herter, il regista Eriprando Visconti.

Prima dello spogliarello, Aiche Nana improvvisa una danza scalza tra i tavoli

Sergio Pastore, giornalista di un piccolo giornale di Napoli, si era recato alla festa insieme ad una sconosciuta ballerina turca di 18 anni, Aiché Nanà, aspirante attrice.

Scatenata dalle celebrità presenti, anche Aiché Nanà si mise a danzare a piedi nudi ma presto ritenne di poter superare le prodezze della Ekberg.

La danza, (ancora con le scarpe) inizio proprio al tavolo della Ekberg , l’intento di rivaleggiare con la celebrità per una sconosciuta fu tentazione irrefrenabile

Avviò uno strip professionale che fece subito largo; sola al centro della pista, Aiché continuava a spogliarsi, incitata dai nobili romani che le avevano fatto circolo intorno e predisposto in terra un tappeto di giacche da sera.

Erano rimasti tutti in maniche di camicia.

Al ritmo dell’orchestra alcuni presenti invitano allo spogliarello Aiche, gettando a terra le loro giacche e soprabiti

Quando cadde il reggiseno e Novella Parigini cercò di strappare alla ballerina anche lo slip, il gestore del locale telefonò alla polizia e il 25°compleanno di 0lghina di Robilant divenne una data importante nel costume romano, anzi italiano:

Tra gli occhi increduli dei fomentatori (fotografi in primis) Aiche inizia il suo spoglarello da consumata professionista

Erano ancora i tempi in cui la polizia fermava le turiste in short in Piazza di Spagna, invitandole a coprirsi; nei night le esibizioni più audaci erano quelle di ballerine in due pezzi;

il Concordato del 1929 tra lo Stato e la Santa Sede aveva attribuito a Roma, infatti, il carattere di città sacra per la presenza del Vaticano e le autorità italiane lo facevano rispettare.

Prima dell'immagine icona mille altre furono scattate in pose anche scomposte

Il primo seno nudo romano non fu, quindi, esente dai rigori della legge.

Dal Commissariato di Polizia di Trastevere partì una camionetta. Appena comparvero gli agenti, gli aristocratici spettatori scapparono in maniche di camicia.

Erano le tre. Aiché Nanà fu sommariamente ricoperta con le giacche di focosi ammiratori.

Ma la festa non era finita: la maggior parte dei partecipanti si ritrovarono subito dopo in Via Veneto, al “Cafè de Paris”, ancora aperto.

Commentando l’animata notte si passò dal whisky al cappuccino e alla brioche.

Poi alle 6,30 del mattino andarono tutti a dormire.

Gaea e Sandro Pallavicini ai tavoli, molti non si accorsero di nulla, coperti dal muro di gente che circondava la Ballerina

Ma alle 6,45 io ero già nella redazione del Corriere d’Informazione, per il solito lavoro.

Mi telefonò Sergio Spinelli, titolare dell’agenzia fotografica Roma Press Photo, situata in Via Gregoriana, offrendomi una foto della festa scattata da uno dei suoi fotografi, Tazio Secchiaroli.

Linda Christian with Lello Bersani, Antonio Gerini and Mario Ruspoli

Telefonai al Commissariato per conoscere le decisioni della Polizia; mi rispose il piantone: «Non è successo niente – mi disse -…. Se voi della stampa non ne parlate, non è successo niente».

Anita Ekberg, Gaea Pallavicini, Francesco Ghedini, Luca Ronconi, Olghina De Robilant, Renzino Avanzo

Io invece scrissi un ampio e dettagliato resoconto della calda notte, corredandolo con la fotografia che acquistai e trasmisi per telefoto.

Actress Anita Ekberg is with friends at the restaurant ‘Rugantino’ during a dinner party, Rome 1958

Il “Corriere d’Informazione” giunse in edicola, a Milano, a mezzogiorno, quando i protagonisti della movimentata nottata erano ancora tutti a dormire; fu difficile, per i giornalisti dei giornali concorrenti, trovare subito una conferma, e questo accrebbe l’interesse per l’avvenimento.

Elsa Martinelli e Gaea Pallavicini

In una delle foto Aiché Nanà appariva mentre, ballando in topless, lanciava una calza che si era appena sfilata alla platea dei maschi seduti in terra, dinanzi a lei; in primo piano, in camicia bianca, era il suo accompagnatore Sergio Pastore.

In un’altra foto, vestita solo di uno slippino, appariva sdraiata sulle giacche dei nobili stese sul pavimento, intenta in realistiche contorsioni.

Carla del Poggio

Nei giorni seguenti quelle foto furono pubblicate dal settimanale “L’Espresso” il cui direttore fu incriminato, processato e condannato. Peter Howard fu dichiarato indesiderabile, accompagnato dalla Polizia fino al treno, alla Stazione Termini, e rispedito all’estero.

Luciana Pignatelli and Nicola Caracciolo
Tutto si svolse in pochi minuti, lo spazio di una canzone, tra sguardi increduli, attoniti, tra il divertito ed il compatimento

Ma chi era l’oscura eroina che aveva detronizzato per un’intera notte le conclamate dive del momento?

Non era la prima volta che destava clamore: ad Istanbul dove viveva ed era una promettente nuotatrice, a 13 anni aveva vinto il concorso per l’elezione di Miss Bosforo.

Una sua foto in bikini era stata pubblicata da un settimanale sportivo e aveva suscitato uno scandalo; era il primo bikini, infatti, pubblicato nel suo Paese.

Inappuntabile la Jazz Band, proseguì nel sottofondo musicale malgrado il teatrino improvvisato d Aiche…erano professionisti consumati, ma quello cui assistettero quella notte era di certo una prima..per tutti

L’esibizione al “Rugantino” le fruttò la popolarità in Italia, l’ostracismo della tv dell’epoca e il 21 luglio 1961 una condanna a mesi di reclusione.


In seguito si sposò a San Marino con Pastore, passato dal giornalismo alla regia cinematografica, dal quale ebbe una figlia, Sara, destinata a diventare cantante soprano.

Tutto, dalla danza con scarpe allo spogliarelo durò 3 minuti scarsi, incredibile la quantità di foto che riuscì a fari fare in quel breve periodo…

Più tardi, separatasi da Pastore, Aiché Nanà tornò allo spettacolo interpretando film e producendoli.

Uno di Edipeon, il cui soggetto era stato scritto addirittura dal commediografo cattolico Diego Fabbri, era interpretato, oltre da lei, da Magali Noél e da Massimo Serato.

Inoltre recita, stavolta con striptease integrali consentiti dai nuovi tempi, nel Piccolo di Roma, un teatrino situato nel cuore di Trastevere da lei stessa gestito.

Una improbabile “Birreria del West” nel quartiere EUR ricostruito a Cinecittà

Considerazioni e sintesi postume..di Olghina Robilant

“La serva che guarda dal buco della serratura non finirà mai di invidiare la padrona che sta spiando, anche quando, nel tempo, diventa lei stessa padrona e viene a sua volta spiata.”

Prima che la Ballerina Turca desse il meglio (o paggio…) di se..Anitona aveva già infiammato gli animi con la sua giunonica femminilità nelle danze comuni

È la storia de “La Dolce vita” come la vide Fellini, come amano vederla i milanesi e il loro dio denaro, come la vedono oggi Marco Cicala e Paolo Sorrentino – giornalisti de La Repubblica – e perfino qualche scrittore come Antonio Tabucchi.

Loro però …(particolare non trascurabile)…non c’erano.

La massima trasgressione della Attrice…ballare scalza..

Non c’erano e non sapevano.

Non ebbero mai il privilegio di godersi quella splendida libertà dell’irripetibile ventennio romano.

La decadenza filmata da Fellini è davvero paragonabile a quella odierna, ma il regista nel 1958 non era un veggente, non previde il futuro, solo …non capì un bel niente del suo tempo presente.

Anche lui non c’era, anche lui spiava a distanza come la succitata serva …sentendosi escluso, forse chissà, dal salotto ovattato della sua dimora ,immerso nelle nostalgie della natia Romagna.

Anche la Ekberg era una “imbucata” in quella che era a tutti gli effetti una festa privata ad inviti, venne infatti al posto dell’invitato Fellini e consorte che diedero invece forfait

Si faceva narrare le cronache piccanti della vita sociale romana dal suo aiuto Guidarono Guidi, un simpatico gay senese il quale condiva il suo riferire con la tipica ironia sarcastica del ‘maledetto toscano’.

Non per falsità ma per vanitoso desiderio di stupire o scandalizzare, per amore della ‘battuta’ o per fare come la maggioranza dei toscani; che sghignazzano a spese di qualcuno o qualcosa e non ridono per puro divertimento.

In realtà Roma era, in quegli anni, l’esatto opposto di quanto Fellini ha raccontato nel suo film.

Duke Ellington al Piper primi ani 60

Roma era un Eden….un paradiso di delizie.

Era amabile, estrosa e leggera; era un luogo nel quale la gioiosa risata aleggiava come il ponentino e non conosceva violenza, classismo né discriminazioni o calcoli, o cattiveria.

Vi si viveva la rinascita esaltata del dopoguerra reagendo ai ricordi recenti delle occupazioni, tedesca e alleata, le privazioni, la fame, la paura, le Fosse Ardeatine e tutto quel periodo spaventoso.

Fu un ventennio, solo un ventennio, perché nel ’68 il dolce vivere di Roma finì.

Chiuso.

Mal al Piper

Le Cause:

Arrivarono i soldi, i salotti, i palazzinari, i politici che non ne potevano più di essere ignorati.

Arrivò la mafia, con la cocaina come borotalco che pioveva dappertutto imbiancando anche i nasi più ingenui, arrivarono il pragmatismo e materialismo del nord che cadde sulla capitale come una cappa di marmo gelido.

La moda ed i costumi che cambiano in una foto emblematica di fine anni 60…la dolcevita era un ricordo lontano..si andava dal beat alla contestazione generale, 10 anni di benessere avevano stravolto una popolazione

Arrivarono le sommosse degli studenti dissenzienti, (tra i quali si annoveravano ben pochi romani).

Arrivarono i fanfaroni che fondarono la seconda Repubblica dichiarandosi socialisti con il rolex al polso e l’abito di Caraceni.

Le modelle nudiste di “Playmen” che sfilavano nell’ingresso dell’Hotel Raphael come le donne degli harem arabi sperando di essere scelte dall’emiro di turno.

Arrivò la televisione – che c’era già, ma nessuno la guardava .

Arrivarono le segretarie che al telefono rispondevano “è in riunione” (il romano si immaginava un tavolone ovale e tutti seduti intorno in riunione…si, vabbè).

Arrivarono i chirurghi plastici con la prima famosa vittima confessa, Eleonora Rossi Drago, col nasino rifatto in su e due narici come l’ingresso di due tunnel…(quelli si, gli anni di palstica…)

Amanda Lear (Amanda Tapp) e Italian make-up artist Gil Cagne’ Jakie O’ 1976

…Ed ancora: i visagisti, gli arredatori, l’alta moda con i suoi vagoni infiniti di business con isterici annessi.

Le femministe che sventolavano reggiseni e le discoteche che uccisero definitivamente “il bello” dei night club con l’orchestra.

Arrivarono infine, i nuovi paparazzi che presero il posto di altri ma con diverso spirito.

Oggi alcuni amano proclamarsi “protagonisti del famoso ventennio”, ma basta fare due calcoli… per sapere che non erano presenti perché adolescenti all’epoca. (Vero Mister King?)

Dal ’68 iniziò “la caduta di un Impero Romano” che non ha e non ebbe uguali nella storia d’Italia.

Il dettaglio più illuminante lo offrì lo stesso Fellini, che nel 1970 ammise infine: «Mi ero sbagliato, non avevo capito niente di Roma quando diressi La Dolce Vita. Rimedierò».

Purtroppo però non seppe rimediare, perché il suo tentativo nel film “Roma” fu davvero un penoso rattoppo.

Federico non sapeva fare il pane con farina altrui, o quanto non rispecchiasse il provincialismo della sua Romagna e delle sue fantasie, ma anche della sua invidia.

Lui lo sapeva e per questa ragione rifiutò sempre le danarose offerte hollywoodiane.

Era stranamente invidioso di quel mondo dallo spirito goliardico, più notturno che diurno, come uno scolaretto povero escluso da un lussuoso istituto privato

Ma questo nessuno lo ha mai detto, perchè era anche geniale, come peraltro tanti geni che furono ultimi della classe nell’infanzia.

Era anche timoroso e non di rado chiedeva di rileggere le sue affermazioni durante un’intervista, per potersi correggere.

Per lui le porte della vera Roma gaudente si aprirono alcuni anni dopo il famoso film.

Quando poi Federico si tuffò a sua volta nel vivere ‘carpe diem’ …esultò giulivo, stupito, partecipe ed entusiasta rinnegando ogni virgola di quanto aveva narrato nel suo film.

Lo dice chi visse quel periodo, chi lo criticò dopo il film e il successo, e divenne però sua amica nei tempi a seguire.

Lo dico io perché ne parlai a lungo con Fellini.

Olghina De robilant

Il Video

…Seppi così che si era ispirato a me con il famoso bagno nella Fontana di Trevi (…io lo feci per una scommessa con Guidarono Guidi, di 10.000 lire, che glielo narrò e lo scrisse su L’Europeo) e con il festino finale che voleva essere un revival del Rugantino.

Si scusò addirittura con la sottoscritta.

Detengo ancora alcune sue lettere di mea culpa nelle quali mi chiede di correggere certe sue affermazioni facendo un rammendo, e che però non scrissi.

Non andava “annuvolato” il successo internazionale del suo film, anche se era di fatto, palesemente inesatto.

Nossignori, Fellini non era un veggente.

Il caso e solo il caso, oltre all’evoluzione della società; con l’incremento demografico e l’arrivo di tanti immigrati e stranieri e il potere del denaro…

Questi si, hanno portato Roma, alla somiglianza con l’immagine offerta dal suo film, ma dopo il 68…sia chiaro.


Tutte le analisi e i paroloni sprecati da colleghi e scrittori, per gettar fango sul periodo più felice della capitale, costituiscono un denigrare postumo.

Un mendace ed ignaro, vacuo, sciocco ed ancora, ripetutamente, un vedere le cose, dal buco della serratura.

Cito per l’ennesima volta una copertina del settimanale “Time” che uscì proprio in quel periodo (prima del ’68…) sulla quale appare la foto di una ragazza sola che cammina indisturbata in piena notte attraverso Villa Borghese.

Il titolone: “L’ultima città al mondo nella quale questo può succedere”.

L’articolo narrava come si poteva vivere tranquilli a Roma e come una ragazza potesse attraversare da sola il Pincio o Villa Borghese alle due di notte, senza correre rischi di alcun tipo.

Era assolutamente vero.

Lo posso testimoniare perché lo feci spesso; indisturbata e indipendente come mi era consentito solo in quel di Roma.

L’articolone del “Venerdi” de’ La Repubblica?

È la storia della volpe e l’uva. Tutto qui.

Ferragosto in via Veneto 1959

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