Mura Aureliane

 

 

Costruite oltre 1.700 anni fa, con il loro percorso di oltre 18 km, sono tra le cinte murarie antiche più lunghe e meglio conservate al mondoEdificatete tra il 270 e il 275 dall’Imperatore Aureliano per difendere la capitale dell’Impero da eventuali attacchi Barbari , hanno subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell’antichità sia in epoca moderna.  I maggiori sicuramente nel tratto della sponda sinistra del Tevere, da Castello a Ponte Sisto e da qui alla sponda trasteverina; tutto il percorso tra porta Settimiana, Porta S.Pancrazio e Porta Portese, ampiamente rimaneggiato dalle mura Gianicolensi.

 

Le porzioni rimaste più aderenti alle originali sono quel piccolo tratto tra la Porta Settimiana ( che invece di rimaneggiamenti ne ha avuti parecchi e profondi) e  la Farnesina sino all’attuale lungotevere omonimo. Queste un tempo, quando i giardini erano molto più estesi di come oggi li vediamo, terminavano poco a monte di Ponte Sisto mentre sulla sponda opposta erano state totalmente inglobate dalle stratificazioni edilizie delle case addossate al fiume, nei secoli successivi.

 

 

Il collegamento attraverso il fiume delle Mura Aureliane veniva posto a Ponte Sisto da molti studiosi, identificando il medesimo come quello in origine eretto da Agrippa , poi restaurato da Antonino Pio, da Settimio Severo o Caracalla e infine da Valentiniano. Esistono però altre teorie, sposate da molti studiosi che fecero rilevi prima della costruzione dei muraglioni, per le quali il Ponte che collegava le mura era in realtà poco a monte dell’attuale Ponte Sisto. Le anse del fiume ai tempi erano radicalmente diverse, così come profondità dell’alveo ed i flussi della corrente..

 

In estrema sintesi ( gli studi sono molteplici, contraddittori e fatti da molte fonti autorevoli nei tempi: Richmond, Lugli , Castagnoli, Cozza , Lanciano e tanti altri..) tale ponte, disassato , asimmetrico e fortificato non avrebbe lambito il Sepolcro del Platorini, di cui parleremo a breve ma avrebbe avuto un camminamento raccordato alle mura e torri sul fronte trasteverino, ma con sbocco su attuale Vicolo Moroni, il cui proseguimento , differendo di poco dall’attuale via Garibaldi , parallelo alla sua sinistra, sarebbe confluito nella attuale rampa di san Pancrazio fino la porta omonima, inizio della via Aurelia.

Patouillard, incisione raffigurante il Tevere da Ponte Sisto, si notino i giardini Farnesiani che si spingono oltre la metà dell’attuale  alveo, il troncone romano divenuto giardino pensile e dubito dopo la Torre degli Stefaneschi

 

 

 

Prima dei lavori sui muraglioni si poteva vedere chiaramente un giardino pensile poco a monte di Ponte Sisto, che probabilmente era fatto sui resti del ponte suddetto, si può vedere sia dalle foto e acquarelli del Roessler Franz, che in altre rare immagini ante muragliamento. A conforto di tali teorie ci sono molti elementi, non ultimo la demolita torre degli Stefaneschi poco più a monte ed altre coincidenze in linea col percorso fortificato.

Il progetto Carnevari come si vede, sacrificò gran parte dei giardini Farnesiani modificando il corso del Fiume

 

Molto visibile nella incisione del Patouillard, oltre che le resta del supposto Ponte Di Agrippa  , poco  più a monte, la torre degli Stefaneschi , che ha una gemella tuttora esistente in piazza delle Scala. Ottimamente conservata e  posta in asse con questa sul fiume e con tutta probabilità, edificata su resti Romani disseminati lungo il percorso verso la cima del colle Gianicolo da quell’asse viario che partiva dalla attuale Vicolo Moroni e che, tagliando via Dorotea si congiungeva a via della Scala in quell’ esatto punto, tagliando vicolo Bologna.

La Tomba dei Platorini

 

Il Sepolcro rinvenuto durante la costrruzione dei muraglioni, così come possiamo ammirarlo ricostruito praticamente intero, alle terme di Diocleziano (sala10), comprensivo din statue e manufatti

 

Il Franz con la sua collezione Roma Sparita, ha testimoniato anche il momento del minuzioso smontaggio del sepolcro rinvenuto come si vede, addossato alle mura Aureliane che qui già appaiono visibilmente demolite..

 Altra ipotesi vuole il sepolcro appartenernte a M. Artorio Gemino: prefetto dell’erario militare in epoca Augustea…fu comunque rinvenuta nel 1880 nel quartiere di Trastevere, durante le demolizioni dei giardini Farnesiani, tra Ponte Sisto e via della Lungara, la tomba fu minuziosamente ricostruita nell’aula X delle Terme di Diocleziano nel 1911, in occasione della grande Mostra Archeologica di Roma; in tale occasione si utilizzarono tutti i materiali originari superstiti (i blocchi marmorei usati per il rivestimento, le iscrizioni, le urne e le tre sculture).

L’edificio era composto da pareti con nicchie semicircolari e quadrate all’interno delle quali erano collocate le urne con le ceneri dei defunti; l’iscrizione che sovrasta l’ingresso del sepolcro riporta alla famiglia dei Suplicii, forse da identificare con i proprietari del sepolcro stesso.

L’ottimo stato di conservazione del manufatto , integro di tutti i reperti al suo interno è sicuramente da imputare ad una piena alluvionale che, riempiendolo di sabbia, ne ha preservato le fattezze al riparo da barbari e tombaroli sino i suddetti lavori per gli argini del Tevere..

Un acquarello del Franz immortala proprio i lavori per lo smantellamento del sepolcro, dove è possibile collocarlo esattamente a ridosso delle mura Aureliane fuori dalla cinta cittadina. Mura poi innalzate e modificate, con superfetazioni stratificate nel tempo, ma che danno una idea di come il livello del fiume sia salito di almeno 6 metri, in quanto il manufatto veniva descritto da antichi testi in una posizione dominante di grande visibilità, mentre nel dipinto di fine 800  la vediamo a pelo dell’acqua.


Oggi le mura che cingono e sormontano vicolo Moroni sono luoghi preclusi allo sguardo, torrette che si affacciano su i giardini della Farnesina e sul gianicolo..autentici privilegio per chi ci vive accanto e che, in alcuni casi, beneficia ancora di accessi al passetto tra le due ultime torri rimaste.

 

 

Vicolo Moroni

1949 vicolo Moroni verso Santa Dorotea, a destra palazzo Moroni

 

Tra le prime leggende metropolitane di una Roma Papalina, vi era quella che ai tempi, i grandi personaggi della curia non camminassero mai come i comuni mortali sulle strade, ma avessero sempre dei cunicoli e dei passetti rialzati, come quello di castello per intenderci , sicché al riguardo ve n’è una proprio legata a Vicolo Moroni.

1953, girotondo a Vicolo Moroni angolo vicolo del Quartiere

Si narra che sotto la lungara vi sia un antico tunnel che la percorra per intero dall’arco di sangallo a S.Pietro ed arrivi proprio alle mura aureliane di S.Dorotea. L’uso di tale tunnel era molteplice, uno dei più sconosciuti sembra essere, la via anonima per raggiungere un noto bordello che nei secoli scorsi risiedeva proprio nelle mura accanto vicolo Moroni, ma il confine tra realtà e leggenda rimane ancorato a tramandazzioni e ritrovamenti del medesimo sotto i giardini chigiani distrutti per i muraglioni.

 

Vicolo Moroni 1972
Vicolo Moroni 1972

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nome di questo vicolo deriva dalla famiglia Moroni, originaria di Milano ma presente a Roma fin dal Trecento, che qui risiedette nel palazzo situato al civico 3.

L’edificio fu acquistato alla fine del Quattrocento dal cardinale Giovanni Moroni che ebbe qui la propria dimora finché nel 1504 si trasferì, in qualità di titolare, nella chiesa di S.Maria in Trastevere , dopodichè il palazzo passò in proprietà alla sua famiglia. Per più di due secoli i Moroni vi abitarono finché il conte Michele, intorno al 1780, vendette l’edificio all’abate Navali; poi l’edificio passò in proprietà a monsignor Angelo Picchioni e successivamente alla famiglia Pozzi.

Michelina, lavandara di vicolo Moroni
La bella morona di vicolo <moroni 1969 Emiliano Gentilini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il palazzo, che sviluppa su tre piani ed uno ammezzato, è caratterizzato da un bel portone centinato con bugnato a cuscino e cartiglio in chiave, da altre tre porte, una delle quali murata, e da finestre rettangolari con davanzale su mensole: da ricordare che un tempo la facciata era caratterizzata dallo stemma della casata Moroni costituito da un albero moro celso in campo bianco.

 

1949 a Vicolo Moroni, Trastevere allora era un quartiere Popolare, persino rurale come testimoniano le gallione in strada…abitato da gente colma di solidarietà; un paese dove le porte erano aperte ed ognuno chiedeva all’altro quel che necessitava..

 

Lo spettacolare interno del Politeama
Maestosamente ligneo, il Politeama si stagliava sulla spiaggia della Renella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra il 1888 ed il 1895 il palazzo ospitò, all’interno di alcuni locali al pianterreno con ingresso al civico 23, un teatro in legno denominato “Nuovo Politeama Romano” perché in sostituzione del “Teatro Politeama Romano” di “piazza della Renella”, demolito, quest’ultimo, nel 1888 in occasione della costruzione dei muraglioni del Tevere.

I proprietari del “Nuovo Politeama Romano”, Bartolomeo Filipperi e Giovanni Mancini, gestivano anche una famosa e caratteristica osteria, annessa al teatro, denominata “degli Orti Aureliani” (in onore delle vicine Mura Aureliane), frequentata da giornalisti, letterati ed artisti, che qui fondarono un’associazione denominata “La Lega dell’Ortografia”.

Di questo splendido teatro oggi rimane solo la toponomastica di un vicolo

 

Oggi basta una utilitara a deturpare e ingombrare un simile vicolo, un tempo le auto erano più piccole ed a misura di …rione..
Una repertazione fotografica del rione effettuata nel 1972 dalla Biblioteca Hertziana, ci restituisce i sapori del vicolo e di una Trastevere scomparsa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’osteria, successivamente chiamata “Trattoria del Lungotevere”, era strettamente collegata alle fortune del teatro e le vendite del vino direttamente proporzionali al successo degli spettacoli: durante la rappresentazione del dramma “Le Due Orfanelle” o durante l’esibizione canora del cantante romanesco Orazietto delle Fornaci, il vino scorreva a fiumi, quasi incapace di placare la sete e l’eccitazione di quei popolani entusiasti.

Successivamente nello stesso luogo si insediò il “Teatro Intrastevere”, caratterizzato da tre ambienti distinti e separati: la “sala teatro”, la “sala caffé teatro” con un palcoscenico a passarella e la “sala performance” senza palcoscenico: oggi i locali sono adibiti a sala cinematografica denominata Multisala Intrastevere.

Una presenza davvero particolare quanto inaspettata ma ampiamente esposta prima, è fornita dai resti del tratto transtiberino delle Mura Aureliane, una presenza davvero rara su questa sponda del Tevere, che costituivano il prolungamento ed il congiungimento della cinta difensiva tra la vicina Porta Settimiana ed il Tevere, dove, poche decine di metri a nord di Ponte Sisto, si chiudeva il triangolo transtiberino.

Ancora oggi, spinti dal fascino di un vicolo magicamente senza auto (sono momenti rari come le congiunzioni astrali…) si possono incontrare veri trasteverini che agli occhi curiosi del forestiero, “danno chiacchiera” ..come si diceva a Roma, mostrando il loro animo grande, la loro commovente …umana solidarietà ed inclinazione al socializzare, un popolo orgoglioso delle sue radici e tradizioni che ha sempre accolto ed integrato tutti sin dalle origine del tempo…e che oggi , a furia di accogliere lo straniero..ne è stato colonizzato e gentrificato…ma che anche rimasto un gruppo sparuto..non molla e per fortuna…mantiene nelle nuove generazioni le sue prerogative uniche.

Quelli che purtroppo non ci sono più, parlano attraverso intonaci scrostati e resta di vestigia Romane, ultimi depositari di una Romanità ormai quasi estinta

Raro come una eclisse di sole..il vicolo senza auto che rimanda lo sguardo a fascino antico
Mura Romane e Bouganville, case addossate a torrette di guardia, il fascino di questo vicolo è unico, riservato…magico

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *