Gioielli Romani nel dimenticatoio: Excubitorium

Parlare delle scoperte archeologiche quali l’Excubitorium, situata nella Trastevere sud (quella alla sinistra di viale trastevere entrando nel rione da ponte Garibaldi), necessita di una prefazione. Due grandi assi viari  che si dipanavano da Ponte Emilio: le attuali Aurelia e Portuense, così come dall’altra parte del fiume e del ponte un analoga iperbole congiungeva altri assi viari principali. Dall’attuale ponte Rotto dunque , si dipanavano  quattro grandi rotte di grande uso allora  e fin oltre  il diciannovesimo secolo. Dalla costruzione di questi due assi importanti avrà seguito l’intera edificazione di Trastevere, con assi viari che si insinueranno paralleli ai medesimi intersecandosi in punti che tuttora ne seguono il percorso, come le attuali via dei Genovesi e dei Salumi, ma anche vicolo de’atleta e via di Montefiore.

L’attuale lungotevere è sovrapposto a questa mappa gregoriana, dove si evidenziano anche assi viari roman maggiori e minori repertati durante gli scavi e visibili negli ipogei di chiese

Assi viari Romani

La via Aurelia aveva origine dunque, dall’attuale Ponte Rotto, e, dopo aver attraversato il quartiere Trastevere, risaliva il Gianicolo per puntare direttamente sui territori etruschi. Probabilmente, ripercorreva, unificandoli, vecchi tracciati lungo la costa tirrenica con funzione di collegamento tra le città poste sul mare.

 

Il primo tratto della Lungaretta oltre ponte rotto si chiamava Lungarina, esiste ancora nel toponimo ma era prima dei lavori per i muraglioni, più lunga e densamente edificata nel basso medioevo su preesistenti fondamenta romane.

 

Capitelli e laterizi romani su case scomparse alla lungarina

Strutturata forse da C. Aurelio Cotta, censore nel 241 a.C., la strada si inoltrava nel territorio della vicina Cerveteri, diventando fin da subito l’asse portante del sistema coloniale (Forum Aurelii e Cosa) e della presenza romana fino a Vulci. Nel territorio settentrionale vennero stabilite le praefecturae di Saturnia, divenuta colonia nel 183 a.C., di Statonia e forse la colonia di Heba. Il suo tracciato da Cosa fu prolungato a Luni e, nel 109 a.C., fino a Genova: da qui manteneva il suo nome fino ad Arles in Francia.

Repertazione di ritrovamenti romani durante le demolizioni alla lungarina
Capitelli, colonne ed architravi scomparsi in superfetazioni alla lungarina
Essendo soggetta ad inondazioni del Tevere, la via era sollevata dal piano stradale, questo è il tratto tra piazza del Drago e viale Trastevere, delle arcate rabbecciate sono visibili nella foto degli scavi del 1939.

La via Aurelia, nel primo tratto subito dopo il ponte Emilio, a causa della depressione del terreno e dei rischi di impaludamento per il vicino fiume, correva sopraelevata su un viadotto realizzato con arcate in opera quadrata di tufo, alto almeno cinque metri ed esplorato, durante moderni scavi nell’area di piazza Sonnino, per almeno una settantina di metri. Subito dopo, il tracciato antico sembra coincidesse con via della Lungaretta e, in direzione del Gianicolo, con via di Porta S. Pancrazio.

Ritrovamenti in via delle Palme

 

Apoxyomenos di Lisippo, colui che si deterge il sudore
La strada Aurelia Sopraelevata nel primo tratto di 3 metri ed attualmente posta a 4 metri dalla attuale, la dicono lunga sul livello del Tevere e degli argini di un tempo

L’emozione suscitata dal fortuito rinvenimento nel 1849 in vicolo delle Palme (oggi vicolo dell’Atleta) di alcune pregevoli statue, tra le quali una copia dell’Apoxyomenos di Lisippo, un cavallo e un toro in bronzo, spinsero due cercatori di opere d’arte, G. Gagliardi e A. Ciocci, a intraprendere nelle vicinanze uno scavo con la speranza di trovare altri importanti capolavori. Fin dalle prime fasi dello scavo, completato solo in epoca successiva a cura del Governo, apparve subito chiara la destinazione degli ambienti riportati alla luce in base al gran numero di graffiti presenti sulle pareti, ove era ripetutamente citata la VII Coorte dei Vigili, che secondo la riforma augustea era preposta alla sorveglianza della IX e XIV regione. In particolare l’edificio venne identificato con un excubitorium o corpo di guardia distaccato nel Trastevere della VII Coorte, la cui sede centrale doveva essere nel Campo Marzio, il termine “excubitorium” viene dal latino “ex cubare”, cioè “dormire fuori”, in pratica “vegliare”, “fare la guardia”

 

Vicolo dell’Atleta, un tempo delle Palme, in una foto anni 70

Se il buono stato di conservazione del monumento e lo straordinario valore documentario dei graffiti sollecitarono l’interesse e lo studio immediato degli specialisti, viceversa l’area scavata fu abbandonata con gravissimo pregiudizio per la conservazione delle strutture murarie e soprattutto del loro apparato decorativo: gli intonaci dipinti sono andati progressivamente in rovina, mentre il magnifico mosaico pavimentale è andato perso durante l’ultima guerra.

cippo stradale all’interno della cantina in vicolo dell’atleta
Un luogo deputato a mille arti e mestieri dopo la sua scoperta, da sinagoga a forno, oggi cantina di un noto ristorante, assieme ad un pozzo, al livello stradale della roma repubblicana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1939, scavi per la costruzione del palazzone a viale trastevere, dove c’è il cinema Reale, si intravvede n fondo piazza del Drago, sulla sinistra, sotto il complesso degli Anguillara alla lungaretta si intravvedono le arcate della primitiva Aurelia.

Solo nel 1966, a cento anni dalla scoperta, si è avuta una sistemazione adeguata con copertura del monumento. Sono seguiti lavori di ordinaria manutenzione fino al 1986, anno in cui è stato compiuto il restauro della decorazione architettonica e dei resti di pitture.

L’interesse suscitato dal ritrovamento però non fu legato agli oggetti tornati alla luce, bensì dalla scoperta di un monumento le cui pareti affrescate erano ricoperte da numerosi graffiti, dove era più volte citata la VII Coorte di Vigili.

Gli specialisti furono immediatamente attratti dallo studio delle inscrizioni che, fortunatamente trascritte e decifrate, andarono successivamente perdute in quanto l’edificio fu lasciato in stato di abbandono. La decorazione musiva e pittorica venne irrimediabilmente perduta perché le strutture rimasero allo scoperto fino al 1969, quando si provvide a realizzare una adeguata copertura.

 I lavori di sterro furono eseguiti nel 1865-1866 all’interno del giardino di una casa privata, dove emergeva un muro antico, situata su piazza Monte Fiore di fronte alla piazza di S.Crisogono. Lo scavo aveva rivelato strutture pertinenti ad un excubitorium (corpo di guardia), adattato all’interno di una casa privata della fine del II sec. d.C..

A quell’epoca la casa era stata acquistata dal corpo dei Vigiles per essere utilizzata come caserma minore. L’interpretazione dei graffiti ha offerto la possibilità di conoscere più nel dettaglio l’organizzazione della militia dei Vigiles.

 

Rara foto ante 1936 della sistemazione dell’Excubitorium a cielo aperto
Due dipinti di metà anni 30 raffiguranti via della Settima Coorte, che mostrano post demolizioni l’area aperta dell’Excubitorium e la porta che allora era a 90° rispetto adesso.

La loro riorganizzazione venne realizzata contestualmente alle riforme avviate da Augusto per una più razionale divisione amministrativa e urbanistica della città. Il territorio di Roma era stato suddiviso in quattordici regioni che venivano controllate da sette coorti di Vigili.

Ogni coorte aveva la giurisdizione su due regioni: in una risiedeva la caserma della coorte (statio) e nell’altra la sede di un corpo di guardia (excubitorium) che dipendeva dalla coorte.

L’excubitorium era la sede distaccata dellaVII coorte dei Vigili, incaricati di sorvegliare, soprattutto in funzione antincendio, la zona di Trastevere. Il termine deriva dal latino ex cubare, dormire fuori, vegliare, fare la guardia.


Era, pertanto, il distaccamento che controllava la regione XIV (Transtiberim) della VII Coorte, che sorvegliava anche la regione IX (Circus Flaminius) dove probabilmente risiedeva la statio.

L’edificio, il cui pavimento è a 8 metri di profondità rispetto al livello attuale, si compone di una grande aula con al centro una fontana ottagonale dai lati concavi.

 L’aula originariamente era pavimentata con un mosaico bianco-nero decorato da un cavallo, un caprone, un serpente e due tritoni, l’uno con una face spenta, simboleggiante il fuoco domato, l’altro con una face accesa rivolta verso il mare, per indicare l’acqua che serve a spegnere il fuoco.

Sul lato sud è conservato il larario dedicato al Genius excubitori (nume tutelare dei vigili), ricordato dai graffiti ormai scomparsi, che consiste in una esedra rettangolare il cui ingresso ad arco è inquadrato da due paraste corinzie sormontate da un timpano, il tutto realizzato in mattoni.

via della Lungaretta dove oggi passa il lungotevere, al centro il passetto alla casa degli anguillara
Foto di una visita del 2009, da allora risulta impossibile visitare in locali
Foto di una visita del 2009, da allora risulta impossibile visitare in locali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interno dell’esedra è rivestito da intonaco bianco, decorato da pannelli inquadrati da larghe fasce rosse, quasi del tutto scomparso. I pannelli presentavano una decorazione di finte architetture e ghirlande, al centro delle quali vi erano esili figure. Sul lato nord sono conservati alcuni ambienti, dei quali due con pavimenti in opus spicatum e uno pavimentato in cocciopesto

 

Incisione sulla stampa dell’epoca dei primi scavi

Quest’ultimo è stato interpretato come un bagno. Superato uno stretto passaggio, praticato nella muratura a sacco della fondazione del palazzo soprastante, si giunge in un altro vano, anch’esso pavimentato in opus spicatum e con un dolio interrato. L’ambiente era probabilmente adibito a magazzino per derrate alimentari, che venivano conservate all’interno del dolio.

La datazione dell’excubitorium, che venne adattato come già detto in un edificio già esistente, è sicuramente attribuibile ai primi decenni del III sec. d.C. in quanto i graffiti, spesso datati, appartengono agli anni tra il 215 e il 245. 

Via della Settima Coorte1936, durante le demolizioni lungo Viale del Re e di Montefiore
Via della Settima Coorte1936, durante le demolizioni lungo Viale del Re e di Montefiore

Purtroppo , come gia detto, il pavimento dell’aula costituito da un grande mosaico in bianco e nero, documentato da riproduzioni grafiche e fotografiche ove sono visibili sul lato nord “due tritoni, uno che tiene nella destra un grande tridente e nella sinistra una face spenta, simboleggiante il fuoco domato.

L’altro ha invece una face accesa ed indica il mare, cioè l’acqua che serve a spegnere il fuoco”.

 

 

 

Via della Settima Coorte1936, durante le demolizioni lungo Viale del Re e di Montefiore

In altre descrizionisi trova memoria anche di mostri marini fantastici: un cavallo, un caprone ed un serpente che completavano la decorazione musiva sugli altri lati. In modo analogo sappiamo che nelle altre stanze si conservavano “resti di pitture rappresentanti padiglioni, portichetti e tempietti secondo il IV stile pompeiano, oppure animali marini, piccoli geni, uccelli e fogliami”.

Lo splendido mosaico in foto di fine 800, stranamente sparito durante la seconda guerra, probabilmente bottino di guerra

Di tali e pregevoli testimonianze, pienamente concordi con il repertorio figurativo dell’inizio del III secolo d.C., non rimangono che miseri resti peraltro illeggibili negli ambienti situati a nord dell’atrio.

Fa eccezione l’affresco con lineare trama geometrica racchiudente un erote e cavalli marini nel sottarco della porta che, quasi in asse con l’edicola, immette in un ambiente di passaggio su cui prospettano tre vani.

Come si presentavano gli splendidi affreschi e mosaici a fine 800, L’esposizione per circa 100 anni a piogge ed agenti atmosferici ne ha compromesso gravemente la conservazione…

Nella stanza situata ad Ovest con il pavimento in coccio pesto interrotto al centro da un chiusino si è voluto vedere un bagno, mentre incerta rimane la destinazione dei due vani contigui e tra loro comunicanti sul lato opposto.

In questi infatti l’indizio più significativo e tuttavia insufficiente è dato dal pavimento in opus spicatum, costituito cioè da mattoni disposti a spina di pesce.

Impiegato solitamente in ambienti di servizio a cielo aperto per la resistenza e l’impermeabilità, questo tipo di rivestimento laterizio qui venne a sovrapporsi ad un precedente pavimento in mosaico a piccole tessere bianche visibile ad una quota inferiore di m.0,25 circa.

L’area sovrastante il manufatto ai giorni nostri

Ancora l’opera spicata continua sia nel corridoio che nel successivo e più stretto passaggio, cui si accede attraverso un’apertura praticata nel sacco di un muro di fondazione del palazzo sovrastante.

A nord questo angusto ambulacro è delimitato da una soglia di marmo, perfettamente allineata con il muro perimetrale di un vano con pavimento in opera spicata, la cui destinazione a magazzino è chiaramente denunciata da un dolio interrato, tipo questo di recipiente utilizzato in genere per conservare grano, legumi, olio, vino, ecc.

Sia la soglia del corridoio che l’ingresso di quest’ultimo ambiente attualmente affacciano su un’area priva di pavimentazione e circondata su tre lati da pareti ricavate nell’opera a sacco che contiene le costruzioni superiori.

Rare immagini dell’ipogeo, una emozione preclusa a turisti e visitatori ormai da anni

Nel corso dello scavo furono raccolti “diversi voti fittili tutti uguali” raffiguranti “il busto di una donna con capo velato e con mitra”. Si rinvenne anche un busto di Alessandro Severo trasferito poi in Vaticano, mentre nei pressi del monumento fu recuperata ed in seguito acquistata dal Comune la grande fiaccola in bronzo scomponibile in quattro parti, conclusa in alto dal contenitore per l’olio a forma di fiamma e con l’estremità inferiore a punta acuminata. 

Purtoppo dei quasi cento graffiti, nessuno pervenuto sino a noi, mentre fortunatamente il loro ricordo è stato affidato alle trascrizioni edite subito dopo il rinvenimento del complesso. Tracciate tra il 215 e il 245 d.C. dagli stessi militi sulle pareti intonacate nei momenti di riposo, queste trascrizioni hanno gettato lumi sull’organizzazione dei vigili e sulla loro vita in caserma.

In esse infatti ricorrono non solo saluti agli imperatori e ringraziamenti agli dei ed in particolare al genio dell’excubitorium, ma vengono indicati il nome ed il numero della coorte, i nomi ed i gradi dei vigili. Di grande rilievo è la menzione dei sebaciaria, un servizio altrimenti ignoto e perciò di difficile definizione e controversa.

Dalla lettura dei graffiti sembra che tale incarico della durata di un mese comportasse qualche rischio, cui allude l’espressione “omnia tuta” (tutto a posto), mentre del faticoso impegno richiesto da tale mansione testimonia l’annotazione graffita dal vigile alla fine del turno: “lassus sum successorem date”(sono stanco, datemi il cambio).

In base a tali elementi e alla derivazione del nome da sebum (sego) sono state avanzate numerose ipotesi, tra le quali la più accreditata appare quella del servizio notturno di vigilanza della città alla luce di torce di sego. Come è stato già accennato ì VIGILI NELL’ANTICA ROMA costituivano un corpo incaricato di spegnere, prevenire gli incendi e vigilare sulla sicurezza della città. Durante la repubblica la competenza sugli incendi era dei tresviri capitales, detti poi anche trasviri nocturni, che si avvalevano di un corpo di schiavi, di cui si ignora il numero e l’organizzazione.

La copertura dell’Exubitorium, da sempre strappato al degrado con difficoltà. esistono molti progetti di riqualifica, ma il più facile sarebbe destinarlo a suolo pubblico per il vicino Cabaret-ristorante il Puff, che se ne sobbarcherebbe oneri di pulizia e decoro in cambio di adibirlo a terrazza con tavoli,. Ma le idee geniali ed i due piccioni con una fava non funzionano

Nell’anno 6 d.C. Augusto riformò completamente il servizio, costituendo il corpo dei vigili, che oltre agli incendi avrebbe dovuto provvedere anche alla polizia notturna contro gli incendiari, gli scassinatori, i ladri e così via. Stabilì altresì che i vigili fossero reclutati tra i liberti, i quali dopo sei anni di servizio, poi ridotti a tre, potevano ottenere la cittadinanza romana.

Sette coorti, ciascuna 1000-1200 uomini e suddivisa in sette centurie di 100-160 unità, componevano il corpo dei vigili comandato da un praefectus vigilum scelto nell’ordine equestre. In base alla divisione augustea della città in quattordici regioni, ogni coorte doveva assicurare il servizio nel territorio di due regioni e aveva la caserma (statio) in una di esse ed un distaccamento, un corpo di guardia(excubitorium).

Dove oggi c’e’ il palazzone del cinema Reale, dopo piazza del drago, questa era via di Montefiore (1934)

Ogni coorte era comandata da un tribanus, così come a capo delle centurie era un centurione, cui si affiancavano i sottufficiali adiutores centurionis. In ciascun reparto erano poi soldati specializzati per le varie mansioni del corpo: acquarii, addetti alle pompe ed alle prese d’acqua e pertanto paragonabili ai moderni pompieri, balneari, incaricati della vigilanza dei bagni pubblici, horreari, sorveglianti nei magazzini, carcerarii, carcerieri e quaestionarii, impegnati negli interrogatori dei prigionieri.

Di tutte le mansioni la più importante e gravosa fu senz’altro il servizio prestato negli incendi, sempre così frequenti in una città con case a più piani costruite con largo impiego di legno, specialmente in un quartiere come il Trastevere che dobbiamo immaginare con strade strette e spesso occupate dai banchi delle botteghe. A questo si aggiunga l’importanza del fuoco nell’antichità quale elemento primario per la cottura dei cibi, l’illuminazione, il riscaldamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Via di Montefiore, 1934, gia si leggono i segni sulle case da demolire con visure del 1932

Se l’organizzazione di Augusto assicurò pronto intervento in tutta la città, è interessante conoscere anche gli strumenti di cui disponevano i vigili per combattere il fuoco. Oltre alle pertiche, scale e corde (funes) venivano utilizzati i centones, una sorta di grandi coperte con le quali, opportunemente bagnate, si cercava di soffocare o isolare le fiamme.

Si conoscono anche le pompe a sifone (siphones) per l’adduzione di acqua attraverso le tubature, quando non si ricorreva al più semplice sistema di passare di mano in mano recipienti (hamae) o secchi di giunchi (vasa spartea), responsabili tra l’altro del nomignolo dispregiativo di sparteoli dato ai vigili dal popolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Piazza ed il Puff

Parlare di Piazza Montefiore, senza un accenno al Puff sarebbe un affronto per il cantore di Romanità Lando Fiornini, da poco scomparso che qui ha per ben 50 anni, fatto il regno del Cabaret Romano. Lo vediamo in questa foto proprio sulle scale dell’Exubitorium, eppure il Puff era ancora ad anni dal nascere, il primo infatti era in via dei Genovesi e poi migrò per il grande successo, in questa piazza, che ci auguriamo gli venga doverosamente intitolata.

31 dicembre 1965, Leopoldo (Lando) Fiorini con un pony sulle scale dell’exubitorium.. anni dopo apri il regno del Cabaret romano : Il Puff, proprio li.

Negli anni dell’immediato dopoguerra, questo scorcio trasteverino è stato immortalato dal grande De Sica, per le prime scene del suo grande successo “La Ciociara”. Curioso pensare che la bottega dove lavorava Raf Vallone, diverrà poi il palco del Puff;  ne vediamo delle foto dell’epoca qui sotto.

1960 estate, si gira “La Ciociara”, pausa sul set a piazzetta Montefiore accanto Excubitorium
Si intravvede la vecchia recinzione scoperta del manufatto alle spalle del set, verrà coperta solo anni dopo a fronte del degrado e incuria che versava in un così prezioso luogo, rimasto aperto per 100 anni alle intemperie .                                                                                          Torna alla home
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