Ricordi di Albertone

Aurelia ed Alberto Sordi

Trastevere, quella degli anni 30 – 40, che vedeva una generazione che oggi avrebbe 90 o 100 anni, quella per intenderci, che annovera tra i suoi figli illustri Alberto Sordi,  Sergio Leone ed Ennio Morricone, per fortuna ancora tra noi, ma c’erano anche tanti ragazzi svegli, tutti rigorosamente con soprannomi, come si usava a Roma un tempo ormai estinto. Tra questi merita una menzione speciale uno che all’epoca era capobranco, rispettato e conosciuto anche oltre il tevere: Amedeo Forti, per tutti “Er Capoccione”. Di lui abbiamo testimonianze dirette grazie alla nipote Valentina, che pensò bene di trascrivere molti dei suoi racconti in tarda età.

Leone & Morricone, trasteverini d’altri tempi

  Quando venne a mancare Albertone, i cronisti a caccia di storie e radici, si imbatterono in lui e gli strapparono questo breve racconto: « Albertone?? Come no, era il figlio di quello che suonava la tuba al Teatro Costanzi». «La casa era all’ angolo di via San Cosimato – ricorda il vecchio Amedeo – Sorgeva di fronte a via Manara, proprio davanti a quell’ angolo in cui c’ era allora un piccolo caffè che era del poeta romanesco Romolo Lombardi. .

1931, il Papa inaugura il palazzo del Vicariato a via Cosimato, proprio dove sorgeva la casa di Sordi, i ragazzi del racconto erano di sicuro in questa foto

Accanto sorgeva un vecchio cinema che i fascisti avevano destinato a garage della milizia motociclista. Ospitavano anche cavalli. E lì avevamo pure i lavatoi. Vicino a Santa Maria c’ era già allora qualcosa dei preti. Poi tutto questo fu abbattuto per far posto al palazzo che si vede oggi Palazzo del Vicariato costruito dopo i patti Lateranensi ndr). …Così Alberto con la sua famiglia emigrò in via Veneziani. Qualche anno dopo, quando avevamo tutti ormai vent’ anni, Sordi si trasferì con le sue sorelle di là dal ponte, in via dei Pettinari. E lì rimediava le sigarette da Petrolio, la venditrice di via delle Zoccolette. Che tempi…»

Un “Capoccione” un tenera età a ponte Vittorio

«Capoccione» girava allora a piedi scalzi, dentro calzoni con le pezze. Abitava a piazza Renzi. E parlava come i ragazzini di Trastevere, allora, una lingua nella lingua, «er tresteverino». In vita sua è stato «selciarolo», manovale, «saponaro» in un laboratorio di piazza Renzi, tassista. «Allora noi pischelli ci vedevamo a volte in chiesa, a Santa Maria, da don Pizzi, e più spesso in via del cimitero che ora si chiama via della Paglia – racconta – Giocavamo al pallone.

ll corteo Papale sfila a san francesco a Ripa in una Trastevere del 1931

Anche con chi come Alberto era d’ un altro giro, di famiglia più ricca. E andavamo in trasferta pure di là dal Tevere, fino a San Salvatore in Lauro. I nostri soprannomi? Er Caghetta, Peppino Er Sordo, lo Sfasciacarrozze, Pacchiolino, Lilletto. Come è strana la vita (esclama a proposito di Lilletto ) era una forza della natura, peccato che non abbia fatto l’ attore come Alberto Sordi, ne aveva tutte le caratteristiche, anzi, molte battute, esclamazioni, modi di fare, fu proprio Sordi a farle sue in molti  film degli anni 50 e 60. Ci faceva sganasciare dalle risate. E’ morto una decina d’ anni fa. Era un degno figlio di Trastevere. 

Amedeo Forti a vicolo della fonte dell’olio anni 50

Amedeo si descrive..e racconta

“ So nato er 25 Aprile del 1922 in Trastevere , proprio l’anno in cui salì ar governo Benito Mussolini, sotto lo scantinato de un palazzo a piazza de Renzi, ar civico 23.
Partorito dentro casa da mi madre Richetta , primo de tre fiji, secondo Alessandro detto “Scandrella” , sverto de mano e de cortello, e pe urtimo Mario.
So’ cresciuto tra i vicoli de Trastevere, via dei Cappellari, via de Panico e vicolo San Giuliano.

Ercole e Richetta, genitori di Amedeo

Mi padre Ercole c’aveva un negozio de mobili antichi a vicolo der cinque, proprio dove oggi ce sta “Cencio la Parolaccia”, ma era na copertura, Trastevere all’epoca era povera , la gente s’arrangiava a fa i lavori più umili , ma spesso nun se mangiava e per gli stenti della fame se moriva pure pe delle malattie come la Tubercolosi.

Tor di Nona , luogo di ricettazione e borsa nera nei tempi bui

Mi padre, io ed artri eravamo soliti rubare, rubavamo ovunque, cibo e vestiti , annavamo alla stazione a rubasse pure le valige” …..
Fa un ghigno e confessa….“poche vorte c’hanno portato a via Tasso!!!!…
Se viveva con la famosa “borsa nera”, noi da regazzetti s’arrangiavamo a fa i lavoretti che c’offrivano sartuariamente le ditte, ma il lavoro nun c’era sempre e se viveva così alla giornata.

Borsa nera a vicolo del cinque…
Amedeo con la carrozza a via Garibaldi

Io ho fatto er serciarolo , er saponaro dar Sor Arfredo Minnucci, c’era chi faceva er cicoriaro, er vermarolo, che rimediava i vermi pe pescà a fiume.
In Trastevere se conoscevamo tutti …e tutti c’avevamo un soprannome …er Caghetta , Lilletto , Balilla, er Pazzaglia…. ce ne erano tanti d’amici mia….e io pe tutti ero …er Capoccione!”

Piazza de Renzi anni 50

A quel punto lo sguardo ceco del nonno (Valentina la nipote, racconta questo ed altri episodi del nonno in un suo diario) ..cerca luce dalla finestra. ”), per far volare via indietro nel tempo quel ricordo….. All’ improvviso è una notte di primavera.
Si sente il vagito di un neonato…Piazza de Renzi…uno scantinato.
Donne che si avvicendano con esperienza tra i panni di cotone, pezze bagnate e una ciotola d’acqua.Una donna ha appena partorito.

Vicolo del cedro, la povertà degli anni 40

Sora Armanda : Erichè guarda è maschio!!!!….Ercole viè qua guarda….è un maschio!…..( la donna si gira verso la nonna e dice)….sora Elena come lo chiamamo sto regazzino?”

Nonna Elena : “ lo chiamamo Amedeo!!!!”…..e cala la notte…

Sulle note immaginarie di “Fiori Trasteverini” è giorno…. Piazza de Renzi ….si apre la porta dello scantinato è Amedeo ,un ragazzo di 15 anni, esce e corre verso la bottega del padre, lo vede che parla con gli altri, confabulando.
Il padre lo nota, lui è li che sta in un angolo con le mani in tasca, gli si avvicina, gli mette una mano sulla spalla e dice : “ Amedè stasera annamo!”

Vicolo del cinque, Trastevere anni 50

E’ notte, s’appostano vicino ad un emporio chiuso, con arte bucano il muro ed entrano. Amedeo è il primo ad uscire con del cibo in mano, il padre è il secondo, l’altro invece era rimasto dentro con ingordigia a provarsi una cravatta.
Ad un certo punto vengono sorpresi dalle guardie. 
Amedeo scappa, il padre si mette in mezzo per coprirlo nella fuga.

Ercole gli grida dietro:” Amedè corri…corri va da mamma e nonna….”
Il padre viene arrestato. Amedeo torna a casa, la madre lo guarda , scruta la piazza con sospetto e poi con aria rassegnata gli dice :
” daje entra cori che è tardi!”

Vicolo del cinque, i colori di un tempo perduto

Il giorno dopo lo si vede a terra a rimettere i sampietrini, con un amico, er Caghetta…

Capo lavori: “ a regazzì movete er passo, che se no oggi nun c’è sta niente pe nissuno!”

er Caghetta “ : Amedè domani er sor Arfedo ha detto che potemo annà co lui a fa er sapone!”

Amedeo: “menomale, armeno sti giorni se rimedia quarcosa….” 
Il Caghetta si gira e dice: “ senti dopo annamo a fiume?”

Amedeo: “ va beh poi però risalimo pe annà a vede se hanno rimesso le tartarughe in funtana eh ?!!!…”(Alla fontana di piazza Mattei vennero trafugate le tartarughe, furono ritrovate quasi casualmente e tutti aspettavano di rivederle….)

Er Caghetta :” va beh dai mo finimo, se no questo chi so sente?!!!”

Piazza de Renzi, la carrozzeria anni 50

Dopo uno sguardo complice, (immaginando  le note del Barcarolo Romano) il tramonto sul fiume fa da scenario a due ragazzi che a tratti passeggiano, corrono e ridono spensierati lungo la riva…..risalgono su da Ponte Garibaldi e imboccano per Portico d’Ottavia, li dietro sorge piazza Mattei con la famosa fontana delle tartarughe, la preferita di Amedeo.  Antica fontana della fine del 500’, nel bellissimo Rione Sant’Angelo, voluta lì dalla famiglia Mattei. 
I due ragazzi sono seduti ginocchioni al bordo, guardano imbambolati il gorgoglio dell’acqua.

Le tartarughe della fontana sparirono e furono ritrovate più volte, alfine si decise di sostituirle con delle copie

Amedeo : “Caghè ma tu l’hai mai vista quarcosa de più bello de Roma?”
Caghetta pronto alla battuta si gira lo guarda e dice: “ …no Amedè….. ma nun semo manco mai annati da nessun’artra parte?!!!!…..”

Amedeo:” c’hai ragione caghè!!!”….
I due scoppiano in una risata e se ne vanno via correndo.

6 Replies to “Le memorie di “Capoccione””

  1. Io sono di Anzio ed a Roma ci ho studiato e lavorato diversi anni ma, quando vedo certe foto e leggo certe esternazioni dei protagonisti della Roma ” de ‘na vorta” mi sciolgo, come un gelato al sole.

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