Da villa Peretti a Trastevere

La fontana alla fine di un rettifilo che taglia Viale Trastevere; da via Mameli a via della Luce

La Fontana del Prigione è collocata in modo da apparire come bellissima quinta di  sfondo di via Luciano Manara , in Via Goffredo Mameli alle pendici del Gianicolo. Anche se isolata nel verde, ad un occhio distratto sembrerebbe nata e concepita proprio in quel punto , In realtà anche questo manufatto (quel che ne rimane), racconta ben più di una storia e cercheremo di raccontarvele tutte. 

 

Rara foto della fontana prima dell smembramento di Villa Peretti
Sisto V..certo lo sguardo non era dei più sereni e la sua vita ne svela il carattere..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fontana nata da un progetto di Domenico Fontana, fu realizzata nel 1587-1590 come sfondo prospettico di uno dei viali del grandioso giardino di Villa Montalto Peretti, imponente residenza sull’Esquilino del pontefice Sisto V. La denominazione di “Prigione” deriva dalla scultura di un prigioniero con le mani legate, che si trova nella nicchia centrale, posta su un piedistallo dal quale un mascherone gettava acqua in un sarcofago, elementi decorativi che già nel 1836 risultavano scomparsi e sostituiti con una scogliera.

La fontana rimontata a via Mameli negli anni 30

 

Lo sfarzo di giardini , statue e fontane è inimmaginabile per quel che della villa rimane , ma incisioni ed immagini ce ne raccontano opulenza da fare invidia alle ville di mezza Europa.

 

La Megalomania di Sisto V e la sfarzosa Villa Peretti

1888 demolizioni a villa Peretti

Durante il papato di Sisto V (1585-1590) alcuni luoghi di Roma cambiarono radicalmente aspetto, tuttavia, questo fervore urbanistico va letto  da un non chiaro progetto di sviluppo urbano , frutto e conseguenza di un rancore di vecchia data nei confronti del Cardinale Boncompagni.

Il portale di Villa Peretti ormai inglobato nel tessuto edilizio di puro stampo Sabaudo.

Nel 1565 il vescovo francescano Felice Peretti  era un teologo  inviato in Spagna  al seguito del cardinale Ugo Boncompagni, giudice della Santa Sede chiamato a verificare il comportamento “poco ortodosso” dell’Arcivescovo di Toledo.

Villa Peretti anche conosciuta come villa Negroni., stampe d’epoca

Tra i due prelati  fu subito acredine, forse perché l’erudito cardinale riteneva il Peretti poco raffinato per la corte pontificia, o forse perché lo vedeva troppo dedito alla cura della sua villa sull’Esquilino. Quando il cardinale Boncompagni fu eletto papa (Gregorio XIII, 1572-1585), il Peretti – divenuto nel frattempo cardinale – scomparve dalla scena, emarginato dalla vita di corte.

 

Villa Peretti anche conosciuta come villa Negroni., stampe d’epoca

Tuttavia, come spesso accade, la fortuna cambiò verso, e infatti, nel 1585 il successore di Boncompagni fu proprio il Peretti, che prese il nome di Sisto V. La sua attività urbanistica fu inarrestabile, tracciò strade, rialzò obelischi, condusse a Roma l’acqua Felice (progettata da Gregorio XIII), fece realizzare fontane memorabili, come la mostra dell’acqua Felice in largo di Santa Susanna , monumento che in parte è frutto della sofferente condizione psicologica di Sisto V. Alcune scelte artistiche legate a questa fontana ed altre opere, derivano , con molta probabilità, dall’enorme complesso d’inferiorità che affliggeva il pontefice.

La mostra dell’acqua Felice, tra le opere di SIsto V

La fontana terminale dell’acqua Felice, realizzata dai fratelli Domenico e Giovanni Fontana (nomen omen), fu inaugurata nella piazza di S. Susanna il 15 giugno 1587, pur essendo priva degli ornamenti definitivi.Infatti, all’epoca del’inaugurazione le due Fame (in alto ai lati dello stemma di Sisto V), la statua del Mosè (opera di Prospero Antichi e Leonardo Sormani), i due pannelli laterali e i quattro leoni non facevano ancora parte della struttura.Per accelerare i lavori Sisto V scrisse un documento (chirografo del 30 novembre 1587) in cui si proibiva a chiunque, soprattutto ai rappresentanti comunali, di intralciare l’opera del suo architetto preferito (Domenico Fontana), sempre alla ricerca di materiali pregiati per la realizzazione delle parti mancanti.

La villa ormai circondata dallo sviluppo edilizio , pronta a capitolare in nome della speculazione edilizia senza scrupoli dei palazzinari sabaudi

Pochi mesi prima di morire, forse ispirandosi – con umiltà – alle Res Gestae di Augusto, Sisto V pubblicò una Bolla (Supremi cura regiminis, 19 febbraio 1590) in cui elencava le sue imprese edilizie. Il documento è molto interessante perché descrive anche il contesto topografico; ad esempio le “macerie infinite” che rendevano piazza di S. Susanna “ineguale e deforme” furono demolite per migliorare la prospettiva della fontana. Purtroppo le cosiddette macerie che ostacolavano il passaggio dell’ultimo tratto dell’acquedotto altro non erano che i resti colossali delle terme di Diocleziano, all’epoca ancora visibili ( sic)

La Megalomania di Sisto V e la sfarzosa Villa Peretti

Ninfeo con scorcio su Santa Maria Maggiore., questa la Roma che le demolizioni Savoia ha cancellato per sempre,sostituendo ville monumentali in una distesa di palazzoni umbertini
Dove oggi tra Largo S.Susanna e praticamente S.Maria Maggiore c’èTermini… un tempo l’incantevole Villa Peretti..immensa e sontuosa…

La  Villa costituiva allora la più estesa proprietà privata presente entro le mura cittadine occupando, con un perimetro di circa 6 Km, parte del Viminale, del Quirinale e dell’Esquilino. si estendeva su un perimetro di tre miglia tra i colli suddeti.

Narrata da poeti e letterati, immortalata da pittori ed incisori, non sopravvisse al fervore urbanistico della neonata Italia  .

Gli amici costruttori e palazzinari dei Savoia, spietatamente acquisirono terreni e misero mano su questa ed altre ville cementificandole senza pietà . Per realizzare i moderni quartieri residenziali dell’Esquilino e del Viminale, la Stazione Termini e Piazza dei Cinquecento, distruggendo così secoli di storia. 

I giardini del quirinale raffrontati con l’immensa distesa della Villa Peretti, tanto per avere una idea…

Omologare una Roma stratificata da secoli e millenni, a canoni  architettonici di origine asburgica , tanto cari ai Torinesi reggenti d’allora, ma decisamente alieni alla storia della Capitale, fu di sicuro uno dei crimini urbanistici più devastante per una città che aveva resistito a Barabari e Barberini, come soleva dirsi.  Con la progressiva demolizione della villa, ad ogni buon conto, la fontana del Prigione fu miracolosamente smontata e provvisoriamente accantonata nei magazzini del ministero dell’interno. 
Acquistato dal Comune, che lo fece smontare (1888) e ricoverare dapprima a Via Venezia e poi nei giardini di Via del Quirinale, dove si pensava di ricostruirlo.

 

Via Genova, qui per qualche anno LA Fontane del PRIGIONE fece da quinta
Un raro prospetto della fontana addossata all’azienda dei telefoni di via Genova..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo qualche anno (1894-95), anche in considerazione del precario stato di conservazione dei pezzi smembrati, si prese la decisione di ricomporre la fontana come fondale monumentale di Via Genova. In questa fase furono ricostruite le parti mancanti in travertino, la nicchia, la scogliera e la vasca. Nella nuova collocazione, ultimata nel 1895, la fontana rimase fino al 1923, quando fu deciso di spostarla nel luogo attuale in seguito alla richiesta del Ministero dell’interno di creare in Via Genova l’ingresso ai nuovi locali delle Centrali Telefoniche.

 

Il restauro della ditta De Feo
Anche la piazzola è stata riadattata ed ampliata per dar respiro ed importanza al giusto contesto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I lavori, progettati dal Genio Civile, si presentarono particolarmente complessi a causa dell’inserimento del manufatto su preesistenze archeologiche, che furono parzialmente distrutte durante la costruzione delle fondazioni. L’aspetto della fontana nelle sue linee generali è rimasto sostanzialmente simile a quello originario, risultano perdute le statue di Apollo e Venere che erano poste nella nicchia, ai lati del Prigione, mentre la statua antica sull’attico, che nelle fonti è riferita a Giove, è in realtà una statua del dio della medicina Esculapio.

La fontana subito dopo il restauro, decisamente un lavoro eccellente, realizzato a regola d’arte ed in poco tempo.
Particolare dei fregi prima del restauro..

Gli Elementi del Manufatto

Alla base di ciascuna lesena due piccoli catini sospesi ricevono acqua da altrettante cannelle, mentre una bassa piscina a fior di terra, protetta da sei eleganti colonnine, raccoglie l’acqua proveniente a ventaglio da una grossa testa leonina che sporge al centro della nicchia.

Non tutti gli elementi della fontana sono però originari; molti di essi sono stati rifatti, come le grandi volute laterali, le decorazioni interne in stucco, e probabilmente, la vasca di raccolta dell’acqua; gli elementi in travertino che costituiscono il frontespizio della nicchia ed i pilastri laterali sono invece sicuramente autentici.

Intervento di Restauro

I lavori, eseguiti dalla De Feo Restauri di Roma sono stati preceduti da accurate ricerche storiche e approfondite indagini diagnostiche necessarie per lo studio del monumento e la messa a punto della più idonea metodologia d’intervento. Sono state eseguite analisi per la caratterizzazione dei materiali costitutivi e delle forme di alterazione e per la conoscenza geologica del terrapieno retrostante a salvaguardia dei resti antichi sottostanti.

Progetto di restauro, svolto con competenza e meticolosità, non che’ in breve tempo e dai gradi risultati.

Le operazioni di restauro eseguite dal team di restauratori diretti dal Antonio De Feo hanno riguardato: la pulitura delle superfici lapidee e dell’intonaco dallo spesso strato di sporco, dalle sovrammissioni inidonee e dalle consistenti sedimentazioni calcaree; il trattamento biocida e l’asportazione della vegetazione infestante; il consolidamento delle superfici disgregate; la revisione delle stuccature e il rifacimento di quelle deteriorate; il trattamento delle parti metalliche; la revisione estetica di tutte le superfici e in particolare delle porzioni ricostruite con malte cementizie; l’applicazione di un protettivo con funzione idrorepellente e chiaramente; l’impermeabilizzazione della vasca.

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