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Dai “Fiumaroli” al Ciriola

Chi erano i Fiumaroli

Fiumaroli ai tempi dei Papi, era cosa normale..
Fiumaroli d'antan 1891

Parlare dei Fiumaroli è sinonimo ancora oggi, del barcone de Ciriola, ma non  solo; implica decine di aneddoti e racconti, che saranno sviscerati in altri articoli, qui raccontiamo delle curiosità partendo da loro, per arrivare ad una scoperta rimasta sepolta per tanti anni.

Riemersa grazie a studi sugli archivi del comune e nella memoria misconosciuta del Capitano di vascello navale  “Franco Gay”, ma partiamo dalle origini:

I Fiumaroli appunto, e come dalle loro origini si è arrivati al celebre Ciriola di Castello, (durante e dopo il suo regno, altri barconi regalarono l’appellativo di Ciriola ai suoi gestori…

Fusti d'epoca e tuffi sprezzanti allo scalo del PINEDO

Filmato Storico

1932 alla scalo del Pinedo

..L’anno più brutto per i Fiumaroli : il 1932, quando ai romani che abitualmente passavano l’estate in riva al fiume fu intimato di andarsene per far posto a una colonia estiva fascista.

Il territorio del contendere era una lingua di sabbia fluviale fra Ponte Duca d’Aosta e Ponte Risorgimento. Un nome che ancora aleggia nei ricordi dei vecchi del Tevere: la Spiaggia dei Polverini.

Lo Scalo del Pinedo

Francesco de Pinedo atterra sul tevere, questo luogo diverrrà lo scalo intitolato a questo evento

Sul lungotevere Arnaldo da Brescia, tra ponte Pietro Nenni e ponte Giacomo Matteotti, è situato lo Scalo de Pinedo (nella foto sopra), al quale si accede tramite due rampe ed una gradinata .

Fu realizzato alla fine dell’Ottocento (in sostituzione del porto di Ripetta distrutto alcuni anni prima per la costruzioni dei muraglioni di argine del Tevere) come approdo per gli stabilimenti artiginali esistenti sulla via Flaminia (le concerie insediate a villa Poniatowski) e quelli industriali, come il gazometro, previsto sulla riva del Tevere fuori porta del Popolo.

Lo Scalo viene riportato già sulla pianta di Roma del 1891 dall’Istituto Geografico Italiano: un articolato gioco di rampe evoca proprio le sagome del porto di Ripetta realizzate da Alessandro Specchi.

Il Piano Regolatore del 1909 decreta però una destinazione residenziale alla zona, in contrapposizione all’originaria vocazione agricola, artigianale ed industriale dell’area, determinando l’inutilità dell’approdo.

Qualche anno dopo, esattamente nel 1925, lo scalo venne denominato Scalo de Pinedo in onore del comandante Francesco de Pinedo, uno tra i primi aviatori ad attraversare l’Atlantico, che qui concluse, con un ammaraggio sul Tevere, la sua trasvolata di 55.000 km.

Lo scalo del Pinedo oggi

Partito da Sesto Calende, in provincia di Varese, il 20 aprile 1925 con l’idrovolante SIAI S.16 ribattezzato Gennariello , de Pinedo sorvolò Brindisi, Alessandretta (Turchia), Baghdad (Iraq), Bandar Abbas (Iran), Kupang (Indonesia) fino a Melbourne e Sidney (Australia), per tornare via Manila (Filippine), Tokio (Giappone), Shanghai (Cina), Calcutta e Nuova Delhi (India), Karachi (Pakistan).

Poi di nuovo Baghdad, Alessandretta e Brindisi per tornare a Roma il 7 novembre 1925. Con la sua ampia scalinata, lo Scalo rappresentò una suggestiva apertura sugli argini del Tevere ma tale rimase, praticamente inutile ed inattivo, fino ai giorni nostri.

Tuffi acrobatici allo scalo del Pinedo
Tuffi dei primi 900 allo scalo del Pinedo

La nave dei folli, barcone del Ciriola negli anni d'oro

La nave dei Folli

Era già quello di allora un modo come un altro per rifare pace con il fiume. Come una pacca sulla spalla che si dà a un vecchio amico col broncio.

Perché Roma è del Tevere e i romani pure e da quando Garibaldi , o meglio i Savoia, fecero erigere i muraglioni (per salvare Roma dal suo fiume, anche questo va detto).

Quel rapporto e quella dipendenza si sono affievolite sempre di più, fino a sparire del tutto. Oggi il fiume e la città si sfiorano senza quasi toccarsi.

Cartolina colorata anni 40

Bisogna arrivare fin oltre Ponte Marconi per rivedere il bacio fra il Tevere e la terra, anche se la vita scorre molti metri più su, sul nuovo piano stradale che ha messo in sicuro le case dalle piene, le vite dalle acque limacciose.

I fiumaroli, cioè coloro (sempre meno) che passano le loro giornate sul Tevere fra kajak, canottaggio e chiacchiere su un barcone dipinto in colori squillanti, ormai sono quasi una specie in via d’estinzione.

Questi romani speciali hanno giusto un sussulto di notorietà il primo dell’anno con il tuffo da Ponte Cavour degli emuli di Mister Okay, quando Roma si ricorda di avere un fiume, ma l’attenzione non è quasi mai per loro che pure lo pensano tutto l’anno.

Bagni e tuffi dal Ciriola 1954

Fu dal 1932, dunque, che ai fiumaroli di Roma venne chiesto di ritirarsi in buon ordine.

Chi aveva qualche soldo in più si spostò sui barconi dei dopolavoro e dei circoli, gli altri finirono sulla chiatta de Er Ciriola, la barca di un pescatore di anguille (le ciriole in romano) che si prestò a sostituire Polverini.

Di quell’epoca rimane un film, Poveri ma belli, e i ricordi di chi ha avuto un parente che ha frequentato le feste e quella spiaggia galleggiante. Doveva essere una stagione “mitica”, in piena sintonia con la storia profonda della città.

I romani facevano quello che avevano sempre fatto dalla notte dei tempi: fare il bagno al fiume.

tra questi baldi militari, anche chi vi scrive...che nel 1981, alla tevere expò di allora collaborò con un ponte di barche
Negli anni 60 e poi oltre, i fiumaroli sono annoverati anche nei circoli canottieri e non, ma non è certo lo spirito di un tempo..
Carmen di Trastevere 1962
Bagni dal Ciriola 1956

La Cinematografia ed il Neorealismo

Un intera generazione di registi ed attori si è avvalsa dell’ambientazione della barca del Ciriola , le pellicole del neorealismo ce ne hanno riempito , per fortuna di immagini:

Si va dai ragazzi di vita ed Accattone di Pasolini a Poveri ma Belli e Carmen di trastevere..passando per tutta una serie di pellicole minori che il web può aiutarvi a scoprire, mostrando il ritratto di un Italia e di una Roma tra la ricostruzione del dopoguerra al Boom.

Quello che deve far riflettere è forse, che sino agli anni della ricostruzione , la balneabilità del Tevere, malgrado lo sviluppo demografico ed edilizio della capitale nei precedenti  decenni, era se non certificata, almeno percepita e sicuramente fruita allegramente.

Le estati dal Ciriola, un must dal dopoguerra fino ai clamori della cinematografia

Chi era il Ciriola:

Questo era Orazio un altro "ciriola", ogni barcone ne annoverava uno dopo il 1960

Che personaggio “er ciriola”! Luigi Rodolfo Benedetti, nato nel rione Regola, aveva un negozio di elettricista a piazza del biscione e alternava questa attività a quella di fiumarolo col suo galleggiante, attrezzato a “stabilimento balneare” sul Tevere.

Veniva chiamato “ciriola” cioè “anguilla” perché, proprio come un’anguilla di fiume, si muoveva disinvolto nel Tevere. E non solo per proprio piacere, ma si tuffava tutte le volte che una vita era in pericolo e con sangue freddo e capacità, riportava in salvo chi si trovava in pericolo tra le acque del fiume.

Salvatori - Arena ,coppia d'assi nella trilogia di film che fecero sull'argomento Poveri ma belli

Er ciriola ricevette 160 medaglie per le 160 vite che aveva strappato al Tevere.Tra gli anni ’40 e ’70 il “Galleggiante d’er Ciriola” fu il punto di riferimento per i giovani romani.

Snobbato da molti come luogo di divertimento dei”poveracci” si prese la sua rivincita quando Dino Risi lo utilizzò per ambientarci molte scene del suo magnifico”Poveri ma belli”, nel 1956.

Fu anche teatro di posa per la scena della scazzottata su Vacanze Romane, Pasolini lo inserì nel suo Accattone e pregevole anche il cameo di Carmen di trastevere con Lino Ventura, probabilmente l’ultima pellicola ad utilizzarlo fu il Conte Tacchia con Panelli e Montesano.

Immagini di scena da Poveri ma Belli
Immagini di scena da Poveri ma Belli con Dino Risi
Immagini di scena da Poveri ma Belli
Immagini di scena da Poveri ma Belli

Altri "Ciriola" Romani

Tanto per non creare confusione storica va detto che l’appellativo “CIRIOLA”, derivando dall’omonima anguilla del fiume, fu addossata anche ad altri Fiumaroli, senza che ,malgrado la contiguità temporale, nessuno se ne ebbe a fregiarsene  per prendere gli altrui meriti.

Ciriola de Testaccio

E’ bene dunque raccontare anche del “ciriola de Testaccio”, approfittando di foto e testo di chi lo consoceva bene: Piccionetti Stefano.

“Er Ciriola era n’omo tutto d’un pezzo, signore senza na lira. Mille lire o centomila per lui erano lo stesso, non perchè non sapesse contà ma perchè a lui bastava molto poco, un quartino al giorno, un panino, 10 sigarette (le mitiche stop senza filtro dette strappacore) e stava a posto, una canna da pesca, quattro vermi e se ne andava sperso giù sul Tevere tutto il giorno, gli piaceva pescare i cefali nell’arte della pesca, non era un tizio qualunque era un Tiziano.

..Na botta na tacchia li faceva secchi non c’era un cefalo che lo faceva fesso tanto che quando li tirava fuori dall’acqua quasi gli dicevano ‘’complimenti Ciriò grazie della lezione”- “la prossima vorta fa attenzione” diceva lui e li ributtava in acqua.

Rimanevano un po’ li come per di grazie e poi via scappavano sott’acqua LIBERI COME
ER CIRIOLA.

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Corvette inglesi Papali, una delle tre in servizio, dopo essere stata usata per i muraglioni fini dismessa e da questi nacque il Barcone del Ciriola, lo leggerete nel seguito dell'articolo
Chiatte galleggianti o resti di barche anche nobili, queste le tipologie dei barconi estivi sul tevere

Comunque per noi ragazzi dell’epoca era un grande. I pomeriggi insieme a lui lungo il Tevere volavano, ti raccontava storie antiche e t’affabulava ,ogni tanto passava pure Mister’OK, si si!! proprio lui quello che a capodanno se buttava a fiume … che personaggio. Si facevano due chiacchiere, er Cirola gli diceva “a mister’Ok so cent’anni che stai a Roma e parli ancora straniero!!”

Si fumavano una sigaretta e si salutavano “a domani Sig. ciriola” diceva mister‘OK-“ se vedemo MISTER” diceva er Ciriola .
Ci chiamava a tutti ‘cellè’ si cellè voleva dire ‘a ragazzino’ oppure…. bo non lo so bene, voleva dì tutto. Ci chiamava tutti uguale per lui erano tutti ‘er celletta’.


Poi un giorno sparì per un pò di tempo e al ritorno disse che era stato male, poi sparì di nuovo e non si vide più. Era morto. Si lasciandoci un vuoto incolmabile che se ci penso,ancora me viè un nodo alla gola. Era morto, ma no er Ciriola no, lui non morirà mai. Era morta un pezzo di storia un pezzo di Roma, un po’ della nostra infanzia. Er Tevere non era più lo stesso senza er Ciriola de testaccio, Tiziano della pesca”.

tratto da http://dillatutta.blogspot.it/2007/11/roma-sparita_11.html

...E poi c'era "Pippanera"...

il barcone di Pippanera a sinistra del ponte

Il “Capanno di Pippanera” era un luogo di ritrovo di fiumaroli posto sulla riva destra del Tevere proprio sotto Ponte Margherita.

Il capanno, fatto di vimini, canne e rampicanti, non aveva nulla a che fare con gli aristocratici circoli natatori e remieri che popolavano le sponde del Tevere frequentati dall’aristocrazia e dall’alta borghersia.

Sono leggendarie le rivalità che contrapponevano i rematori ai rudi fiumaroli tiberini.

Pippanera a ponte Margherita

Era un misero recinto dove studenti e lavoratori potevano spogliarsi prima di fare una nuotata nel fiume.

Il capanno era frequentato, tra i tanti, da Luigi bigiarelli, sottufficiale dei Bersaglieri, reduce dalla sventurata spedizione italiana sulle alture del Tigrai, che abitava in Vicolo degli Osti, 15, dietro Piazza Navona.

Al capanno conobbe alcuni giovani sportivi con i quali fondò la Lazio podistica… il 9 Gennaio 1900

Sull’argine vi era un muro con una fenditura che divenne una sorta di cassetta delle poste dove i giovani popolani lasciavano avvisi per gli amici.

Il capanno era frequentato soprattutto d’inverno e, dopo il nuoto e il podismo, lo “sport” preferito dai ragazzi era una gara volta a rompere a sassate il maggior numero di lampioni.

Nella stagione estiva il gruppo si trasferiva al prospiciente “Bagno Talacchi” che si sviluppava per circa 200 metri dal Ponte Margherita verso valle ed aveva attrezzature balneari più confortevoli e funzionali.

Il nome “Pippanera” fu dato al capanno in funzione icastica e popolana per sottolinearne l’estrema modestia delle attrezzature e derivava dall’essere stato sede, nel 1897 o 1898, di una libera associazione di nuotatori, priva di statuto e che fu chiamata Nera.

Questa faceva capo al gestore dell’area golenale situata proprio sotto Ponte Margherita in cui vi era una baracca e una sorta di barcone. Di questo gestore non si conosce il nome ma era chiamato da tutti “Gamba di legno” e i frequentatori erano conosciuti come “La tribù della Pippanera”.

Il fiume e chi lo vive oggi...

TevereEstate, una manifestazione sui luoghi del Ciriola, per vari anni si poteva godere di queste piscine, purtroppo la cosa non si ripete più

Il fiume dopo anni di oblio ha ricominciato a vivere ai tempi delle “Estati Romane” del buon Nicolini; ci furono molte Tevere expò , per far rivivere le banchine del fiume ai Romani.

Dopo ulteriori anni di abbandono ed oblio, arrivarono la pista ciclopedonale a dare nuova linfa per chi volesse vivere il Tevere ed anche concessioni estive per fiere e stands.

Le più riuscite pochi anni fa arrivarono a concepire un vero e proprio villaggio estivo con piscine proprio nei luoghi del Ciriola.

essere dei Ciriola 2.0 era un momento bello dell'estate romana 2006-2010

Peccato che volumi sonori eccessivi e le solite denunce (anch’esse eccessive), ne abbiano sconsigliato la continuità.

Oggi la manifestazione Teverestate, è un bel luogo per fare una pausa , bere e mangiare, aperta a differenza di altre anche dal mattino.

Quest’anno ci sono stati offerti spazi espositivi proprio per mostrare ai visitatori , l’iconografia del passato, con cinque splendidi Pannelli Fotografici, tra cui anche quello sul Ciriola, che almeno in foto, sopravvive all’oblio del tempo.

La Mostra ed i Pannelli 2018 a Teverestate

Sarà l'aria del posto...che dopo tanto tempo ancora l'euforia del Ciriola

Nel’ambito della manifestazione Teverestate 2018, Trastevere App ha contrubuito con decine di pannelli storici inerenti al luogo, tra cui chiaramente quello dedicato al Ciriola lo potete trovare qui :

(click sul link)

I Pannelli  

I pannelli realizzati da noi per Teverestate
Questa la bozza del manifesto, ne trovate di piu su articolo

1 Comment

  1. Giovanna Carfagna

    Tutto molto bello e pieno di ricordi Vi volevo dire che cellè stava si per regazzino,sopratutto voleva dire uccelletto

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