Quel che rimane della casa di Michelangelo oggi passa inosservata all’uscita della passeggiata del gianicolo verso san Pancrazio, recuperata come facciata del bacino idrico realizzato negli anni 30

Michelangelo al Gianicolo

la casa in cui visse i suoi anni romani e nella quale morì il grande Michelangelo, è una di quelle storie che solo Roma sa e può regalare: quella della dimora del Buonarroti a Roma è una vera saga in vita ed ancor più post mortem .

Genio lui, che non necessita certo di presentazioni , per lui parlano  le sue incommensurabili opere, ma  questa città non è stata capace di rendergli la doverosa memoria. Oggi solo una doppia targa , inosservata da turisti e completamente ignorata dai romani, lo ricorda sul palazzo delle Assicurazioni Generali a piazza Venezia,

Le due targhe sul Palazzo delle Assicurazioni sul lato Colona Traiana

…Quella più in alto era l’originale apposta fuori la sua vecchia casa, c’è scritto «Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del Divino Michelangelo» e la data, 1871. La seconda è proprio sotto e spiega: «Questa epigrafe apposta dal Comune di Roma nella casa demolita per la trasformazione edilizia è stata collocata nello stesso luogo per cura delle Assicurazioni Generali di Venezia»

Via Macel de Corvi, fumosa ed in demolizione sopra il biancore accecante del botticino del Vittoriano

. La bottega era al pian terreno, vicino al tinello. Sul retro la stalla e un piccolo orto. Due camere da letto al primo piano con le finestre che inquadravano a mala pena il cantiere della chiesa di Santa Maria di Loreto, che stava costruendo la Congregazione dei Fornai.

 Il nome della via , era piuttosto eloquente, nei suoi sonetti, Michelangelo descrive a  tinte forti le vie del quartiere che lo ospitava e anche quella casa, davvero modesta , inadeguata ad un artista del suo calibro malgrado il suo basso profilo.

 Il quartiere era quasi una discarica a cielo aperto, maleodorante e colmo di ogni rifiuto proveniente dalla macellazione degli animali. Il nome, del resto, evoca per l’appunto corvi che si litigano avanzi di macellazioni.

 Eppure, il grande artista non volle mai lasciare quella specie di colorato tugurio. 

 

 

In questa casa  progettò  i lavori che lo resero immortale, ma i proventi accumulati, non gli fecero mai cambiare stile di vita. Non fu solo questione di avarizia, come da più parti malignamente sostenuto, quanto di basso profilo al limite della misantropia.

Via Macel de Corvi

A Macel de’ Corvi, Michelangelo visse  solo, benchè circondato da serve che egli apostrofava “puttane e porche” (proprio così…) e soprattutto del fidato  Urbino (Francesco di Bernardino), il garzone che lo accompagnò per ventisei anni, difendendolo dalla curiosità degli avventori e dai fastidi di uno stuolo di veri o presunti parenti che lo importunavano sovente per spillargli denaro.

Un Tram sferraglia tra il cantiere del Vittoriano e le case dell’Alessandrino ai margini della colonna Traiana

“Era povera e modestamente arredata la casa che Michelangelo Buonarroti ha abitato a Roma”: una «scura tomba» l’avrebbero definita i visitatori stranieri, al centro di una nuvola di casette popolari a due passi dai Fori, .

il Vittoriano giganteggia accanto le case rimaste all’Alessandrino

I suoi vicini erano artigiani e gli odori dovevano essere forti e acri in una zona usata come latrina a cielo aperto e dove fiorivano rifiuti e carcasse di animali. Eppure non volle mai lasciare quell’abitazione concessa all’artista nel 1513 dalla famiglia Della Rovere, eredi di Giulio II, nella speranza che completasse la tomba del Pontefice, dove visse «povero e solo come spirito legato in un’ampolla».

Roessler Franz, oltre che acquarellista fu antesignano fotografo che per primo chapì cosa immortalare, ovvero tutto quanto stava sparendo sotto la frenesia demolitrice della novella Italia Savoia
Le pendici del colle capitolino e le arcate del Passetto di Paolo III, un tessuto di viuzze e piccole case dove ora c’è il vuoto di fronte il Vittoriano

Lastre del 1884 che documentano i primi sventramenti a ridosso del passetto di Paolo III

Tra il passetto di Paolo III ed il cantiere per il Vittoriano, quel che rimane della via durante le demolizioni.

Eppure in quella « scura tomba» si trovò bene. Ci abitò negli anni eroici in cui dipinse il Giudizio Universale, e in quelli amari della Cappella Paolina e della fabbrica di San Pietro. Anni di trionfi e turbamenti, battaglie e umiliazioni, inquietudini spirituali e teologiche, nel corso dei quali realizzò capolavori che lo resero «divino» agli occhi del mondo, ma in cui dovette anche subire sconfitte e fallimenti, rinunciare ai suoi sogni più grandiosi, lottare contro l’ invidia e la gelosia dei suoi umanissimi quanto mediocri colleghi.

Il Passetto di Paolo III che si inerpicava tra case e giardini pensili tra Palazzetto venezia e la torre omonima, sopra si scorge la colonna Traiana, in basso a destra si scorgono i tetti di via Macel de Corvi

Anni che fecero di lui l’ artista più pagato e più ricercato di tutti i tempi,  il più celebre e il più temuto per le sue collere violentissime e per il suo orgoglio smisurato. Eppure, l’ artista dei papi e del potere non traslocò mai. Anche quando divenne uno degli uomini più ricchi di Roma continuò a vivere come un artigiano qualunque a Macel de’ Corvi , quand’era ormai ottantottenne (una età ragguardevole per l’epoca ) l’allievo Tiberio Calcagni lo sorprese a vagare sotto la pioggia: “non ho requie in nessun luogo”, disse il Maestro con un filo di voce, disperato.

Una fase della costruzione del Vittoriano dove persiste il palazzetto ancora ad angolo retto ed alcune case alle sue pendici, il meraviglioso palazzo Torlonia-Bolognetti già quasi spianato, sulle sue ceneri sorgerà il palazzo delle Assicurazioni che conserva le targhe ad memoriam del gran maestro

Riportato a casa, qualche tempo dopo morì, dopo tre giorni di febbre alta, lasciando una casa vuota piena di vecchie cose e di arnesi consunti  e lasciando nella bottega ; tre statue: un san Pietro, un Cristo portacroce e «un’altra statua principiata ; un  Cristo con un’altra figura sopra, attaccate insieme, sbozzate e non finite», la Pietà Rondanini ed infine:  una cassa colma di monete: 8.289 ducati d’oro, circa trenta chili del prezioso metallo, testimoni di una ricchezza non spesa e non goduta. Curioso destino per uno degli artisti più (ri)-conosciuti al mondo, che quella casa sia ricordata a Roma in modo altrettanto modesto.

Via Macel de Corvi, casa di Giulio Romano , cui fu dedicata la via in seguito
Resti Romani annegati nel tessuto delle case medioevali demolite proprio sopra Macel de Corvi

Oggi Via Macel de Corvi non esiste più, tutta l’area, compresa la casa di Michelangelo, venne spazzata via dalla furia demolitrice dei Savoia ,che dal 1870 ai primi del Novecento doveva far posto al monumento a Vittorio Emanuele II e al nuovo assetto  di Piazza Venezia.

Demolizioni per la via dei Fori degli anni 30
Via Macel de Corvi

Gli ultimi proprietari, i marchesi Pellegrini, la cedettero allo Stato italiano. Il Vittoriano, chiamato a celebrare i cinquant’anni del giovane regno, non poteva fermarsi davanti a una fila di casette che da una parte avevano ospitato Michelangelo e poco più in là, verso il Campidoglio, la casa di Giulio Romano, discepolo di Raffaello.

 

 

Il ricordo di quella casa, dove Michelangelo riceveva Tommaso de’ Cavalieri, scriveva le sue rime struggenti o le lettere a Vittoria Colonna e si accaniva contro i marmi, è piuttosto un oblio irriverente alla sua figura, affidato solo alle succitate serie di targhe in piazza della Madonna di Loreto, sul lato del palazzo delle Assicurazioni generali che guarda verso i Fori…e che pochi osservano.

Il vittoriano in costruzione circondato ancora dal tessuto urbano preesistente

Esistono molte foto della zona, ma nessuna ritrae la casa del  Michelangelo prima delle demolizioni.

I resti del sepolcro, un tempo inglobati nel prospetto di un edificio

 Le demolizioni che spazzarono via la casa del Maestro, stranamente salvarono i resti di un sepolcro ,  databile ai primi anni del I secolo a.C. dedicato, secondo l’iscrizione, all’edile della plebe Caio Publicio Bibulo su di un terreno (dove anticamente erano le pendici del Campidoglio), concesso tramite spesa pubblica per il valore e i meriti dimostrati. Il monumento, in tufo e travertino, era formato da una cella rettangolare poggiata su un alto basamento (oggi quasi del tutto interrato). I resti oggi visibili sono quelli di un lato (lungo 6,75 metri) ornato da due coppie di lesene che inquadrano due “tabelle” rettangolari e fiancheggiano una specie di nicchia, destinata probabilmente ad ospitare una statua mentre la porta della cella doveva essere sul lato opposto a questo.

 

Il sepolcro come appare oggi, nei giardini del Vittoriano

Demolita, spostata ed ancora demolita: La casa itinerante

..Ancora più curioso il destino della facciata della casa di Michelangelo, il cui prospetto venne salvato su un disegno da un architetto, Domenico Jannetti, che possedeva una casa vicina. Jannetti, basandosi anche su disegni rinascimentali, volle fare di più: la riedificò identica, poco lontano, in via delle Tre Pile, a fianco della scalinata del Campidoglio.

La facciata della casa di Michelagelo, ricostruita alle falde del campidoglio in via delle Tre Pile

Eppure la maledizione contro quella «casa» non era finita: nel 1930 era d’intralcio agli sventramenti per la via del mare alla rupe tarpea , e venne ancora una volta smontata. Ma non dispersa, forse per un curioso senso di colpa, se nel 1941 l’ingegner Adolfo Premier ottenne le autorizzazioni per ricostruirla ancora.

Demolizioni a via tor de specchi e liberazione delle case addossate al campidoglio per la costruzione della via del Mare, oggi via del teatro Marcello

 

Via tor de specchi e via delle tre pile, alla sinistra dei leoni della cordonata, prima delle demolizioni per la via del mare.

…Non tutta la casa certo, solo il prospetto della facciata. Il luogo venne identificato lungo la passeggiata del Gianicolo, là dove il viale coronato dalle erme risorgimentali sta per sfociare a Porta San Pancrazio. Sulla destra, a cinquanta metri dalle mura, c’era un vecchio deposito idrico dell’AGEA (proprio con la «G», Agenzia Governatoriale Elettricità e Acque, antenata dell’Acea). Quella facciata era perfetta per «coprire» il deposito e da allora sta lì, davanti al monumento a Ciceruacchio, con una ennesima targa: «Questa facciata della casa detta di Michelangelo, già in via delle Tre Pile demolita nell?anno MCMXXX fu ricostruita ad ornamento della passeggiata pubblica XXI aprile MCMXLI»

..Sono belle storie da raccontare, fatelo durante  la vostra prossima passeggiata al gianicolo.

 

 

Anni 30, si costruisce tra le mura i, un bacino idrico in cima al gianicolo per dispensare acqua ai rioni e quartieri limitrofi, l’ingresso è la facciata della prima foto, quel che rimane della storica residenza del Michelangelo.

One Reply to “Michelangelo Buonarroti, genio dimenticato..”

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