Come appare oggi la Via Alessandrina, dopo la riapertura ai visitatori

Roma, quella sparita, i suoi tesori architettonici, ma non solo. Va premesso lo strano destino di due vie, entrambe con lo stesso nome: Via Alessandrina, ma per tributi a diverse entità, che caddero nel ventennio sotto sua maestà  “Il Piccone”: quella poi divenuta Borgo Nuovo alla spina di Borgo e quella in oggetto , che dava il nome a tutto il borgo ai piedi del Rione Monti.

Strade ed edifici che saranno demoliti di fronte l’area della Colonna Traiana e via Alessandrina
Il Borgo Alessandrino, tra la colonna Traiana e via Baccina all’arco dei Pantani, 4000 nuclei abitativi rasi al suolo con la scusa di svelare i Fori, in realtà per la megalomania urbanista Savoia, Cavalcata ,poidalla retorica fascista del Duce

Nel Febbraio del 1933, durante le demolizioni dell’Alessandrino, in un caseggiato al n. 101, della via omonima del borgo; accade un qualcosa di clamoroso:un manovale fece cadere, con una picconata, una lastra metallica nascosta in una intercapedine di mattoni.

Cronaca illustrata dell’epoca su stampa straniera

Dal foro iniziarono a cadere monete d’oro e gioielli. Il rinvenimento suscitò un vivo interesse, sia per il valore economico smisurato all’eposca, sia per le circostanze del ritrovamento e le cronache di allora si riempirono di particolari sulla vicenda, collegandola nell’immediato , alla notizia di una portentosa vincita al lotto, ad una settimana esatta dal ritrovamento.

Articoli a molte colonne su quotidiani locali

Nella popolare Trastevere di allora, qualcuno aveva giocato un terno secco con i numeri 74,62 e 24; rispettivamente “monete”, “anelli d’oro” e “muratore”, portandosi a casa circa un milione , per allora una fortuna smisurata.

La fessura, probabilmente doveva essere occultata da un quadro, e comunque anche essa un reperto storico, fungeva da feritoia per depositare oro e gioielli di volta in volta , all’interno della cassaforte murata.
La lastra di ferro murata nell’intercapedine di una porta tra due file di mattoni aveva anche un accesso posteriore ( anch’esso doveva essere dissimulato all’esterno da qualcosa..) dive era possibile “ravanare” dal basso gli oggetti ivi inseriti dal lato opposto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Demolizioni all’Alessandrino

Da subito si cercò di capire a chi fosse appartenuto questo immenso tesoro dimenticato, ma non fu difficile risalire al proprietario, considerato che in quella casa abbattuta, abitò dal 1879 al 1895 Francesco Martinetti, un noto antiquario Romano, restauratore e mercante d’arte, un protagonista del mercato antiquario romano della seconda metà dell’800,

Il “sor Checco”, così era chiamato il Martinetti, fu descritto da Augusto Jandolo come “un omone dalla pancia prominente ed il volto pallido, di un grasso flaccido”, che “viveva una vita più che modesta, misteriosa, come un ragno in agguato nel suo buco”. Non tutti la pensavano allo stesso modo: una giovane e facoltosa donna della migliore borghesia lo dipinse come un uomo coltissimo, dalla conversazione affascinante ed i modi affabili, in grado di far dimenticare il suo fisico poco attraente.

Riuscì ad entrare in affari con i direttori dei più grandi musei del suo tempo, di cui seppe oculatamente guadagnarsi la stima. Per ingraziarsi il Direttore Generale delle Belle Arti, Felice Bernabei, donò al Museo di Villa Giulia la Fibula Prenestina, che sembra fosse uscita dalle sue abilissime mani di falsario.

Demolizione a via Alessandrina

Era noto a tutti come il “Sor Checco” e per anni ebbe a Piazza Montanara il centro dei suoi commerci: acquistava dai contadini le “anticaje e petrelle” che questi ritrovavano nei loro campi per poi rivenderle a prezzi centuplicati.

Le demolizioni furono oggetto di molte illustrazioni, in rapporto con l’esigua documentazione del prima e durante , che il governatorato di Roma ebbe a compiere nei luoghi delle demolizioni ( allora importava più il dopo che quanto si andava a perdere per sempre..)

Non ebbe a vedere il destino della sua casa e del suo negozio, entrambi finiti sotto la furia del Piccone “risanatori”del Ventennio, sebbene in tempi di poco diversi..chissà se anche nel suo luogo di lavoro , a causa della sua morte repentina, ebbe a lasciare tesori murati?!, 

Questo si poteva vedere a fine 800, prima anche delle demolizioni per il Vittoriano: La torre di Paolo III che svetta sul colle capitolino oltre i tetti dell’Alessandrino
Dai mercati di Traiano verso un borgo Alessandrino ancora intatto, primi 900

Nonostante la sua enorme ricchezza pare fosse avaro come nelle peggiori favole: la sua morte avvenne infatti, per il suo capriccio di voler andare a trovare “a piedi”, la moglie morta al Verano, malgrado fosse in atto un violento acquazzone, il tutto solo per risparmiare il biglietto del tram….(sic)

Fini così, stroncato da una polmonite fulminante, in pochi giorni a seguire (ciò  spiega il perché  non abbia avuto il tempo, o solo voluto,  comunicare l’ubicazione del suo tesoro ad eventuali eredi…

 

Oggi camminando sui resti di una via frutto di stratificazioni secolari, ammiriamo si i resti dell’impero, ma non manca il rimpianto di aver perso un cammino tra stretti vicoli e piazze, dal Colosseo a Palazzo Venezia
Sguardo su Alessandrino e fori verso il Colosseo
L’area dal medesimo punto durante le spietate demolizioni
Via dell’Impero, negli edifici a sinistra , seguiranno ulteriori demolizioni di Via Alessandrina

 

Questo,  ammontava a 2529 monete d’oro antiche, medioevali, moderne e ottocentesche e 81 tra oggetti di oreficeria antica e gemme, molte delle quali, si riconobbe in seguito , provenienti dalla collezione boncompagni ludovisi, di cui si era persa ogni traccia.

Oggi parte del tesoro è ammirabile nei musei Capitolini nel Medagliere…immaginate la faccia degli operai di allora all vista di tutto sto ben di Dio?!

Al termine di una lunga ed annosa controversia tra gli eredi di Martinetti, il Governatorato fi Roma, proprietari dello stabile espropriato e gli operai che il tesoro ebbero a scoprire, il tesoro confluì nel medagliere dei musei capitolini…

 

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