Un angolo bucolico in cima al Gianicolo nella sua cima forse più alta, ecco come appare oggi a via Roselli, un luogo dalle mille storie

Casino Malvasia

..Via Masina che poi diventa Via Pietro Roselli, l’apice del gianicolo quanto ad altitudine; qui se passate a piedi costeggiando la Accademia Americana, vi apparirà dietro un  cancello, uno scenario bucolico completamente avulso ai villini circostanti ed alle roulotte del S.Egidio che qui ospitano dei senzatetto, un luogo anche scortato da militari dell’operazione Strade Sicure, che in realtà fanno i bodyguard a residenti importanti ; ambasciatori ed equipollenti.

Il retro della struttura rurale al gianicolo

Un Casale di quello che un tempo era campagna romana, poi rientrato per un pelo nelle Mura Gianicolensi erette da da papa Urbano VIII ad integrazione delle mura leonine. Nella lunga storia di quel che oggi chiamiamo Villa Sciarra, che nel  1575 , acquistata dal monsignor  Innocenzo Malvasia , nella tradizione che ogni precedente proprietario ebbe a lasciare un segno nella medesima, edificò l’omonimo Casino, un edificio a due piani con loggia, attualmente nei terreni di proprietà dell”American Academy di Roma.

Accanto il casino Malvasia si ebbero i più cruenti scontri per la repubblica romana

Questo casale fu peraltro teatro degli scontri con le truppe Francesi durante le battaglie Garibaldine per la Repubblica Romana, fu  danneggiato ma al contrario della villa omonima, distrutta completamente dai bombardamenti, fu in seguito restaurato e , dopo l’unità d’Italia e fino alla sua annessione all’ Accademia (1911), divenne luogo di ristoro e alloggio conosciuta col nome di “Gran Panorama”. Qui infatti prima dell’edificazione di villini e conventi circostanti, era possibile godere di un panorama totale sulla Roma sottostante assolutamente senza pari.

 

Primo 900 alla locanda Gran Panorama, al tempo un vero belvedere appena entro le mura nella campagna romana

Questa sua prerogativa, unita all’inesistente inquinamento luminoso dei secoli passati, lo resero teatro e  leggenda, di un epica dimostrazione del mitico Galileo Galilei, con quello che poi fu chiamato cannocchiale o telescopio, una bella storia, rievocata proprio nei luoghi suddetti, nella ricorrenza dei suoi 400 anni, nel 2011, con mostre e commemorazioni multimediali per pochi invitati, ad opera e merito della stessa Accademia.

l’Accademia in costruzione, sullo sfondo il Casino Malvasia
l’Accademia in costruzione, sullo sfondo il Casino Malvasia
 il Casino Malvasia

La cena sul Gianicolo del 1611

Quando la popolarità di Galileo era all’apice. Federico Cesi, Marchese di Monticelli, Duca di Acquasparta (dal 1613 Principe d’Acquasparta) ritenne che fosse giunto il momento di dare la giusta pubblicità a Galileo, al suo strumento e alle scoperte astronomiche con esso compiute, che avevano generato ammirazione ma in alcuni anche sospetto ed incredulità. Al di fuori della Porta San Pancrazio, sul punto più elevato del colle Gianicolo di Roma, il Monsignor Innocenzo Malvasia aveva fatto costruire un casino, cioè una residenza di campagna, dalla quale si godeva di una splendida vista della città eterna.

 

Plastico del gianicolo conservato al Louvre, realizzato nel 1848 per studiare e combattere i ribelli della Repubblica Romana, in alto a destra dietro il fontanone, il casino Malvasia

Durante il pomeriggio, gli invitati poterono usare lo strumento di Galileo per osservare i dettagli di Roma; dopo cena, con il buio, fu la volta delle osservazioni astronomiche, piazzandosi in un pianoro di fianco alla vigna. 

Prima e fino l’unità Italiana, l’intera zona era deputato a orti e vigneti, questa una foto post battaglia per la Republica Romana nel 1850
Galileo espone le sue teorie allo scetticismo della curia

da antiche lettere dell’epoca: “Il matematico, arrivò qui da Firenze prima della Settimana Santa. Già professore a Padova, è al presente al servizio del Granduca di Toscana con lo stipendio di 1000 scudi. Ha osservato il moto delle stelle con gli occiali da lui inventati o piuttosto perfezionati. Contro l’opinione di tutti gli antichi filosofi, dichiara che ci sono altre quattro stelle o pianeti, che sono satelliti di Giove e che egli chiama corpi medicei, oltre ai due compagni di Saturno.

 

Dal colle gianicolo dove è situato il casino Malvasia, si staglia lontanissima la basilica di S.Giovanni in Laterano, fu uno dei soggetti di osservazione di Galileo ed i presenti

Ha discusso qui questa sua opinione col padre gesuita Clavio. La sera di giovedì [14 aprile], il Marchese di Monticelli [Federigo Cesi], nipote del Cardinal Cesi, fu il Mecenate di un banchetto nella vigna del Monsignor Malvasia fuori dalla porta di San Pancrazio in cui parteciparono egli, il detto cardinale, e il Signor Paolo Monaldesco, suo parente.”

Sulle origini del nome cannocchiale e telescopio , ci sono varie teorie, tutte partono da quella notte al gianicolo e dallo stupore che generò nei presenti l’invenzione di Galileo

..In questo luogo alto ed aperto si incontrarono con Galileo, Terrentio dalle Fiandre, il Signor Persio del seguito Cardinal Cesi, Galla professore nella nostra università, il matematico greco del Cardinal Gonzaga, il signor Piffari profesore a Siena, e altri otto. Alcuni vennero espressamente per compiere questa osservazione, e pur restando sino all’una di notte, non raggiunsero un accordo nelle loro opinioni.

Un angolo bucolico in cima al gianicolo: Casino Malvasia

Una lista di alcuni dei partecipanti venne fornita anche dal medico e naturalista tedesco Johann Faber [Animalia Mexicana  oltre a lui stesso, a Cesi e Galileo, il filosofo (discepolo di Bernardino Telesio) Antonio Persio, Giovanni Demisiani, il gesuita Giovanni Terrenzio, Francesco Pifferi (matematico camaldolense a Siena), il filosofo peripatetico Giulio Cesare Lagalla e altre persone non letterate. Il nome Johannes Demisianus (Demiscianus) o Giovanni Demisiani si riferisce al greco Ioannis Dimisianos [Ιωαννης Δημησιανος], nato a Cefalonia (secondo altri a Zacinto) intorno al 1575, teologo, filosofo e filologo, al servizio del Cardinal Gozaga. Demisiani divenne Linceo nel 1612 e fu amico di Galileo almeno dal 1610, quando osservarono insieme le macchie solari. 

Un cenno al banchetto fu fatto anche da Girolamo Sirtori nel suo libro “Telescopivm”.

Mostra su Galileo all’accademia americana nell’aprile 2011, per i 400 anni dell’evento

Per fortuna, un certo giorno, Il Pricipe Federigo Cesi, marchese di Monticello, uomo istruito e benefattore delle scienze, mi invitò a cena nella vigna detta Malvasia, e oltre a me altre persone dotte. Prima del tramonto, quando arrivarono lì, cominciarono a guardare attraverso il telescopio l’iscrizione di Papa Sisto V sopra il portale del Laterano, che era distante miglia. Quando venne il mio turno, la vidi e la lessi con soddisfazione.

Lo stupore dei presenti alla visione delle scritte di San Giovanni in Laterano, mediante il telescopio, la basilica dista 3 miglia in linea d’aria dal casale

Più tardi quella notte, dopo cena, osservammo Giove e il moto delle stelle compagne, dopo di che, sufficientemente rinvigoriti dalla visione di tale brillantezza e dalla curiosità sull’argomento, essi si ritirarono per esaminare il telescopio.

Immagini tratte dalla mostra Galileo dell’aprile 2011

Nel catalogo di libri della fiera di Francoforte nella primavera del 1612 apparve il titolo del suo libro, insieme al libro di Lagalla “De phaenomenis in orbae lunae”. Entrambe riportavano in bella vista già nel titolo il termine “telescopio”

Immagini tratte dalla mostra Galileo dell’aprile 2011

Roma  accoglie Galileo Galiei nel 1587. A 23 anni incontra  l´astronomo tedesco Cristoforo Clavio e gli studiosi gesuiti del Collegio Romano; forte di precedenti invenzioni e leggi fisiche quali la bilancia idrostatica e l’isosincronismo del pendolo. Qui scambia idee con i ricercatori della città pontificia e ne subisce l´influenza, come documentano i suoi taccuini pubblicati solo pochi anni prima, allineandosi con la dottrina scientifica della Chiesa.

Quando vi torna nella primavera del 1611, con alle spalle  studi astronomici a Pisa e Padova e con la scoperta dei monti della Luna, la costituzione della via Lattea, le fasi di Venere e la rotazione del Sole intorno al proprio asse, dando credito alla teoria copernicana, eviterà il  Collegio Romano, dove quella teoria era invisa teoria, ma accolto a braccia aperte dal naturalista Federico Cesi nel suo palazzo in via della Maschera d´Oro, dove ha creato l´Accademia dei Lincei, dove Galilei entusiasta, si firmerà «Lynceus».

L’inquisizione e processo a Galileo ha ispirato molti dipinti dei secoli a seguire

Il 24 febbraio 1616 il Sant´Uffizio mette all´Indice le opere di Copernico, e Galilei viene convocato a Roma per giustificare le sue opinioni. Il 26 febbraio il cardinale Bellarmino l´ammonisce ad abbandonare l´opinione censurata e gli intima di non insegnarla o difenderla. Galilei promette di ubbidire, ma si fa rilasciare una dichiarazione che certifica la mancanza di penitenza e abiura, procedendo sulla sua strada. Nel 1618 nel Discorso sulle comete critica le idee di Orazio Grassi, matematico al Collegio Romano; nel 1623 difende la teoria copernicana con Il Saggiatore, dedicato a Urbano VIII, di cui ha un buon ricordo per i suoi interessi astrologici; nel 1632 pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi, nel quale dimostra la fondatezza del sistema copernicano.

L’inquisizione e processo a Galileo ha ispirato molti dipinti dei secoli a seguire

L´opera esce con l´imprimatur, anche perché Galilei nella prefazione dichiara di accettare la verità religiosa secondo la Bibbia; ma per iniziativa dei gesuiti, è denunciato al Sant´Uffizio e convocato a Roma. Dove arriva il 13 febbraio 1633, ed è un ritorno amaro.

piazza della minerva fine 800

Il 12 aprile finisce sotto processo al palazzo della Minerva, sede del tribunale del Sant´Uffizio; e la Sala Galileiana rievoca ancora oggi quel processo terminato il 22 giugno con la condanna di Galilei al carcere a vita e la relativa abiura, che gli è concesso di fare nella sala dell´udienza e non in pubblico, a S. Maria sopra Minerva.

Piazza della minerva primi 900

La condanna al carcere è subito mutata in quella dell´isolamento e Galilei fino al 7 luglio è relegato a Villa Medici, ultima residenza a Roma. Solo dal 1887 lo ricorda una Colonna eretta nel tratto di viale della Trinità dei Monti antistante la villa, con un´iscrizione dettata dall´accademico dei Lincei Oreste Tommasini. E solo dal 1872 una lapide sul fianco del palazzo Cesi lungo via degli Acquasparta ricorda l´entusiasta Linceo. Perché prima la città pontificia non vuole mai ricordarlo; la stessa sepoltura in Santa Croce a Firenze gli è permessa solo nel 1737. Poi nel 1992 arriveranno le scuse di Giovanni Paolo II.

Il cippo ormai annegato nella vegetazione..

Percorrendo il viale della Trinità dei Monti in direzione del Pincio, appena oltrepassata villa Medici un cippo di granito con base di marmo seminascosto dalla vegetazione ricorda Galileo Galilei. 
Fin dal 1872 il comune di Roma aveva deliberato di porre una lapide sulla facciata di villa Medici, dove lo scienziato era stato tenuto prigioniero durante il suo processo, ma la Francia, proprietaria dell’edificio, si era sempre opposta, per non guastare i suoi rapporti con il Vaticano. 
Solo nel 1887 fu trovata una soluzione di compromesso: l’iscrizione – su lastra di bronzo – sarebbe stata posta su una tozza colonna collocata su un’area comunale, il più possibile vicino allo storico edificio.
L’inaugurazione si tenne il 21 aprile 1887, nella ricorrenza del natale di Roma, anche se il monumentino non era ultimato. L’iscrizione sarebbe stata aggiunta solo a luglio. Il testo, composto da Domenico Gnoli, era garbatamente ironico: “IL PROSSIMO PALAZZO / GIA DE’ MEDICI / FU PRIGIONE / A GALILEO GALILEI / REO D’AVER VEDUTO / LA TERRA / VOLGERSI INTORNO AL SOLE / S.P.Q.R. / MDCCCLXXXVII”.
Nel gennaio del 1889 a coronamento del monumento fu posta una sfera armillare di bronzo, oggi purtroppo scomparsa.
Le cronache dell’inaugurazione – tenutasi con scarsa affluenza di pubblico – testimoniano il clima rovente in cui essa si svolse. L’on. Oreste Tommasini pronunciò un discorso in cui rendeva omaggio a Galilei come grande uomo di scienza e come difensore della verità contro l’oscurantismo della chiesa.
La stampa dell’epoca si divise, esprimendosi anche con toni aspri. 
“La Capitale” dopo aver lodato il discorso di Tommasini, si soffermava sul significato simbolico del monumento, che sorgeva “fra il verde delle piante del Pincio, proprio di fronte al Vaticano, testimonio delle nuove conquiste del pensiero italiano, auspice la terza Roma, che, spezzate le catene, onora i nostri martiri”. Sulla stessa lunghezza d’onda il “Diritto”: “Il ricordo a Galileo Galilei, collocato poco lontano dal monumento ai fratelli Cairoli, sta con questo a significa¬re innanzi al Vaticano, che torture, persecuzioni e anate¬mi non inceppano la marcia della libertà, la quale, mer¬cé gli studii pazienti dello scienziato e l’audacia degli eroi — infrange il Sillabo e le catene dei governi teocrati¬ci”.
Di tutt’altra avviso, come si può immaginare, “L’Osservatore Romano”, secondo cui l’autore dell’epigrafe era al servizio delle “schiere anticlericali”. Le difficoltà in cui era incorso Galileo non sarebbero derivate dalle sue scoperte scientifiche, ma dalla sua volontà di “invadere il campo teologico”.

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